Being Rosy Bindi

In un commento al mio ultimo post, il buon vecchio Yanez afferma (in riferimento alle persone che cambiano genere sessuale):

[...] se il sesso non fosse un dato fisico, chi non si sente certo del proprio non tenterebbe (di solito alquanto goffamente) di modificare il proprio aspetto, si limiterebbe a dire “io sono feschio” o “io sono màmmina” (crasi pericolosa) come noi diciamo “io sono conservatore” o “io sono interista”. I segni esteriori verrano poi, se verranno, ma non sono essenziali. Ma uno che deve tagliuzzarsi e imbottirsi per sembrare ciò che, evidentemente, non è, a me pare una cosa diversa. Un uomo che crede di essere uno scoiattolo è pazzo. Un uomo che crede di essere una donna (o qualche animale intermedio inesistente in natura), se non è pazzo ci somiglia.

Non chiedetemi come si sia arrivati a parlare di questo argomento partendo da una normalissima riflessione postelettorale sulle unghie; se siete interessati, leggete tutti i commenti e la vostra curiosità sarà soddisfatta. Ora, non potevo non reagire ai titillamenti di Yanez, ma essendo mostruosamente pigro pieno di impegni ho deciso di farlo riciclando una cosa scritta molto tempo fa in un altro luogo. Buona lettura.

Immagina se un mattino, al risveglio da sogni inquieti, ti trovassi trasformato in Rosy Bindi. Riemergi alla coscienza dal limbo dei sogni, ti stropicci gli occhi e ti stiracchi per bene. Vai in bagno a fare pipì, di fronte al water fai il gesto automatico di tirar fuori il pisellino e ti rendi conto di non averlo più. Niente, nisba, nada, zero, zut. Inutile frugare tra le mutande. Sei inesorabilmente, inequivocabilmente, maledettamente senza pisello. No, non stai ancora sognando, non è uno strafottutissimo incubo. È tutto vero. Vai a sciacquarti la faccia con l’acqua gelida e di fronte allo specchio vedi LEI. Rosy Bindi. Ro-Sy Bin-Di. Rosy Bindi dall’altra parte dello specchio che ti guarda col viso paonazzo e un’espressione sconvolta e disgustata. Lei sei tu. Tu sei LEI. Ti spogli completamente e cominci a tastarti ovunque, con la segreta speranza che almeno un centimetro quadrato del tuo corpo possa essere sfuggito all’orribile metamorfosi. Niente da fare. Il tuo corpo adesso è quello di Rosy Bindi. Al posto dei tuoi splendidi pettorali scolpiti nel granito hai dei grossi seni flaccidi, e il culo a mandolino è scomparso per lasciar posto a un sedere cascante grande quanto un tavolo da ping-pong. Niente barbetta finto-incolta, capelli da mohicano e occhio ceruleo da playboy. Solo due guanciotte glabre da chipmunk depilato e un po’ di capelli grigi da impiegato del catasto. Sei imprigionato nel corpo di Rosy Bindi. Tu, proprio tu. Senza pisello, con due tettone e la faccia di Rosy Bindi. Come ti sentiresti? Quanto sarebbe intenso il desiderio di poter riavere il tuo corpo? Cosa saresti disposto a fare pur di poter riallineare il tuo aspetto esteriore alla tua mente, alla tua essenza più profonda, alla tua vera natura?

