Ciuffi d’isotopi in mano, nuclei pulsari, neutroni e quasari
Dendriti, assoni e sinapsi del sottoscritto risentono spesso di quello che avviene nel mondo esterno (ove per mondo esterno intendo anche il mio corpo, che per quanto sia tutt’uno con quella che viene comunemente definita mente, non riesco a non percepire come qualcosa di parzialmente alieno… ma questa è un’altra storia che vede come protagonisti Plotino, Cartesio, neuroscienziati, filosofi della mente, anime, psiche, AI e diagrammi di flusso, e che per ora è meglio mettere da parte). Quello che avviene nel mondo esterno, quello che normalmente viene da tutti deglutito, digerito, assimilato, accettato. In che senso ne risento? Ecco, accade spesso, molto spesso, ultimamente sempre più spesso – ma in verità mi succedeva anche quando avevo nove anni – che io (qualunque cosa voglia dire “io”, ma anche questa è un’altra storia) senta su di me il peso della realtà esterna. Ora, la realtà esterna, si sa, non è un peso piuma, essendo realtà esterna pressoché tutto quello che non è me (che è davvero tanto, a meno che non si decida di abbracciare il solipsismo… è necessario dire che anche questa è un’altra storia?), quindi non è difficile immaginare che, come minimo, mi faccia un po’ male la testa.
Una supernova esplode, peli sul naso di un cercopiteco, sogni di un gatto vissuto 3400 anni fa, giacche di tweed e pantaloni a zampa d’elefante, teorie matematiche e ipotetiche civiltà aliene, colonie di formiche e centinaia di miliardi di galassie, ipertesti e Critica della ragion pura, lo scheletro di Kant e la polvere cosmica, mal di pancia e onde elettromagnetiche, il sesso, fiori, pop art, big bang, spazio-tempo, volontà, il guscio delle noci. E ancora: i denti, la plastica, il passato, il sapore di un’albicocca, l’espansione dell’universo, evoluzione, involuzione, i pensieri di un delfino, la torta Sacher, antimateria, la morte, una femmina di pterodattilo e i suoi cuccioli, la biodiversità, gli orologi da polso digitali, molecole, bollicine, il brodo primordiale, sabbia finissima, fotoni e batteri, rappresentazione, DNA e Arbre Magique, motore a scoppio e vita negli abissi dell’oceano, capelli cotonati, un pipistrello e la canna di un fucile, la tastiera di questo computer, le mie mani, le unghie, lo zucchero a velo, la nascita, i fumetti, gli origami, gli scimpanzè, il cervello di Mozart e quello di un serial killer, il cinema, semiosi illimitata, strutturalismo, teorie, pratica, parole, linguaggio, dighe, inondazione, straripamento, overdose, overflow.


Nei Veda e nei Purana la realtà esterna, così come si presenta alla nostra coscienza (cosa cavolo è la coscienza?) è chiamata Velo di Maya (Schopenhauer ha poi reso famosa questa espressione). Noi non viviamo nella vera realtà, l’universo intero è illusione, apparenza. Siamo avvolti dal Velo di Maya che ci preclude la visione di ciò che è davvero reale. Ma cos’è davvero reale? È possibile squarciare il velo di Maya? In certi momenti, mentre gli altri preparano il caffè, fanno la pennichella, attaccano l’Iraq, elaborano formule matematiche o giocano a freccette; mentre sbadigliano, fanno l’amore, sorridono, uccidono, pregano, nascono, scrivono, sognano; mentre l’acqua del fiume scorre senza la minima increspatura, mi capita di percepire la presenza del Velo. Ogni cosa, ogni singola cosa di questo mondo, tutto quello che ho imparato a dare per scontato, smette di essere normale e diventa strano, pazzesco, incredibile. Tutto. Io sono un alieno. Voi siete degli alieni. Non c’è nulla che non sia alieno. Resto a bocca aperta. E se fosse tutto un gioco (una specie di The Sims su scala cosmica)? E se io fossi una cavia? Perché la gente attorno a me sembra non accorgersi di nulla? Fanno parte del gioco? Sono io la sola vittima? Qual è la verità? E però l’idea del Velo di Maya, per quanto suggestiva, è ancora troppo poco. La realtà è incredibilmente più complessa e strana di quanto una mente umana possa anche solo lontanamente concepire. Che fare, allora? Rinunciare? Morire a 79,12 anni, con ironia? Studiare la materia, le microparticelle o i versi di un poeta e lasciar perdere la vertigine della visione d’insieme? Diventare come Philip K. Dick negli ultimi anni della sua vita, impazzire cercando di capire l’impossibile? O diventare superficiali e/o cinici e rispondere a chi si pone questi problemi (quanti? ci stiamo estinguendo) dicendo che sono solo pippe mentali? (Che avete contro le pippe? Bigotti!)
Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta, diceva il buon vecchio Socrate. E Jostein Gaarder, un paio di millenni (e rotti) dopo:
Da Il mondo di Sofia:
«Immagina di passeggiare in un bosco. All’improvviso, sul sentiero davanti a te, vedi una navicella spaziale. Ne sta uscendo un minuscolo marziano che comincia a fissarti… Che cosa penseresti in una situazione del genere? Non importa, fa lo stesso. Piuttosto, non ti è mai capitato di pensare a te stessa come a un marziano?
È assai improbabile che tu ti imbatta in una creatura di un altro pianeta. In effetti, non sappiamo neanche se ci sia vita su altri pianeti. Invece è possibile che tu ti imbatta in te stessa. Un giorno ti fermi di colpo e pensi a te stessa in modo completamente nuovo. Magari può succedere proprio mentre stai facendo una passeggiata nel bosco. Sono una strana creatura, pensi, sono un animale misterioso… È come se ti svegliassi da un sonno lunghissimo che dura da anni, proprio come è successo alla Bella Addormentata nel Bosco. Chi sono io? ti chiedi. Sai che stai vagando su un pianeta dell’universo. Ma cos’è l’universo? Se ti capita di pensare a te stessa in questo modo, hai scoperto qualcosa di misterioso al pari del marziano di cui ti parlavo poc’anzi. Non hai incontrato una creatura che viene dallo spazio, ma hai guardato dentro di te e ti sei vista come una strana creatura.
[...]
Voglio fare una precisazione: anche se le domande filosofiche riguardano tutti gli esseri umani, non tutti diventano filosofi. Per motivi diversi, la maggior parte delle persone è così presa dalle cose di tutti i giorni che il pensare all’esistenza occupa l’ultimissimo posto.
Per i bambini, il mondo, con tutto ciò che offre, è qualcosa di nuovo, di stupefacente. Non è così per tutti gli adulti, la maggior parte dei quali percepisce il mondo come un fatto ordinario. I filosofi rappresentano una nobile eccezione. Un filosofo non è mai riuscito ad abituarsi del tutto al mondo che, per lui, continua ad essere assurdo, sì, enigmatico e misterioso. I filosofi e i bambini hanno in comune questa importante capacità. Potremmo ben dire che un filosofo conserva la pelle delicata di un bambino per tutta la vita. Adesso devi scegliere, cara Sofia, sei un bambino che non è ancora riuscito ad “abituarsi al mondo”? O sei un filosofo che giura di non abituarsi
mai? Se scuoti la testa e non ti senti né bambino né filosofo è perché il mondo ti è diventato così familiare che non ti stupisce più.»
Cosa si prova ad essere un pipistrello? Si prova qualcosa ad essere un neurone? Si prova qualcosa ad essere qualche miliardo di neuroni dentro una scatola cranica? Due anni fa, più o meno, mentre tornavo a casa dopo aver comprato il pane, mi sono imbattutto in un cane randagio. Nella mia vita avrò incontrato decine di cani randagi. Quella volta, però, mi sono comportato in modo strano (ovvero in un modo che, nella nostra società, è solitamente etichettato come strano). Il cane ha cominciato a fissarmi, e io per tutta risposta mi sono fermato e ho fatto lo stesso. L’ho fissato. Mi sono perso negli occhi di un cane per un tempo indefinibile. Una scenetta invero piuttosto ridicola, ne convengo. Il fatto è che io cercavo di capire, fissandolo, cosa cavolo gli passasse per la testa (sì, volevo stabilire un contatto telepatico con un cane… e allora?). Probabilmente pensava qualcosa come “fame – cibo – gnam”, ma questo non lo saprò mai. Eravamo uno di fronte all’altro, ma le nostre menti erano distanti anni luce. Quel cane era come un extraterrestre, un’entità strana, incomprensibile. Che cosa prova quel singolo cane, ora (supponendo che sia ancora vivo)? Che cosa sente, percepisce, pensa in questo momento, mentre io sono comodamente seduto davanti al computer? Due anni fa, all’incirca nello stesso periodo, ho provato a guardare negli occhi anche una zanzara (sì, a Catania non è poi così strano che a dicembre ci siano le zanzare). Come si fa a guardare negli occhi una zanzara? Cos’è la vita per una zanzara? Zanzare, mosche, formiche, vermi, topi… dove vivono? In quale mondo? E quando muoiono che fine fanno? Si reincarnano in qualcos’altro? È tutta una questione di karma? Delfini, alberi, virus, microbi, uomini, dinosauri, oggetti inerti, oggetti vivi. Quale sarà la nostra prossima reincarnazione? Nessuna? L’assoluto e inconcepibile nulla? Qualcosa non quadra. In certi momenti provo a convincermi che esistono amore e libertà, che siamo circondati dal bene e che il nostro mondo è un paradiso multiforme e policromatico che ci è stato regalato da qualche divinità benevola per renderci felici. Ma non è così. Il guaio è che non è neppure un inferno mostruoso generato dal caso, una prigione nera da cui è impossibile evadere. No, non è ying e non è yang, non è nero e non è bianco. Qual è la verità? È forse una mescolanza di tutte e due? È il Tao? Non lo so. Non basta usare la fuzzy logic o trovare lo Zen per capirci qualcosa. Ripeto: la realtà è incredibilmente più complessa e strana di quanto una mente umana possa anche solo lontanamente concepire. È più strana del Tao, di Buddha e di Allah. Più strana delle formule della fisica, delle teorie filosofiche (ci sono più cose in cielo e in terra…) e del Dio dei cristiani. Ma è forse questo un buon motivo per voltare le spalle alla ricerca e guardare le sorelle Lecciso* in tv? (Sì, forse sì.)

