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Che dire?

Mercoledì scorso, dopo giorni e giorni di lunga ed estenuante attesa, sono finalmente riuscito a vedere la seconda parte di Kill Bill, la scatola colorata di cereali al gusto di celluloide (slurp) fatta esplodere da Tarantino qualche mese fa. Che dire? Alcuni miei amichetti me ne avevano parlato male, in rete avevo letto molte recensioni negative o così cosà. Molti l’avevano trovato noioso, molti altri inutilmente pretenzioso e/o presuntuoso. E invece no. Non solo Kill Bill Vol. 2 è all’altezza del Vol. 1 (ebbene sì, ho linkato per la milionesima volta la mia recensioncina, sono davvero una faccia di bronzo), ma sotto molti aspetti gli è superiore, fermo restando che non si tratta affatto di due film, ma di due parti di un’opera unica (in realtà sono due film, ma messi insieme fanno un solo film. Anzi no, anzi sì. Oh, ma che volete da me?). In Vol. 2 Tarantino dà libero sfogo alla sua fantasia espansa da divoratore di cinema di genere, ogni singola scena trasuda amore puro per un certo tipo di Cinema, per una certa idea di Cinema, ma per capirlo bisogna essere sulla sua stessa lunghezza d’onda, svestire i panni di fruitori del film ed entrare dentro la sua mente ipercinetica.

Per apprezzare Vol. 1 bastava sedersi sulla poltroncina del cinema dopo essersi iniettati una doppia dose di sospensione dell’incredulità, staccare la spina e godersi il frullato impazzito al gusto di LSD, ipercitazionistico e (apparentemente) bidimensionale. In Vol. 2 Tarantino cambia registro, decide di trasformare il patchwork multicolor di serie b in un raffinato tappeto persiano (un fottuto tappeto persiano da 50.000 fottutissimi dollari del cazzo, direbbe zia Molly), solo che non lo mostra in maniera esplicita, non dice a chiare lettere che il suo film non è un semplice giocattolino. No, il prezioso tappeto persiano è mascherato da tappeto finto-persiano da quattro soldi (è come il Vol. 1, solo un po’ più lento e sfilacciato e con dialoghetti pseudofilosofici messi per allungare il brodo, ha detto qualcuno). Guardando più attentamente, però, ci si accorge che il tappeto è fatto troppo bene per essere finto.

Quentin dà spessore ai suoi personaggi, trasforma le vignette del fumetto pulp bidimensionale in squarci a tre dimensioni della sua fantasia, delle sue idee, della sua Idea di Storia e di Trama, della sua Concezione di Cinema. E il bello è che questo mutamento di registro ha effetto retroattivo, ci permette di vedere con occhi diversi anche la prima parte, ci dà gli strumenti per capire cosa si celava dietro gli infiniti ammiccamenti e le innumerevoli strizzatine d’occhio citazionistiche. No, non si tratta di semplici citazioni, né di omaggi (né tantomeno di plagi, come qualche sciocchino ha osato sostenere) al kung-fu movie, all’italian-giallo (come lo chiama lui), allo spaghetti western e a chissà cos’altro. Non si tratta nemmeno di un divertissement, un pastiche potmoderno confezionato da Quentin per far divertire gli spettatori ma soprattutto se stesso. No. Kill Bill, nella sua interezza, è una costruzione mitopoietica. Perfetta, senza sbavature. E’ la costruzione di un Mondo, o meglio la costruzione della Visione di un Mondo, un Mondo in cui ogni pezzo pare giustapporsi agli altri in modo casuale ed invece è giusto che sia lì e lì soltanto. E’ tutto quello che… vabbè, adesso sto esagerando. In parole povere: Kill Bill è bellissimo e se non vi è piaciuto siete dei frollocconi.

23 commenti

  1. mi sto allenando a spaccare tavolette di legno con un pugno…

  2. Allenati, allenati… chissà, forse un giorno riuscire a spaccare il legno con un pugno potrebbe tornarti utile. 😛

  3. Forse?! Io sono ASSOLUTAMENTE certa che un giorno mi tornerà utile.

  4. sarà, ma per me il grande cinema resta quello in cui ogni inquadratura ha un senso 🙂

  5. Sarà, ma per me in questo film ogni inquadratura ha un senso. Come la mettiamo? 😛

  6. la mettiamo che non si dovrebbero confondere i fatti con le opinioni 🙂

  7. Appunto! 😛

    Leggi questo thread. 🙂

  8. no, dài.

