- ARCHIVIO / gennaio 2005
- I bassifondi inesistenti di Giulia Ci

Flussi di coscienza joyciani scritti con tutte le virgole al posto giusto, cambi repentini di registro, fantasie sfrenate di una psiche inquieta, lucidità e limpidezza descrittiva fatta a pezzi in modo nevrotico. Ci si trova di fronte a tutto questo leggendo I bassifondi inesistenti, racconto principale della raccolta Una persona normale – I bassifondi inesistenti e altri racconti spudorati di Giulia C. – a.k.a. giuvax, giovane scrittrice campana divenuta celebre per avere più blog di quanti una mente umana possa immaginare e per aver creato la famosa comunità web rompicats. I bassifondi inesistenti è un ensemble folle di frammenti narrativi, una costruzione fatta con pezzi non combacianti, un frullato di percezioni prive di connessione. La trama, il tessuto, la Storia non hanno alcun significato, e il lettore – spiazzato e confuso – non può far altro che subire l’onda anomala fatta di pensieri liquefatti e scombinati che lo proiettano, nel breve volgere di quattordici fittissime pagine, all’interno delle allucinazioni dell’io narrante. La forza della scrittura di questa giovane autrice sta nel modo in cui riesce a mescolare elementi contraddittori: topoi classici e sperimentazioni postmoderne, descrizioni, narrazioni e speculazioni esistenziali in un mega frappè cerebralemotivo. Chi è il protagonista di questo racconto? La mente, l’Io cristallizzato dell’autrice? No, l’Io che travolge e stordisce il povero lettore con tonnellate di riflessioni e deliri altro non è che la tessera inconsapevole di un mosaico impazzito dietro cui non si nasconde nessuna figura, un pezzo di un patchwork realizzato con stoffe diverse e inconciliabili. È questa, a ben vedere, la vera debolezza e l’estrema contraddizione di questo racconto, pur tanto suggestivo e ben scritto: non è un vero racconto (ma – attenzione – non è neppure un insieme disordinato di pagine di diario, come potrebbe sembrare dopo una lettura superficiale). Non c’è nessuna struttura in grado di sostenere storie e visioni. C’è troppo dentro I bassifondi inesistenti, troppo persino per l’autrice, vittima del suo eccesso di virtuosismo, incapace di dominare e dare forma al caos di tutti gli universi che ha in testa. Insomma, se qualcuno mi chiedesse se mi è piaciuta la storia, non potrei che rispondere di no, perché I bassifondi inesistenti non è una storia.