*Cosa si prova ad essere una Lecciso?
Sim Dawdler |
d4at
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:07
aldilà del fatto ke dopo questa ti friendizzo
“diventare superficiali e/o cinici e rispondere a chi si pone questi problemi (quanti? ci stiamo estinguendo) dicendo che sono solo pippe mentali? (Che avete contro le pippe? Bigotti!)”
simdawdler
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:08
credo ke il vero nirvana sia semplicemente l’accettare la non-risposta
Ok, ma a me non interessa raggiungere il nirvana. Vorrei solo capirci qualcosa. Mica tutto, eh. Solo qualche tassello del grande mosaico.
la domanda E’ in realtà la risposta
Forse che sì, forse che no. Tutto è paradosso… anche questo è un punto di vista (tra l’altro molto suggestivo, ma che in fondo non spiega nulla… ok, tutto è paradosso, oppure “tutto è assurdo”, come diceva Camus. Grazie tante, e poi?). Esistono tante interpretazioni della realtà quanti sono gli esseri umani, il problema è cercare di uscire dal circolo ermeneutico e provare a capire come stanno davvero le cose.
siamo imperfetti, ammettiamolo, nn possiamo capire tutto.
Altroché. Siamo sin troppo imperfetti.
battiamoce il belino e attacchiamoci alla bottiglia.
E chi non ha il belino ed è astemio che fa? Mastica una fruit-joy?
vuoi un bikkiere?
Un bicchiere vuoto? Sì, grazie. Potrebbe sempre tornare utile.
d4at
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:09
“Ok, ma a me non interessa raggiungere il nirvana. Vorrei solo capirci qualcosa. Mica tutto, eh. Solo qualche tassello del grande mosaico.”
astemio che fa?”
simdawdler
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:10
credo che la continua tensione verso l’infinito
Piccolo consiglio filosofico: prendi il romanticismo e l’idealismo, mettili nel microonde e falli esplodere. Vedrai che dopo ti sentirai meglio.
Ehi, io non sono astemio.
d4at
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:10
“Ehi, io non sono astemio. “
vomolbo
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:11
L’hai già fatto
Ok, ma a me non interessa raggiungere il nirvana. Vorrei solo capirci qualcosa. Mica tutto, eh. Solo qualche tassello del grande mosaico.
Quest l’hai già fatto. Quindi semmai il problema è che vuoi capire qualcosa di più, qualche altro tassello.
(Ed ovviamente, una volta capito il tassello successivo ti verrà voglia di capirne un altro, e poi un altro, etc; non ho né la voglia né il tempo di fare uno shameless plug con un riferimento ad un mio articolo che già prendeva riferimento da una pagina web, riguardo tasselli e realtà)
simdawdler
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:12
Questo l’hai già fatto.
L’ho già fatto?
non ho né la voglia né il tempo di fare uno shameless plug con un riferimento ad un mio articolo che già prendeva riferimento da una pagina web, riguardo tasselli e realtà
Ok, lo cerco io.
vomolbo
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:12
L’ho già fatto?
Capire “mica tutto, eh, solo qualche tassello del grande mosaico”.
simdawdler
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:13
Già. Non ho capito dove diavolo sei adesso, però. Catania, Praga o Leopoli? (A proposito, hai dato un mozzico a Lea da parte mia?)
vomolbo
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:13
Sono a Matera, torno il 23 sera, ed i mozziconi a Lea glieli dò solo da parte mia. Però quando ha letto il tuo SMS lei s’è messa a ridere
el Ellèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèro
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:14
el Ellèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèro
> Vorrei solo capirci qualcosa.
Aspirazione legittima, ma inattuabile. Prova con la domanda di riserva*.
*Domanda di riserva: come si fa la quadratura di un cerchio?
d4at
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:15
non credo si provi nulla ad essere una Lecciso, peraltro.
anzi, facciamo finta di essere CINICI e fottiamocene, almeno di quello.
giuvax
/ lunedì 06 dicembre 2004 - 9:17
Bum, bum, bum… eXplosion.
Ascoltami, sono seria. Io e te abbiamo più cose in comune di quanto sembri. Almeno il lato cerebrale (che vuol dire cerebrale? Non lo so, ma è un’altra storia).