    😛

  9. Arte moderna

    Il bello delle tue osservazioni è che si possono appplicare a qualunque film di qualunque autore. Ma non è importante che tu te ne accorga. Anzi, è importante che non.

    E lo so che NCUCDC.

    Preferisco.

  10. Arte moderna ‘sto piffero

    1) Suppongo che tu sia Oblomov, ma, per quanto remota, non è da escludere la possibilità che tu sia qualcun altro. Ecco perché è buona norma firmarsi, anche quando si scrive un commento “anonimo”. 2) suppongo altresì che tu abbia scritto questo commento per cèlia e col sorriso sulle labbra, ma lo faccio solo perché ti conosco (o credo di conoscerti), visto e considerato che le tue parole sembrano essere ‘serie’ e lasciano trasparire tutto fuorché un bonario atteggiamento faceto. 3. Quando io ti dico (o dico a chiunque altro) che NCUCDC, faccio mia un’espressione scherzosa del newsgroup it.arti.cinema (ma questo lo sai), e scherzo (purtroppo io non sono quasi mai totalmente serio, non ci riesco proprio, ma sai anche questo). Io non ho alcun elemento per poter dire che tu NCUCDC, sarei incredibilmente stupido e presuntuoso a pensare una cosa del genere. Il massimo che posso dirti, al di là dello scherzo, è che la penso diversamente. Stop. E’ ovvio che io sia convinto di avere ragione, se non avessi questa convinzione non potrei mantenere nessuna opinione su nessun argomento per più di 5 secondi (dici che la pena di morte è una cosa giusta perché ‘xyz’? oh, mi hai convinto). Detto questo, preferisci NCUCDC? Fatti tuoi. 😛 4) Ora, mi trovo in sincera difficoltà. Come fare a farti capire che quello che tu dici con assoluta sicurezza (il bello delle tue osservazioni è che si possono appplicare a qualunque film di qualunque autore) è in realtà clamorosamente falso? Ho la netta sensazione che qualunque cosa dicessi non servirebbe a nulla, perché tu dai per scontato che io non sia consapevole di una cosa che tu credi essere vera, per cui qualunque fosse la mia replica tu potresti sostenere che “io non capisco che X è falso perché non mi accorgo di Y”. [continua]

  11. Arte moderna ‘sto piffero vol. 2

    5) Premesso ciò, tenterò comunque di abbozzare una risposta stringata e comprensibile: quello che io dico riguardo questo film si può applicare solo ed esclusivamente a questo film, e, in misura minore agli altri film di Tarantino. Non mi è mai capitato di vedere nessun altro film che mi facesse pensare ad una vera e propria mitopoiesi (preciso che Tarantino non è il mio regista preferito e che non giudico Kill Bill un capolavoro assoluto). In nessun altro caso (eccezion fatta per Pulp Fiction) mi sono trovato di fronte ad una rielaborazione tanto consapevole di un certo tipo di cinema di genere (nel caso di Kill Bill la rielaborazione è in primo luogo dei kung-fu movies e degli spaghetti western) in grado di produrre qualcosa di profondamente diverso e non un semplice collage fatto di omaggi, citazioni e strizzatine d’occhio varie. Ora, di cosa dovrei accorgermi? Dovrei rendermi conto che tutta l’arte moderna è così, dopo che il povero Lyotard ha elaborato la definizione di postmoderno, poi sfuggitagli miseramente di mano? Qual è il punto? Il fatto che io parli di “costruzione della visione di un mondo”? Tutti i film sono costruzioni di una determinata visione del mondo quindi ho fatto un discorso generico applicabile a tutti i film della storia dell’umanità? La mia frase era inserita all’interno di un certo contesto, tutt’altro che generico, anzi, assolutamente ed innegabilmente (secondo me, ma sono pronto a cambiare idea, perché, per quanto tu pensi il contrario, per me è importante capire di cosa non mi accorgo, per non ricadere negli stessi errori) specifico. In parole povere: io ho espresso una mia opinione, opinabile quanto vuoi (se no che opinione sarebbe?) ed espressa in modo palesemente ironico (siete tutti frollocconi!) ma non applicabile a nient’altro che a quello a cui è stata applicata. Non avrei mai potuto dire le stesse cose su Gangs of New York, Il Grande Lebowski, 8 e mezzo o Tempi Moderni. O meglio, le avrei potute dire se fossi stato un’altra persona e avessi avuto un modo di vedere le cose diversissimo da quello che ho (ad esempio, se fossi stato te). 6) Detto questo, specifico che tutto questo discorso è pieno di faccine sottintese che non mi andava di inserire in ogni dove, e che l’ho scritto col sorriso sulle labbra, mosso soprattutto dalla curiosità di capire e di sapere. Se un mio amico non si accorge di una cosa, io cerco di spiegargliela, ci provo (e magari poi mi accorgo che in realtà aveva ragione lui), non gli dico: “non è importante che tu non te ne accorga, anzi, è importante che tu non te ne accorga”, se facessi così non mi comporterei da amico, ma da prozia acidella. Ecco.

