I bassifondi inesistenti di Giulia Ci

La copertina del libro di Giulia C.

Flussi di coscienza joyciani scritti con tutte le virgole al posto giusto, cambi repentini di registro, fantasie sfrenate di una psiche inquieta, lucidità e limpidezza descrittiva fatta a pezzi in modo nevrotico. Ci si trova di fronte a tutto questo leggendo I bassifondi inesistenti, racconto principale della raccolta Una persona normale – I bassifondi inesistenti e altri racconti spudorati di Giulia C. – a.k.a. giuvax, giovane scrittrice campana divenuta celebre per avere più blog di quanti una mente umana possa immaginare e per aver creato la famosa comunità web rompicats. I bassifondi inesistenti è un ensemble folle di frammenti narrativi, una costruzione fatta con pezzi non combacianti, un frullato di percezioni prive di connessione. La trama, il tessuto, la Storia non hanno alcun significato, e il lettore – spiazzato e confuso – non può far altro che subire l’onda anomala fatta di pensieri liquefatti e scombinati che lo proiettano, nel breve volgere di quattordici fittissime pagine, all’interno delle allucinazioni dell’io narrante. La forza della scrittura di questa giovane autrice sta nel modo in cui riesce a mescolare elementi contraddittori: topoi classici e sperimentazioni postmoderne, descrizioni, narrazioni e speculazioni esistenziali in un mega frappè cerebralemotivo. Chi è il protagonista di questo racconto? La mente, l’Io cristallizzato dell’autrice? No, l’Io che travolge e stordisce il povero lettore con tonnellate di riflessioni e deliri altro non è che la tessera inconsapevole di un mosaico impazzito dietro cui non si nasconde nessuna figura, un pezzo di un patchwork realizzato con stoffe diverse e inconciliabili. È questa, a ben vedere, la vera debolezza e l’estrema contraddizione di questo racconto, pur tanto suggestivo e ben scritto: non è un vero racconto (ma – attenzione – non è neppure un insieme disordinato di pagine di diario, come potrebbe sembrare dopo una lettura superficiale). Non c’è nessuna struttura in grado di sostenere storie e visioni. C’è troppo dentro I bassifondi inesistenti, troppo persino per l’autrice, vittima del suo eccesso di virtuosismo, incapace di dominare e dare forma al caos di tutti gli universi che ha in testa. Insomma, se qualcuno mi chiedesse se mi è piaciuta la storia, non potrei che rispondere di no, perché I bassifondi inesistenti non è una storia.

Giulia C. in un momento di relax.

È una busta piena di pezzi di puzzle diversi, non un vero puzzle in cui è possibile, lentamente e con pazienza, costruire una figura, magari assurda o incomprensibile, ma comunque frutto dell’assemblaggio di forme fatte per essere incastrate. Le tessere devono poter combaciare se si vuole generare un disegno, un’idea, una storia appunto, se no restano soltanto frammenti di disegni diversi messi insieme senza alcuno scopo, solo per fare straripare il fiume in piena dei propri pensieri (ma allora sarebbe giusto custodire le parole e nasconderle al resto del mondo, inevitabilmente destinato a non comprendere [1]). Un narratore è uno che prende la tua anima e le tue budella, le strizza e ti fa sussultare di fronte alla sua creazione [2]. L’autrice ci arriva vicino in diversi momenti, alcune righe de I Bassifondi inesistenti sono energia pura, intensissima e prorompente [3]; il problema è che alcune righe non bastano, una vera creazione è organica, non costruita attraverso la giustapposizione di tante minicreazioni in grado di provocare minisussulti slegati tra loro. La storia è quindi inesistente, ma alcune microstorie sono sublimi. L'umile recensore mentre legge il racconto di Giulia C.La lucida descrizione del non-dialogo con il padre, ad esempio, riesce in poche righe a proiettare il lettore all’interno della psiche dei personaggi e della sequenza di pensieri, comportamenti, eventi che attraverso infinite ramificazioni li hanno portati a quel colloquio-soliloquio «in cucina, di sera tarda, davanti ad una tazza di latte che fa schifo». L’incontro con la bambina su una panchina in riva al lago e con uno sconosciuto davanti a una vetrina, le riflessioni sulle mani che odorano di vino e sul “cattiveggiare” per le strade sono come fotografie scattate con un obiettivo di precisione che si stampano nella mente del lettore. Tutto questo, però, non basta. Giulia C. ha il talento della vera scrittrice, ma per ora è schiava di enormi potenzialità che non riesce a gestire. Le manca la capacità (o forse solo la voglia) di partorire una trama, una storia con un sentiero, per quanto labirintico, da seguire. Il lettore si trova smarrito alla ricerca di un percorso che lo aiuti a comprendere (non a spiegare razionalmente né a capire – in questo caso non avrebbe senso – ma proprio a comprendere) e che non potrà trovare, perché nelle parole di Giulia C. non c’è un nessun percorso, o quantomeno c’è un percorso comprensibile davvero solo dalla stessa autrice. In sintesi e per concludere, l’umile autore di questa breve recensione si è trovato di fronte ad una sostanziale mancanza di struttura narrativa unita ad una immane forza di scrittura. L’autrice è molto giovane, comunque, e non potrà che migliorare (questo è un luogo comune, in realtà spesso col tempo si peggiora… Orson Welles e Maradona insegnano). Il giudizio è quindi momentaneamente sospeso, ma io sono fermamente convinto che Giulia C. sia in potenza una scrittrice con la esse maiuscola che, prima o poi, riuscirà a dominare il suo genio creativo [4] e ci regalerà qualcosa di grande.

Giulia C., I bassifondi inesistenti, pubblicato all’interno della raccolta Una persona normale – I bassifondi inesistenti e altri racconti spudorati, Adelphi, 232 pp., 12 euro

[1] Basta dire, come fa l’autrice nella premessa del racconto, che il lettore deve «immaginare emozioni suoni sentimenti conflitti dolori, solo da poche parole [...]. Chi non capisce rimarrà ovviamente fuori.»? Non è forse questo un pretesto per poter bariccheggiare in libertà?

[2] Sì, una specie di serial killer.

[3] Sì, come il bagnoschiuma.

[4] Quel che è certo è che domina già il mercato, visto che il suo libro è diventato un best seller ed ha venduto 57.000 copie nel giro di tre settimane (alcuni sostengono che questo incredibile successo sia dovuto al cosiddetto effetto Melissa P., ma questa è un’altra storia).

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