Spesso ho come la sensazione che le cose attorno prima prendano forma, poi si sgonfino, e che in fondo io sono solo spettatrice, sì, anche di me stessa, e ogni singola cosa, ogni singolo istante, procede in maniera meccanica. Le cose si fondono oppure si sganciano. Ordini di grandezza si sovrappongono, vedo contemporaneamente gli spazi, i tempi, gli oggetti, i sentimenti, le persone, come se appartenessero ad uno stesso ‘strato’ di cose. Non riesco a spiegarmi meglio. Come se non avessi più corpo in mezzo a tutto quello che vedo.
Per quanto scura
la notte è passata
e non lascia che schiuma
di birra slavata
e una spiaggia
e una linea di sabbia
è il fronte di un addio
gli altri si cambino l’anima
per meglio tradire
per meglio scordare
Sim, ascolta, immagina una testuggine, come, Sim, non sai cos’è una testuggine? Sai cos’è una tartaruga? Bene, allora, Sim, immagina una tartaruga. Su una spiaggia. Immagina, Sim, che questa tartaruga sia girata sul dorso. Come perché? Non sappiamo perché. Mi segui, Sim? Lei è girata sul dorso e tu non la giri, non la aiuti. Secondo te, Sim. perché non l’aiuti a girarsi?
Ma niente canzoni d’amor
mai più mi prendano il cuor
la notte è passata e le nuvole
gonfiano schiuma di Baltico e cenere
e cenere avrò…
In Waking life è citato un aneddoto che riguarda Philip K. Dick. E lo sai? Io credo sia vero, e credo che se fosse capitato a me avrei avuto la conferma che questo mondo non esiste.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:19
Io e te abbiamo più cose in comune di quanto sembri. Almeno il lato cerebrale (che vuol dire cerebrale?).
Non lo so. Io sono un Nexus 7. Com’è il cervello di un Nexus 7? Si prova qualcosa ad essere un replicante, un androide, un cyborg, una particella subpersonale, un cervello in una bottiglia?
Secondo te, Sim. perché non l’aiuti a girarsi?
Che significa che non la sto aiutando? (Attenta, potrei anche ucciderti.) Secondo me, comunque, il Voight-Kampff è un test insensato (come il test Rorschach a cui vengono sottoposti gli esseri umani nella realtà, fuori dalla fantasia di Phil). Eh, ma che parlo a fare? Sono solo un replicante, mica un essere senziente (come Calderoli).
In Waking life è citato un aneddoto che riguarda Philip K. Dick.
Non ho visto Waking Life. Che aneddoto? Quello del raggio rosa?
questo mondo non esiste.
«Noi abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è finto.» (Jorge Luis Borges)
Chissà.
giuvax
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:20
>Si prova qualcosa ad essere un replicante, un androide, un cyborg, una particella subpersonale, un cervello in una bottiglia?
Io mi sento come il centro di una sfera di cui non riesco a toccare i contorni, le pareti. Una sfera che non vedo per cui potrebbe sembrare che non esista.
>Che significa che non la sto aiutando?
Aargh. Ti sei tradito. E non puoi giocare sulla tua somiglianza perfetta con Calderoli. Non ora. Sim? Siiiim? Dove sei andato?
In Waking life è raccontato un episodio interessante, che ha a che fare con una storia scritta molto tempo fa da PK Dick, che pare sia stata una specie di grottesca coincidenza con tutta una serie di eventi che gli sono capitati molti anni dopo averlo scritto. Esattamente come li aveva descritti lui, con nomi, date, posti eccetera. Non ricordo di più perché ero affascinata dal concetto, troppo per memorizzare i particolari. Ma da qualche parte su internet si troverà.
Guarda il film, se puoi: si scar… trova abbastanza facilmente.
E io sono convinta che il mondo esista solo finché ne desideriamo la presenza attorno.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:22
Io mi sento come il centro di una sfera di cui non riesco a toccare i contorni, le pareti. Una sfera che non vedo per cui potrebbe sembrare che non esista.
“Una sfera spaventosa, il cui centro sta dappertutto [anche in giuvax] e la cui circonferenza in nessun luogo”. (Perché quasi tutto quello che dici mi fa pensare a Borges?)
In Waking life è raccontato un episodio interessante, che ha a che fare con una storia scritta molto tempo fa da PK Dick, che pare sia stata una specie di grottesca coincidenza con tutta una serie di eventi che gli sono capitati molti anni dopo averlo scritto.
Sì, ho capito. Ne parla anche Lawrence Sutin nella biografia di Dick.
Guarda il film, se puoi: si scar… trova abbastanza facilmente.
Lo sto già scaric… ho già deciso di comprarlo.
E io sono convinta che il mondo esista solo finché ne desideriamo la presenza attorno.
Io non sono convinto di nulla, invece. E non mi convince niente. Nada. Attendo con ansia il giorno in cui anch’io potrò dire “sono convinto che”. Potrebbe essere il giorno della fine (tipo l’”amo il Grande Fratello” orwelliano), ma anche no. (Ovviamente mi riferisco a convinzioni riguardo siffatti problemi… ho detto mille volte “sono convinto che la pena di morte sia una schifezza” senza la minima esitazione.)
giuvax
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:22
Non so perché quasi tutto quello che dico ti fa pensare a Borges.