È una busta piena di pezzi di puzzle diversi, non un vero puzzle in cui è possibile, lentamente e con pazienza, costruire una figura, magari assurda o incomprensibile, ma comunque frutto dell’assemblaggio di forme fatte per essere incastrate. Le tessere devono poter combaciare se si vuole generare un disegno, un’idea, una storia appunto, se no restano soltanto frammenti di disegni diversi messi insieme senza alcuno scopo, solo per fare straripare il fiume in piena dei propri pensieri (ma allora sarebbe giusto custodire le parole e nasconderle al resto del mondo, inevitabilmente destinato a non comprendere [1]). Un narratore è uno che prende la tua anima e le tue budella, le strizza e ti fa sussultare di fronte alla sua creazione [2]. L’autrice ci arriva vicino in diversi momenti, alcune righe de I Bassifondi inesistenti sono energia pura, intensissima e prorompente [3]; il problema è che alcune righe non bastano, una vera creazione è organica, non costruita attraverso la giustapposizione di tante minicreazioni in grado di provocare minisussulti slegati tra loro. La storia è quindi inesistente, ma alcune microstorie sono sublimi.
La lucida descrizione del non-dialogo con il padre, ad esempio, riesce in poche righe a proiettare il lettore all’interno della psiche dei personaggi e della sequenza di pensieri, comportamenti, eventi che attraverso infinite ramificazioni li hanno portati a quel colloquio-soliloquio «in cucina, di sera tarda, davanti ad una tazza di latte che fa schifo». L’incontro con la bambina su una panchina in riva al lago e con uno sconosciuto davanti a una vetrina, le riflessioni sulle mani che odorano di vino e sul “cattiveggiare” per le strade sono come fotografie scattate con un obiettivo di precisione che si stampano nella mente del lettore. Tutto questo, però, non basta. Giulia C. ha il talento della vera scrittrice, ma per ora è schiava di enormi potenzialità che non riesce a gestire. Le manca la capacità (o forse solo la voglia) di partorire una trama, una storia con un sentiero, per quanto labirintico, da seguire. Il lettore si trova smarrito alla ricerca di un percorso che lo aiuti a comprendere (non a spiegare razionalmente né a capire – in questo caso non avrebbe senso – ma proprio a comprendere) e che non potrà trovare, perché nelle parole di Giulia C. non c’è un nessun percorso, o quantomeno c’è un percorso comprensibile davvero solo dalla stessa autrice. In sintesi e per concludere, l’umile autore di questa breve recensione si è trovato di fronte ad una sostanziale mancanza di struttura narrativa unita ad una immane forza di scrittura. L’autrice è molto giovane, comunque, e non potrà che migliorare (questo è un luogo comune, in realtà spesso col tempo si peggiora… Orson Welles e Maradona insegnano). Il giudizio è quindi momentaneamente sospeso, ma io sono fermamente convinto che Giulia C. sia in potenza una scrittrice con la esse maiuscola che, prima o poi, riuscirà a dominare il suo genio creativo [4] e ci regalerà qualcosa di grande.Giulia C., I bassifondi inesistenti, pubblicato all’interno della raccolta Una persona normale – I bassifondi inesistenti e altri racconti spudorati, Adelphi, 232 pp., 12 euro
[1] Basta dire, come fa l’autrice nella premessa del racconto, che il lettore deve «immaginare emozioni suoni sentimenti conflitti dolori, solo da poche parole [...]. Chi non capisce rimarrà ovviamente fuori.»? Non è forse questo un pretesto per poter bariccheggiare in libertà?
[2] Sì, una specie di serial killer.
[3] Sì, come il bagnoschiuma.
[4] Quel che è certo è che domina già il mercato, visto che il suo libro è diventato un best seller ed ha venduto 57.000 copie nel giro di tre settimane (alcuni sostengono che questo incredibile successo sia dovuto al cosiddetto effetto Melissa P., ma questa è un’altra storia).
- The power of accurate observation is commonly called cynicism by those who have not got it
La Settimana Enigmistica strikes back.
- L’idiota consapevole