  12. Ero e sono Oblomov, ed ero e sono serio. NCUCDC sul serio, e me ne vanto. Perché la mia concezione dell’arte è totalmente diversa dalla tua. È una concezione in cui un’opera d’arte è tale perché resa tale dal fruitore, non dal creatore. Un’opera d’arte è e contiene ciò che il fruitore vi vede, non ciò che il creatore, consciamente o inconsciamente, vi ha messo.

    Se io in Kill Bill (1&2) come in Pulp Fiction non vedo più che una (eccellente e piacevole da fruire) caricatura di film di genere, Kill Bill e Pulp Fiction non saranno mai per me altro che delle (eccellenti e piacevoli da fruire) caricature di film di genere. Niente altro. Non è che io non mi accorga di una cosa che però c’è e/o che vada spiegata –semplicemente l’opera d’arte è ciò che io vi vedo.

    Non serve che io ti avverta di non alzarti di scatto dal letto perché rischi di sbattere la testa contro il cassone, se sul mio letto c’è un cassone, visto che tu dormi sul tuo letto (poi magari anche sul tuo c’è un cassone, ma questo è un altro paio di maniche).

    Il succo del mio discorso all’origine non è che tu potresti dire per qualunque altro film quello che hai detto su KB, ma che per ogni altro film potrebbe esistere qualcuno che dica di quel film quello che tu hai detto di KB.

  13. Lucu e Luqu hanno letto questo commento di oblomov e hanno deciso di rispondere. Hanno deciso di rispondere perché secondo loro nel ragionamento di Oblomov c’è qualcosa che non quadra. (Da ora in poi parlerò in prima persona singolare perché la terza plurale mi ha rotto). Risponderò punto per punto:
    1)Tu dici che un’opera d’arte è tale perché resa tale dal fruitore, non dal creatore. E fin qui sono in parte d’accordo con te. Lo sono perché credo che un ruolo importante nell’opera ce l’abbia sicuramente colui che l’osserva, l’ascolta, la sente, la percepisce e (a volte, in parte) la fa sua. Ma ruolo altrettanto importante ce l’ha l’autore, per vari motivi, tra i quali uno che ritengo fondamentale e abbastanza intuitivo: l’autore l’ha creata e l’ha creata così come il fruitore la vede. Se l’avesse creata in un altro modo il fruitore l’avrebbe interpretata in un altro modo. Autore e fruitore hanno ruoli interdipendenti tra loro e l’opera nasce dall’unione dei due. Esempio: Molte opere d’arte non vengono riconosciute come tali da subito, ma solo anni o secoli dopo. Ciò non vuol dire che prima esse non fossero opere d’arte, esse lo sono sempre state, perché colui che le ha create le ha create in un determinato modo e con una determinata forma, utilizzando determinati mezzi in un determinato periodo della sua “determinata” vita. Il discorso comunque è complicato perché si può dare più o meno peso a una delle due figure, ma comunque bisogna prenderle in considerazione entrambe. Se non lo si fa si cade in errore.
    2)Per te Kill Bill e Pulp Fiction sono solo due ottime caricature di film di genere. Bene, per me no. Ciò non ci impedisce di discuterne. I gusti sono gusti, ok. Però al di là dei gusti esistono dei mezzi necessari per comprendere o cercare di comprendere una determinata opera e su questo si può e si deve discutere. Se mi trovo davanti a un’analfabeta che, riferendosi a un foglio scritto, dice “per me quelli sono soltanto dei brutti segni su un foglio e quindi quel foglio fa schifo” io per prima cosa gli insegno a leggere, dopodiché possiamo discutere sulla qualità di quei “segni” sul foglio. Se uno guarda un quadro di Picasso e dice che è solo una caricatura io cerco di spiegargli tutto il lavoro che ci sta dietro, poi si potrà capire se in effetti si tratta di caricatura o di opera d’arte (e ognuno potrà “usarla” soggettivamente come vuole – anche come caricatura). Bloccare il discorso prima non avrebbe senso.(scusa per gli esempi idioti, ma non mi veniva in mente nient’altro) Ora di certo io non devo insegnare niente sul cinema a te (che sicuramente hai visto molti più film di me e sei molto più esperto di me), ma cercare di discutere su un’opera, cercarla di definire al di là dei gusti personali ha un senso. Se blocchi il discorso prima blocchi tutto. Quando ci saremo messi d’accordo sui termini e sui mezzi da usare per definire un film, poi possiamo entrare nell’ambito del parere personale (e viceversa). Se tu mi spieghi le ragioni per cui secondo te si tratta di caricature si può iniziare a discutere e potrei anche arrivare a definire tale opera una caricatura, se tu mi dici semplicemente “questa opera è una caricatura perché secondo me è una caricatura” non si va da nessuna parte. Tu dirai che non importa nulla e che la visione dell’opera è soggettiva, io ti dico che la visione dell’opera è soggettiva, ma l’opera esiste anche al di là della visione. Così come io esistevo prima che mi conoscessi e la Terra era tonda anche prima che qualcuno se ne accorgesse.
    Autore, opera e fruitore si intersecano. L’autore dà un suo senso all’opera, l’opera compiuta esiste, dopodiché il fruitore ne fa ciò che vuole. L’autore crea l’opera, l’opera crea l’autore, il fruitore crea l’opera e l’opera crea il fruitore così come l’autore crea il fruitore e viceversa. Se ci infiliamo nella matassa e cerchiamo di comprendere cosa sia l’opera al di là di autore e fruitore, magari la possiamo compredere meglio, per poi utilizzarla come vogliamo… Continua…