Non sei la prima persona che mi parla di Borges o che accosta miei pensieri a Borges. E, come ho detto alle altre, il bello è che da quel che mi si dice di Borges, già lo adoro. Ma, ti stupirò: non conosco nulla, di suo.
Peccato per Waking life: avrei potuto copiar… regalartelo io.
Io sono convinta di quello che sento solo perché ho la sensazione, che coinvolge testa e carne, che il mondo sia esattamente la proiezione di quello che mi passa per la testa.
In un certo senso per me non è un bene, perché questo mi condiziona, e mi porta a cercare di non intervenire troppo su quello che potrebbe accadermi, perché *sento* di stare già intervenendo anche solo pensando.
Per favore, mi cerchi il numero del Pronto Intervento Psichiatrico? Quando mi hanno aggiornato il firmware devono aver sputtanato qualcosa.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:24
Ma, ti stupirò: non conosco nulla, di suo.
Quando decidi di conoscere qualcosa di suo, fammi un fischio.
Io sono convinta di quello che sento solo perché ho la sensazione, che coinvolge testa e carne, che il mondo sia esattamente la proiezione di quello che mi passa per la testa.
Sì, anch’io ho spesso sensazioni di questo tipo (un po’ come quella del Velo di cui parlo nel post, ma alcune molto più forti), solo che non mi convincono. Insomma, non posso affidarmi alle mie sensazioni per convincermi di qualcosa, se no sto fresco. D’altra parte la ragione fa acqua da tutte le parti ed è stracolma di antinomie da restarci secchi (Kant docet). Che fare, allora?
In un certo senso per me non è un bene, perché questo mi condiziona, e mi porta a cercare di non intervenire troppo su quello che potrebbe accadermi, perché *sento* di stare già intervenendo anche solo pensando.
Sì, dal punto di vista dei condizionamenti (degli auto-condizionamenti) siamo davvero molto simili, gemellina. (Sai che Dick ad un certo punto si convinse che la sua vita fosse il sogno della sorella gemella morta poco dopo la nascita?)
giuvax
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:25
Ehm… non so fischiare. Comunque: ora. Mi hanno parlato di Finzioni. Tu che mi dici?
Che fare, allora?
Aspettare. E guardare tutt’attorno.
Sì, dal punto di vista dei condizionamenti (degli auto-condizionamenti) siamo davvero molto simili, gemellina
)))))
Sai che Dick ad un certo punto si convinse che la sua vita fosse il sogno della sorella gemella morta poco dopo la nascita?
No, ma questo mi provocherà insonnia e incubi, perché mi fa suggestionare come a suo tempo mi fece stare male Vanilla Sky. (Ne ho parlato da qualche parte ma non so quanto del mio LJ tu abbia letto).
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:26
Comunque: ora. Mi hanno parlato di Finzioni. Tu che mi dici?
Ti dico che è davvero un ottimo inizio, che è uno dei miei libri preferiti, che non c’è un solo racconto che non sia un capolavoro e che Il giardino dei sentieri che si biforcano mi ha ossessionato per moltissimo tempo (e mi ossessiona ancora).
Aspettare. E guardare tutt’attorno.
Sì, ma chi/cosa aspetto? Godot? M’annoio. Non posso stare con le mani in mano.
mi fa suggestionare come a suo tempo mi fece stare male Vanilla Sky. (Ne ho parlato da qualche parte ma non so quanto del mio LJ tu abbia letto).
Non ricordo di aver letto qualcosa su Vanilla Sky sul tuo LJ. Potrei non aver letto niente o averlo rimosso (ho la memoria selettiva sballata). Vado a cercare, per rimembrare. Prima però ti dico: non hai visto Apri gli occhi? Sappi che Vanilla Sky ne è una pallida copia.
giuvax
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:26
Vada per le Finzioni.
*
Godot è in casa mia da quando sono nata, mio padre faceva teatro e Godot era la loro preferita.
Io aspetto Godot perché mi piace attendere, e nel frattempo vivere. Attendere non significa mica stare con le mani in mano. Se è un’attesa gustata, penso sia il massimo.
Di Vanilla Sky ho appena accennato in un post recente (non ricordo esattamente, o è Evacuazione 1 o 2, o qualcosa del genere). Non ne parlo perché non mi piace parlarne. So bene che Apri gli occhi è un’altra cosa, e infatti è un caso che abbia visto prima il remake. Per me è stato traumatico perché l’ho visto in un periodo angosciante in cui stavo ancora male e non riuscivo ancora a sedare l’ansia, e gli attacchi di panico.
E le mie paure erano focalizzate proprio sul non saper distinguere la realtà dalla finzione e dal sogno.
E, inutile dire, la visione del film, nell’istante in cui ho cominciato a realizzare il clou della vicenda, mi ha provocato il peggiore attacco di panico della mia vita. Quello dopo il quale mi sono guardata dall’esterno e mi sono voluta fermare.