Tra tutte le tipologie umane (che sono all’incirca 921.456.212, secondo le stime dell’Australian Bureau of Statistics), quella dell’idiota consapevole è la più rara; pare che gli idioti consapevoli presenti sul pianeta siano un numero imprecisato tra 0,3 e 2. Com’è fatto un idiota consapevole? Beh, se non fossi un idiota consapevole risponderei dicendo che questa storia dell’idiota consapevole è un’emerita idiozia, che non esiste la tipologia umana dell’idiota consapevole e che se anche esistesse sarebbe comunque molto difficile da definire in poche parole. Il caso vuole, però, che io sia proprio un idiota consapevole, ragion per cui non avrò alcun problema a spiegare all’Universo Mondo cosa cavolo è l’idiota consapevole. Cominciamo dalle basi. Un idiota consapevole è un idiota: pensa idiozie, dice idiozie, scrive idiozie. Sarebbe indistinguibile da un qualsiasi idiota non consapevole, se non fosse per un piccolo particolare: egli è consapevole. Consapevole di tante cose, tra cui di essere un idiota. La consapevolezza, però, non lo rende meno idiota. L’idiota consapevole sa di dire, fare, pensare idiozie, ma non riesce a smettere. È più forte di lui. Così come la sfortuna di Paperino è infinitamente più potente della fortuna di Gastone, l’immane idiozia dell’idiota consapevole surclassa la sua pur sviluppatissima consapevolezza.
Credete che io stia celiando? Pensate che la storia dell’idiota consapevole sia una idiozia (certo che è un’idiozia, idioti!)? Ok, farò qualche esempio pratico. L’idiota consapevole è uno che, dopo 39 giorni che non scrive sul suo blog, decide di aggiornarlo scrivendo un post sull’idiota consapevole. L’idiota consapevole è uno che conta i giorni che sono passati dal suo ultimo post uno per uno sul calendario, e lo fa più volte, onde evitare di commettere errori e di scrivere 40 o 38 anziché 39. L’idiota consapevole sa che nessuno si accorgerebbe di un errore così piccolo, ma è idiota, quindi lo fa lo stesso. Il guaio è che l’idiota consapevole è consapevole, e avrebbe tantissimi post consapevolmente intelligenti da scrivere sul suo blog, ma è soprattutto idiota, e la sua idiozia è una specie di pietra filosofale in grado di trasmutare le cose intelligenti in cose idiote.
L’idiota consapevole è iscritto a una settantina di mailing list e a una ventina di forum, e periodicamente si convince del fatto che, se solo volesse, potrebbe leggere tutti i messaggi di tutte le mailing list e di tutti i forum a cui è iscritto, scrivendoci pure, e che questa cosa lo porterebbe al satori o a qualcosa del genere; comincia quindi a leggere una quantità smisurata di messaggi, perdendo in media cinque ore al giorno, senonché ogni giorno che passa i messaggi da leggere anziché diminuire aumentano, portando l’idiota consapevole alla disperazione. Egli si rende conto che l’idea di leggere tutti i messaggi di tutte le mailing list e di tutti i forum è profondamente idiota, quindi decide di lasciar perdere, facendo accumulare i messaggi senza badarci, ostentando anzi una saggia indifferenza. Punta quindi sulla lettura integrale dei 223 blog e livejournal che ha inserito nel suo RSS Aggregator, ma si rende conto che anche questa è un’idiozia, quindi fa accumulare pure i post dei blog e dei livejournal senza badarci, ostentando di nuovo una saggia indifferenza. Per un po’ la sua saggia indifferenza lo porta ad accumulare tutto l’accumulabile: centinaia di messaggi, email, post, sms, catene di Sant’Antonio, posta ordinaria, bollini Tamoil, polvere etc. etc. Essendo idiota, però, puntualmente ci ricasca, in un terrificante circolo vizioso di cui è consapevole ma da cui non riesce ad uscire, in quanto idiota.
L’idiota consapevole è talmente idiota da farsi prendere da passioni e interessi così idioti da lasciare di stucco il più idiota degli idioti non consapevoli (anche se, a onor del vero, gli idioti non consapevoli restano di stucco per qualsiasi cosa, quindi il loro ma che cavolo sto dicendo? restare di stucco è privo di valore). Ad esempio, l’idiota consapevole è uno che, pur non avendo un computer Apple e non potendo acquistarne uno, si fa prendere dalla passione per i computer Apple e passa ore ed ore leggendo migliaia di articoli, post ed email di fanatici appleisti. L’idiota consapevole arriva persino ad iscriversi all’AMUG (Apple Macintosh User Group) e, prima di rendersi conto della assoluta idiozia di quello che fa, riesce addirittura a provare una perversa forma di appagamento.

L’idiota consapevole non ne può più di essere un idiota consapevole. Si sente una specie di ibrido tra Homo sapiens e il moscerino della frutta, un’entità né carne né pesce (infatti è vegetariano, e non è mai riuscito a capire se lo è diventato perché molto consapevole o perché molto idiota), uno scherzo della natura, un quacquaracquà, un tutto chiacchiere senza distintivo. Ecco perché chiede il vostro aiuto. Ma che idiozia è mai questa? Basta, cazzo! BASTA!

L’idiota consapevole è anche un affermato interprete nonché autore di pregevoli fotoromanzi. Se volete ammirare il suo ultimo capolavoro, cliccate qui.





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