  14. …Ti faccio un altro esempio (molto) stupido: Io uso una calza a mo di cappello perché penso che quell’oggetto sia un cappello. Un giorno attraverso una (lunga e complicata) discussione con una persona capisco che quella è una calza, che colui che l’ha creata pensava che l’utilizzo giusto fosse quello di metterla al piede. Bene, ora io ho 3 opportunità: a) continuare a usarla come cappello (dico, non mi interessa niente per me è un cappello); b) metterla al piede e usarla come calza (dico, posso usarla come calza, se l’autore l’ha creata per questo scopo e a me piace portare le calze, perché no?); c) usarla per tutte e due le funzioni in base al mio stato d’animo e a ciò che mi serve in quel momento. Nessuna delle tre possibilità è più giusta o più sbagliata dell’altra, però ciò che prima era precluso alla mia mente, ora non lo è più. Non solo, la prossima volta che qualcuno mi riderà dietro dicendo “guarda quel pazzo, mette la calza per cappello” io potrò dire “so che quella che ho in testa è oggettivamente una calza, ma a me piace usarla come cappello”. Per entrare in ambito artistico, ci sono album di cui riconosco il valore (so che sono oggettivamente capolavori e capisco anche perché lo siano), ma che non ascolto mai (per me sono inascoltabili o fastidiosi). Se fin dall’inizio avessi detto “per me è una cacata, per te è un capolavoro, in sé non è nulla e l’autore non vale un fico secco” non avrei mai potuto giustificare o spiegare la mia opinione. Molti cd non mi dicevano niente al momento dell’acquisto, poi, dopo conversazioni più o meno lunghe, sono riuscito a capirli; viceversa, molta roba che consideravo capolavori ho capito che in realtà non erano nulla di che (poi magari ascolto tutto come prima, o in maniera leggermente diversa, o totalmete l’opposto, ma ora so che ho i mezzi per giustificare la mia opinione e in più posso comprendere mglio l’arte o, perlomeno, vederla da più punti di vista).
    3) Per quanto riguarda il cassone, posso dirti che comunque il cassone esiste ed è un pericolo messo sopra un qualsiasi letto. Quindi si può dire “nel caso sul tuo letto ci fosse un cassone ti conviene fare attenzione quando ti alzi”. Detto questo, sarò un cassone anche io, ma non ho capito che casso c’entra sto cassone. Il film l’abbiamo visto entrambi, il cassone sul letto ce l’hai solo tu (direi per fortuna visto che io la mattina appena sveglio non capisco nulla e ci sbatterei di continuo). Le due cose si possono paragonare: è come se io ti dicessi di fare attenzione alla scena di un film che so già che non vedrai mai, su quello non si può discutere. Se invece volevi dire che la visione che si ha di una cosa dipende anche dal contesto (cioè che un letto nel contesto senza cassone è diverso da un letto nel contesto con cassone), beh, allora ti potrei dire che Arancia Meccanica fa schifo perché la notte prima avevo dormito male e Faccia di Picasso è un capolavoro perché poche ore prima mi ero innamorato (n.d.a.: gli esempi fatti sono delle astrazioni teoriche, non hanno nulla a che vedere con la realtà). Poi può darsi che tu volessi intendere qualcosa di diverso, ma ti ripeto che non ho ben capito quest’esempio del casso-ne.