* fine puntata strappalacrime
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:28
Vada per le Finzioni.
Dopo che l’hai letto fai finta di farmi un fischio, tanto ti sento lo stesso.
Io aspetto Godot perché mi piace attendere, e nel frattempo vivere. Attendere non significa mica stare con le mani in mano. Se è un’attesa gustata, penso sia il massimo.
Io attendo e nel frattempo vivo, ma forse le mie papille gustative mentali sono atrofizzate e mi impediscono di godere dell’attesa (ma non di tutto il resto).
mi ha provocato il peggiore attacco di panico della mia vita.
Attacco di panico che io ti ho costretto a rievocare. Mi sento in colpa.
* fine puntata strappalacrime
*
Eh, vedo che stai abbastanza bene. Non mi sento più in colpa.
giuvax
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:28
Bonnuì.
Check your mailbox.
(stasera mi sento polifonica, ah, no, era poliglotta)
dhorifinn
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:29
Secondo me è già abbastanza brutto svegliarsi e rendersi conto di essersi reincarnati in una delle sorelle Lecciso.
Spero non mi capiti mai.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:29
Secondo me è già abbastanza brutto svegliarsi e rendersi conto di essersi reincarnati in una delle sorelle Lecciso.
Ma le sorelle Lecciso si rendono conto di quanto sia brutto essere le sorelle Lecciso?
dhorifinn
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:30
Secondo me la tragedia dell’evento unita alle scarse doti intellettive fanno sì che loro siano convinte di essere formiche.
hooverine
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:30
hooverine
pensa alla porzione di spazio che occupiamo. pensa alla pelle che è solo una membrana tra noi e il mondo. pensa ai bambini appena nati, minuscoli ma pensanti. pensa alla morte e alla decomposizione (mio dio, una volta lessi il manuale di medicina legale di mio fratello…hai idea di cosa sia la colliquazione?). di fronte a tutto questo non soltanto le lecciso, ma tutti gli scrupoli sentimentali, i sensi di colpa, i progetti, i conti in banca, le pensioni, sono irrilevanti. quindi spassiamocela, e vafangù.
drpsycho
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:31
> colliquazione
parlatemene.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:31
parlatemene.
Dai del voi ad Hooverine o vuoi che te ne parli anch’io?
drpsycho
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:32
voglio che me ne parli tu.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:32
Mi viene la nausea al solo pensiero, perdonami. Sono sicuro che Hooverine sarà bel lieta di parlartene, invece.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:33
Condivido tutto, tranne le ultime quattro parole.
quindi spassiamocela, e vafangù.
Life is short. Enjoy it! Sì, però poi finisce e ti decomponi (o ti fai cremare).
drpsycho
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:34
ma il Mondo di Sophie com’e', per un filosofo (o aspirante tale)?
io l’ho letto e, seppur trovandolo lettura amena, non mi ha convinto appieno.
e il ricordo piu’ vivido che ne ho e’ quello di quando la protagonista (o la sua migliore amica, non mi ricordo) tromba.
considerato che ha 13-14 anni, mi sono compiaciuto per quanto sono avanti questi scandinavi.
simdawdler
/ martedì 07 dicembre 2004 - 9:34
È una lettura amena, appunto. Un libro per ragazzi, perfetto e illuminante se si legge entro una certa età (diciamo prima dei 14 anni, indicativamente… ma alcuni farebbero bene a leggerlo anche a 40 anni) ma molto semplicistico per chiunque abbia già qualche nozione elementare di problematiche filosofiche o di storia della filosofia. Io l’ho letto a 15 anni (l’età della protagonista del libro). Ricordo che alcuni passaggi mi colpirono parecchio, per la loro semplicità e chiarezza esplicativa (come quello che ho riportato in questo post), ma a quell’epoca leggevo già Philip K. Dick e Stanislaw Lem, e la storia in sé non mi prese più di tanto. Tra l’altro avevo cominciato a studiare filosofia al liceo (fu una folgorazione, ma anche questa è un’altra storia), e questo mi permise di rendermi conto con più facilità dei limiti di quel libro. Ah, io invece non ho nessun ricordo di trombate o cose del genere. Vabbè che a 15 anni ero asessuato (non è vero), però la cosa mi turba parecchio.
dindirindina
/ mercoledì 08 dicembre 2004 - 9:35
io il mondo di sophie l ho letto a 16 anni…m’era paiicuto molto…solo che il tuo post mi sono ufficialmente rifiutata di leggerlo dopo aver dato il primo esame di storia della filosofia…e pure la aprte delle lecciso ho ignorato perche dopo che mi sn finite a striscia proprio….senza parole!
sbaciukkkk cmq anche tu se vorrai diventerai una mia amora, devi guadagnartelo però
simdawdler
/ mercoledì 08 dicembre 2004 - 9:36
sbaciukkkk cmq anche tu se vorrai diventerai una mia amora
Lo voglio.
devi guadagnartelo però
Sono pronto a fare qualsiasi cosa.
vomolbo
/ mercoledì 08 dicembre 2004 - 9:36
Lea dice …
… che ho un fisico anni ’60.
