- ARCHIVIO / marzo 2004
- mano tesa spiaccicata sospesa – altered states
Io sono quel che sono. Ego sum qui sum. An axiom of hermetic philosophy, direbbe Madame Blavatsky. Sono quel che penso di essere, sono come mi costruisco, sono l’immagine, l’artefatto, il castello di carte, il puzzle da 3 miliardi di pezzi comprato al mercatino delle pulci. Qual è il mio IO di default? Quale divinità maligna ha concepito la struttura del cosmo? L’universo è davvero in espansione o si contrae lentamente? Ci sarà il Big Crunch, l’enorme pacco di cornflakes al cioccolato che tutto fagociterà? Ogni notte il mio Io parcellizzato si ritrova all’interno di sogni elaboratissimi e sfibranti e mi stanco e mi affatico e mi faccio male come un pugile sul ring, soffro e mi dimeno, mi sveglio logoro e consunto come lo zerbino davanti alla porta di una taverna di pirati ma dopo cinque minuti dimentico quasi tutto… cazzo di risveglio. La colpa è solo e soltanto della mia linea del Buddha, la simian line che mi rende chiaroveggente e telepate ma che secondo alcuni scienziati è davvero una bad thing, un segno nefasto e funesto, presagio di sventure psichiche e fisiche, una brutta cosa che hanno i down e le scimmie, e chi se ne frega se ce l’avevano pure John Steinbeck, Buddha ed Henry Miller. Una anomalia genetica, una linea unica, cuore e mente fusi nella mano destra, un sinolo schizoide che mescolato con la visione continuata della trash-tv nel corso degli anni ’80 ha prodotto in me un incredibile cortocircuito. Allora alle 4 del mattino di un giorno qualsiasi ho teso la mano sul piano dello scanner, mi sono girato per evitare il fascio di luce e l’ho scannerizzata. Mano tesa, spiaccicata sul piano, effetto guancia che sbatte su vetro. La pelle poggiando su una superficie piana si allarga, si sforma, si deforma, si plastichizza, si ponghizza. Niente, il risultato non mi piaceva. Ho riscannerizzato la mano cercando di tenerla sospesa in aria (senza riuscirci, se non in parte) a pochi millimetri di distanza dal piano spiaccicante dello scanner per tutto il tempo (infinito) della scansione scannerizzazione scannamento. Ok, il risultato era decente anche se non sufficientemente realistico dato che la mia mano era stata colta in una posizione falsa, di innaturale rigidità. Ho aperto Photoshop, ho selezionato un effetto a caso, mi ha fatto schifo; ne ho selezionati altri due, idem. Il quarto effetto invece era perfetto, luci, ombre, linee e punti sulla mano. Ok, salvato. E il resto è storia.

- I tempi cambiano
Quale lettura migliore, quando si è tristi e depressi, delle mitiche vignette umoristiche (ingenue, demenziali e friccicarelle) della cara, vecchia Settimana Enigmistica? Oggi, per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro, sono incappato nella vignetta che riporto qui sotto. Mi ha fatto ridere ma, cavoletti, il mio spirito non si sente affatto rinfrancato.

Sim Dawdler |