AFI – IBYP!*

alla fine come al solito
seguo il metodo del fumo negli occhi
nebbia in val katana
e un bagliore nelle vostre ginestre

Casa mia. La cesta del bucato. Un patchwork colorato fatto di mutande, reggiseni, magliette e pantaloni. Lì in mezzo: una tutina rossa. Illuminazione Zen.

Fase ipnagogica. Quell’istante al di fuori del tempo in cui si mescolano in un frullato mistico l’orizzonte della realtà e quello del sogno, il momento in cui non siete più svegli ma ancora non dormite e i pensieri sorgono senza che ci sia un Io a dominarli. Nella fase ipnagogica ho visto Gerry Scotti giocare a bridge con un ornitorinco punk (riuscite ad immaginare un ornitorinco punk?).

Fase ipnopompica. Non dormite più ma non siete ancora svegli. Un’immagine riemerge dal fondo della mia mente. La tavola bianca ben apparecchiata, i bicchieri col fondo verde, il boccale-brocca-vasocolmanico blu sul piattino fuxia, i tovaglioli rosa, le doppie posate, l’acqua Levissima, le tende ricamate, le finestre del palazzo di fronte che si intravedono, le sedie rotte di plastica, le gambe storte del tavolo, il tappeto (è un tappeto?) sul termosifone, la piantana, il quadro misterioso, un mobile enorme che incombe sulla sinistra e la credenza lucida e ordinata sulla destra, un altro tappeto a terra. I piatti sono tutti pieni tranne quello del papà. Sformato di spinaci e gorgonzola al gratin o lasagne di prezzemolo e rosmarino al forno? Sembra tutto vero. Serenità. Prendo il boccale-brocca-vasocolmanico verde e mi accorgo che dentro c’è una piccola cosa gialla che si muove, una specie di limone con due occhi. Non ha la bocca, ma mi sorride. È Candy Darling! – penso.

Porca miseria, sono già sveglio.

domani torneranno i discorsi razionali
domani l’armonia e la leggerezza
domani l’allegra contentezza
hic iacet sepultus inclitus rex dawdlerus in insula virtualonia

Humour is an affirmation of dignity, a declaration of man’s superiority to all that befalls him.

Il nostro simpatico mondo postmoderno. Un giorno, quando le capacità telepatiche latenti in me si saranno sviluppate, capirò. Insomma, nessuno di voi (tranne Arianna Moyevich Edenclaus) sa chi è davvero Paul Hackett. Pochi conoscono la folle ossessione di vivere in un mondo kafkiano. Ok. Lunga vita a uomini, donne, delfini, pterodattili, alieni, olimpiadi, arbre magique, calcio, fosforo e filo interdentale. Viva l’universo che si espande e tutto questo ambaradan.

*A Foolish Interlude – I Beg Your Pardon!

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