Varie ed eventuali rimandati a tempi in cui posso leggere e rispondere con più calma.
simdawdler
/ mercoledì 08 dicembre 2004 - 9:37
… che ho un fisico anni ’60.
Oddio, è vero. :O
(Voglio conoscere Lea. Subito.)
MelaRossa
/ mercoledì 08 dicembre 2004 - 9:38
MelaRossa
Qualche anno fa, in un raptus creativo, mi sono fatta tre magliette e un copriletto, con tanti bei colori e le citazioni che mi piacevano di più. Una maglietta era sul buon vecchio Sartre (“Le parole sono come rivoltelle cariche, se parli spari”), una sul mio caro Pessoa (“Non so quali strumenti la mia anima suona e strida dentro di sè: mi conosco come una sinfonia”) e un’altra sul cantore del cuore e del mare, Hikmet (“Sono tra gli uomini/amo gli uomini/amo l’azione/amo il pensiero/amo la mia lotta/sei un essere umano nella mia lotta/ti amo”).
Il copriletto (arancione e bianco con le parole rosse) trionfa ancora sul mio letto, estate e inverno (tranne oggi che è in lavatrice):
“Entra la luce e salgo goffamente dai sogni al sogno condiviso”. Ovviamente del tuo caro Borges.
Non so perchè, ma questi versi mi hanno sempre dato un certo conforto… perchè SENTO che, ogni qualvolta degli sprazzi di luce riescono a trafiggere il buio che mi circonda, riesco per un attimo a percepire qualcosa che è profondamente mio ma, allo stesso tempo, non è più solo mio. E poichè la solitudine è il mio più grande incubo, questi versi sono una delle mie più grandi consolazioni!
Forse mi sono ingarbugliata nel cercare di spiegartelo. Il fatto è che lo SENTO, ti ripeto, ma non lo SO. Questo forse è l’unico problema. O l’unica ancora di salvezza che permette alla luce di agire indisturbata e all’irrazionale di non divenire formula. Dipende dai punti di vista, ovviamente.
Per quanto riguarda i veli… alla fine, come già sai, ci convivo come se fossero i morbidi strati di un fazzolettino Tempo: un lusso per il naso.
N.d.A. Non mi criticare le citazioni perchè le ho riscritte a memoria, senza controllare! Non fare l’antipatico, abbi pietà… il mio naso sembra un fungo rosso e grosso e le mie ossa scricchiolano come le vecchie sedie di legno di mia zia…
simdawdler
/ giovedì 09 dicembre 2004 - 9:39
Qualche anno fa, in un raptus creativo [...]
Andavamo ancora al liceo? (Non chiedermi perché ti faccio questa domanda, rispondi e basta. -__^)
el Ellèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèro
/ sabato 11 dicembre 2004 - 9:39
el Ellèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèro
> …il brodo primordiale, sabbia finissima, fotoni e batteri, rappresentazione, DNA e Arbre Magique…
… e deodorante appena preso (che fa molto chic)?
simdawdler
/ sabato 11 dicembre 2004 - 9:40
e deodorante appena preso (che fa molto chic)
Argh!
el Ellèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèro
/ sabato 11 dicembre 2004 - 9:42
el Ellèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèllèro
> Ma è forse questo un buon motivo per voltare le spalle alla ricerca e guardare le sorelle Lecciso* in tv?
Potrebbe esserlo… la difficoltà sta nel mettere a tacere lui (http://lettere2.unive.it/nicole/Cervello_file/Cervello.JPG). Se ci riesci, sei già a metà dell’opera (e sei pronto per diventare un bravo elettore (http://www.forza-italia.it/)).
Vale la pena di trasferirsi in Spagna per vivere 3,19 anni in più?
tommydavid
/ giovedì 23 dicembre 2004 - 9:42
Sim, ti odio.
Come da oggetto.
simdawdler
/ giovedì 23 dicembre 2004 - 9:43
Perché?
Come da oggetto.
tommydavid
/ venerdì 24 dicembre 2004 - 9:44
Per non amarti.
Come da Baldi-Alotta.
drpsycho
/ martedì 28 dicembre 2004 - 9:44
non sono sicuro che il tuo indirizzo che ho in rubrica sia l’indirizzo che usi attualmente, per cui ti scrivo qui: sono a CT fino al 4 mattina, ci si riesce a vedere?
hai ancora il mio numero di telefono?
hooverine
/ venerdì 31 dicembre 2004 - 9:45
uverain
anch’io, anch’io! venite a trovarmi.
drpsycho
/ venerdì 31 dicembre 2004 - 9:45
io verrei pure a trovarti, ma non so dove.
killing_floor
/ domenica 02 gennaio 2005 - 9:46
auriauriauri
malmostosa
/ sabato 08 gennaio 2005 - 9:46
tempo fa mi mandasti l’invito a visitare il tuo album di foto online…in quel periodo stavo cercando di installare una riottosa versione di outlook che mi fece perdere la mail in cui mi mandavi l’invito e via dicendo e ora, dopo circa 3 mesi, lo so, mi sono ricordata con fastidio di essermi dimenticata di chiederti subito di rimandarmi quella mail, per poter vedere le tue foto.
sono una persona ignobile, ma pensiche potresti rimandarmela lo stesso? sono una persona ignobile e assai curiosa…
*scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa*
simdawdler
/ giovedì 13 gennaio 2005 - 9:47
pensiche potresti rimandarmela lo stesso?