    Scusandomi se sono stato poco chiaro, o per gli eventuali errori, ora ti saluto che domani devo svegliarmi presto.

    Ciau, Lucu-qu-ku.

  15. Arte moderna ‘sto piffero vol. 3

    È una concezione in cui un’opera d’arte è tale perché resa tale dal fruitore, non dal creatore. Un’opera d’arte è e contiene ciò che il fruitore vi vede, non ciò che il creatore, consciamente o inconsciamente, vi ha messo.

    In queste tre righe hai riassunto una posizione teorica in campo ermeneutico e semiotico che ha scatenato polemiche e diatribe infinite nel corso degli ultimi decenni. L’argomento è estremamente complesso e se decidessi di risponderti affrontando tutti i problemi annessi e connessi ne uscirebbe fuori una tesi di laurea (toh, non è una cattiva idea… potrei laurearmi in ermeneutica filosofica anziché in filosofia teoretica). Lucu ha riassunto in maniera molto chiara e sgurzosa alcune delle cose che ti avrei voluto dire. Io mi limiterò a mettere sul tavolo alcune questioni, col solo scopo di dare un quadro approssimativo della complessità del problema, e per farlo sarò costretto a semplificare in maniera eccessiva argomenti che meriterebbero di essere sviscerati.

    La tua concezione di opera d’arte è molto simile alla radicalizzazione in ambito letterario (operata negli Stati Uniti dagli Yale Critics) del cosiddetto “decostruzionismo filosofico

  16. Arte moderna ‘sto piffero vol. 4

    Umberto Eco, anche se in un ambito diverso (quello semiotico) aveva teorizzato una cosa simile in un suo testo del 1962, “Opera Aperta

  17. commentino finale

    Argh! Ma quanto ho scritto? :O
    Avrei voluto dire altre mille cose, ma credo che la lettura combinata del mio commento e di quello di Lucu sia più che sufficiente, per ora. 🙂

    Un sempre più barbarico Yawp dal Sim

  18. forse vedendo il due posso apprezzare l’uno. forse. e ho detto forse. mi hai sentito? brutto bacarospo…!!!

  19. mi hai sentito? brutto bacarospo…!!!

    D’OH! 🙂

  20. killing_floor 09 Maggio 2004 - 08:22

    killing’poor boy’floor

    Io vorrei scrivere un commento di replica, ma non ho mai visto killi billi, quindi non potrei.

    Va bé lo scrivo lo stesso.

  21. mah…

    Anche io vorrei lasciare un commento, solo per il gusto di lasciare un commento.
    Non ho letto tutti i commenti lasciati per questo argomento, non credo li leggero perchè, da quando ho letto quella cosa della lettura a -25% sto cominciando ad essere ritrosa nei confronti dei testi terribilmente lunghi; più ritrosa di prima… :O
    Specifico che non ho mai visto nè il primo nè il secondo film, anche perchè il titolo non m’ispira.

    Ciao Sim 🙂

  22. Dimenticavo!

    Sono dnl 😛

  23. Come promesso ho letto tutto (tranne le risposte ai commenti). Se riesci a trovare un programma che mi divide i tuoi post in capitoli da leggere un pò al giorno ti prometto che li leggerò tutti.

    I complimenti non te li faccio. odio essere ripetitiva 😛

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  • The whole problem with the world is that fools and fanatics are always so certain of themselves, but wiser people so full of doubts. Bertrand Russell

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