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Lost in Translation

Codici diversi, linguaggi alieni, tante luci colorate in una megalopoli lontana. Due persone si incontrano per caso, si incrociano in un hotel di Tokyo. Lui è un attore di mezza età sposato da venticinque secoli, con lo sguardo distante e ironico, malinconico e allucinato; si ritrova in Giappone per fare una pubblicità da due milioni di dollari, partecipare a qualche talk show delirante e modaiolo, farsi scattare un sacco di foto e parlare con gente sconosciuta che si esprime in un linguaggio buffo e incomprensibile. Lei è una ragazza annoiata e triste, con un sacco di idee vaghe e il desiderio di capire; è molto giovane e si è appena laureata in filosofia. Si trova a Tokyo per fare compagnia a suo marito, fotografo alla moda balbettante e un po’ svaporato. Bob e Charlotte, si chiamano così i protagonisti di questa storia. Si incontrano per caso e diventano i due poli attorno a cui gira un film incredibilmente spassoso e triste, pieno di gente strana e diversa e di suggestioni contraddittorie. Karaoke, monaci e sale giochi, un tempio dietro il metrò, una mano che sfiora un piede su un letto, insonnia e zapping, mondi diversi e sorrisi uguali. La storia di un amore nascosto e sussurrato, soffocato in una risata, destinato a non nascere eppure nato, incredibilmente, come una sorta di dolcissimo errore di traduzione, come una parte di senso che si perde durante il viaggio tra una lingua e un’altra.

Lost in Translation, scritto e diretto da Sofia Coppola, è un piccolo gioiellino. Un film semplice e complesso, capace di far emozionare senza esporre, ma nascondendo; senza gridare, ma sussurrando. Un film in cui si ride molto e si prova una malinconia dolce, interpretato da uno strepitoso Bill Murray in stato di grazia (capace di rendere tutte le sfaccettature di un uomo disincantato e ironico ma non arido, che si sente sperduto ma che forse è felice di esserlo) e da una sorprendente e intensa Scarlett Johansson. Un film fatto di persone vere e che riesce a raccontare una storia profonda senza ricorrere alla stucchevole retorica di tanti successi hollywoodiani. Certo, non è un film perfetto, ma Sofia Coppola è una regista di talento e le si può perdonare qualche sbavatura qua e là; meriterebbe un monumento soltanto per il coraggio che ha avuto nel mostrare qualcosa di profondamente “diverso”, soprattutto nel bellissimo ed emozionante finale. Sofia sta venendo su bene, Francis può essere orgoglioso di lei.

5 commenti

  1. questo livejournal sta partendo bene. l’ho aggiunto alla friends list.

    vedo che sei catanisazzu pure tu… magari ci conosciamo pure, e non lo sappiamo.
    se hai fatto il Cutelli, per esempio, ci saremo incrociati chissa’ quante volte (un po’ perche’ l’ho fatto anch’io, anche se ho tre anni in piu’, e un po’ perche’ ci abit(av)o di fronte).

  2. Ullallà, grazie per il complimento e per l’aggiunta friendslistosa!

    Già, sugnu catanisazzu pure io (Catania è l’ombelico dell’universo), ma non credo di conoscerti. Ho fatto lo Spedalieri. Argh, praticamente è come dire ad un milanista che tifo inter! ^__^

  3. non esattamente.
    diciamo che non ero proprio fiero di quella scuola…

    comunque, siccome a Catania ci sono non piu’ di due gradi di separazione tra due qualsiasi persone, e’ matematico che abbiamo amici in comune:)

  4. Eh, neanch’io ero molto fiero della mia scuola…

    Ok, facciamo una bella lista di tutte le persone che conosciamo? Chi comincia? 🙂

  5. hahaha da qualche parte (copertina di qualcosa, non ricordo cosa) ho letto che in media tutti hanno circa 600 amici durante la loro vita, anche se solo 6 durano tutta la vita…
    (vabbe’, le cifre non le ricordo esattamente. era giusto per dire che l’impresa mi sembra ardua.)

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I Malkut

  • Sono sicuro che voi non mi credete, e non credete nemmeno che credo a ciò che dico. Eppure, è vero. Siete liberi di credermi o di non credermi, ma credete almeno a questo: non sto scherzando. È una cosa molto seria, molto importante. Dovete capire che, anche per me, il fatto di dichiarare una cosa simile è stupefacente. Un sacco di gente sostiene di ricordarsi delle vite antecedenti; io sostengo, invece, di ricordarmi di un’altra vita presente. Non sono a conoscenza di simili dichiarazioni, ma sospetto che la mia esperienza non sia unica. Ciò che è unico, forse, è il desiderio di parlarne. Philip K. Dick

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