Pensico di sì.
*scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa, scusa*
*scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata, scusata*
MelaRossa
/ giovedì 09 dicembre 2004 - 9:48
MelaRossa
No… al liceo avevo un grande sogno: cambiare il mondo. Leggevo solo Calvino e neorealisti, sudamericani politicamente schierati, poesie russe e fantasy medievalromantici (ovviamente felicemente approdati a Tolkienuccio qualche anno dopo). Poi spilluzzicavo qua e là facendomi attrarre da tutti coloro che con le parole creavano mondi. Ma senza un programma preciso, devo ammetterlo.
I raptus creativi mi sono iniziati più o meno 4 anni fa. Leggevo Pessoa, il Libro dell’inquietudine (che è uno di quelli che mi ha conquistato e che non riesco mai a finire… come Le onde di V.W., come L’isola del giorno prima di Eco, come…).
Ho preso la mia agendina rossa per ricontrollare la data, esattamente giorno 3 agosto del 2001… tra l’altro scrivevo:
“E ora? Da una radice partono due tronchi: uno apparente, pieno, robusto; l’altro fluttuante, vuoto, vero. Sento la confusione dentro e fuori. Quale demone è entrato in me? Non so se so ricrearlo. Non so se so creare. Di sicuro so che voglio provarci. Il problema è che tento sempre di controllare, quando invece dovrei solo fidarmi di ciò che mi rende doppia ma viva.”
A proposito, ho spedito due malloppi di parole a due concorsi diversi…
NB: sono stata brava? Non ho chiesto perchè, come vedi…
PERCHE?????
Il Moro
/ sabato 18 ottobre 2008 - 19:44
Magnifico.
Davvero magnifico.
Con il discorso su che cosa pensa il cane mi hai fatto venire in mente i tre nomi del gatto di Eliot. Magari anche i cani – come gli uomini e… i gatti -, quando posano e non sono impegnati per la sopravvivenza, contemplano il proprio nome, quella realtà personalissima e inconoscibile del mondo 2 di Popper.
O magari no. O magari solo alcuni. Come succede fra gli uomini.
Peccato non esistano artisti, fra gli animali… Davvero peccato.
“But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover -
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.“
Luca Jinx
/ giovedì 29 settembre 2011 - 23:10
L’altro ieri, passeggiavo per strada e ho visto un cane randagio aggirarsi furtivo tra i cassonetti dei rifiuti. Mi ha fatto un po’ pena, tutto malconcio e spelacchiato, ma sopratutto, quando mi avvicinai e lo guardai negli occhi (caratteristica che anche questa ci accomuna a me) vidi smarrimento e perplessità.
Così entrai in contatto con lui (non scordarti che ho una personalità Doolittliana in me, altre che Pessoa che parlava sempre e solo con gli uomini, in qualsiasi essere si trovasse) e scoprii che aveva guardato nell’abisso e l’abisso aveva guardato in lui. Poi capii: era il randagio che avevi guardato anche tu ed era ancora li che si chiedeva che volesse da lui quell’uomo che lo stette a rimirare così a lungo negli occhi. Mi disse che l’umano pensava “fame-cibo-gnam” e lui cercava di spiegarli il segreto dell’universo e la risposta a tutto che aveva già suggerito ad un altro essere umano, ma che parlare con quel sim, era inutile…
Il fatto è che, come in quella vecchia barzelletta, non è il caramba che ipnotizza il pesce rosso, ma il pesce rosso che ipnotizza il caramba. Del resto si sa che la forza funziona solo sulle menti più deboli, ma solo se loro riescono ad entrare in sintonia…
Passando ad altro, Sim, smetti di aspettare qualcuno, magari quel qualcuno a forza di aspettarlo c’e’ già!
Come in quell’altra barzelletta del tipo che sta annegando e prega Dio, ma rifiuta gli aiuti delle barche perché Dio lo salverà… Tra l’altro, come dicevo, io sono arrivato!
Non tratto del velo di Maja perché come sai credo/iamo nel solipsismo, ergo sono discorsi inutili. Inoltre lessi da giovine Richard Bach e so già tutto sull’argomento.
Che noi siamo pedine di un espermimento l’ha già detto Asimov, credo ormai na settantina d’anni fa, nel racconto Cultura Microbica (e a 16 anni m’inquietò non poco!)
Concludendo sono un cultore di pippe mentali, ma quelli con i piedi a terra mi dicono che è contro producente…