Di che ti lamenti? Sarebbe molto peggio ritrovarsi nel corpo di Borghezio

Ecco, ora immagina di trovarti in questa situazione da sempre. Immagina di avere cinque anni e di sentire, percepire, sapere intimamente che tu sei una bambina. E però hai un corpo da maschietto porcamiseria, hai il pisellino e tutti ti chiamano Ugo. I tuoi compagnetti giocano a Ken il guerriero e tu sei costretto a giocare con loro, quando invece vorresti con tutta te stessa (quando pensi fra te e te usi il femminile, ti viene naturale) avere la tua Barbie da mostrare alle amichette. Tutte le sere quando vai a letto stringi gli occhi ed esprimi lo stesso desiderio: non avere più il pisellino, risvegliarti bambina, poter essere finalmente te stessa. Poi cresci, arriva la pubertà e le cose peggiorano. Giorno dopo giorno il tuo corpo cambia, si trasforma. Ma non nel modo sperato. La voce s’ingrossa, ti spuntano peli dappertutto e il pisellino non scompare per nulla. A scuola studi biologia e ti rendi conto che non c’è niente da fare. È tutto scritto nei tuoi cromosomi XY: sei un maschio e un maschio resterai per sempre. Scopri che essere maschio o femmina dipende dal DNA, ma sai anche che uomo e donna sono dati culturali, non genetici. E però anche di questo non ti frega nulla. Tu sai che sei sempre stata una femmina. Sempre. E non te ne frega un accidente dei tuoi cromosomi. Potresti avere il DNA di un triceratopo o di un marziano e non cambierebbe niente. Non cambierebbero i tuoi desideri, le tue sensazioni, le tue emozioni, i tuoi pensieri. Tu sei una donna e niente e nessuno potrà mai farti cambiare idea. Non ci riesce la mamma, non ce la fa il parroco del paese e pure lo strizzacervelli fallisce miseramente. Sei disposta a superare anche gli ostacoli più insormontabili e le sofferenze più atroci pur di poter mettere le cose a posto, pur di poter allineare il tuo corpo al tuo Io, alla tua vera identità, alla tua natura più intima e autentica. Tu odi profondamente quel corpo, quell’estraneo che ti guarda tutte le volte che passi davanti a uno specchio o a una vetrina. Non lo riconosci, non sei tu. Sei disposta ad affrontare l’incomprensione della tua famiglia, l’ostracismo e il disprezzo della società, l’idiozia imperante che ti circonda pur di poter distruggere la corazza maschile che ti imprigiona. E ti sottoporrai a sedute estenuanti di elettrocoagulazione, prenderai pasticche di ormoni e infine arriverai all’operazione di riassegnazione chirurgica di sesso. E a 20, 40 o magari a 60 anni (dopo una vita passata nascondendoti e negando persino a te stessa la tua vera identità), finalmente guardandoti allo specchio ti riconoscerai. Finalmente potrai cominciare a vivere. E ti verrà da ridere (o da piangere), quando qualcuno ti dirà che sei pazzo, che hai fatto qualcosa “contro natura” o che prendendo ormoni ti sei divertito a giocare al piccolo alchimista e hai voluto disfare quel che Dio, la Natura, il Logos o il Flyng Spaghetti Monster aveva stabilito e deciso per te.

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  • 19 / COMMENTI
  • annaflowerNo Gravatar / giovedì 24 aprile 2008 - 20:47

    Standing ovation!Una persona è molto più di un corpo,ognuno di noi è un microcosmo,ognuno di noi ha un mondo dentro;ma è anche vero che il corpo è una proiezione del nostro essere,è anche vero che se quello che siamo e quello che appariamo non coincidono,viviamo male,abbiamo difficoltà ad esprimerci…pazzo non è chi fa qualcosa per vivere meglio,pazzo è chi per seguire regole assurde vive nell’inadeguatezza e nell’infelicità per tutta la vita!

  • AzalaisNo Gravatar / giovedì 24 aprile 2008 - 22:48

    Riciclone
    :P

  • gogonisNo Gravatar / venerdì 25 aprile 2008 - 10:27

    Sarà che l’esempio della Bindi è stato molto efficace, ora mi trovo costretta a rivedere le mie posizioni sui trans…uff

  • SimNo Gravatar / venerdì 25 aprile 2008 - 19:56

    @annaflower: standing ovation!

    @Azalais: riciclare è bello (e poi io riciclo sempre e solo cose mie). :P

    @gogonis: perché uff? Dovresti essere contenta.

    @ukulele: sintetico ed efficace, come al solito.

  • YanezNo Gravatar / venerdì 25 aprile 2008 - 22:11

    Il Male assume aspetti seducenti, vedo: scomodare nientemeno che la Ministra Bindi, come se risvegliarsi col corpo di Aida Yespica potesse essere, per un uomo, meno traumatico… Tutto impeccabilmente postmoderno, tutto perfettamente acconcio all’anestesia occidentale, tutto assolutamente fuorviante: nessuno si sveglia con un sesso diverso da quello che aveva la sera prima; con un sesso diverso da quello che vorrebbe, forse, come uno si sveglia con una faccia, un lavoro, un’epoca con cui fare i conti e che non gli piacciono. E il bello è prendere parte al moto browniano degli esseri, danzare e lottare senza rinnegare la propria irripetibile identità natale. Il resto è, lo ripeto, travestimento: è come quel clown che si scorda di struccarsi prima di ripmroverare il figlio, e poi si chiede perché il marmocchio non lo prende sul serio…

    Ciò detto, vi saluto: mi metto le calze a rete e vado a combattere il crimine.

  • IsrafelNo Gravatar / venerdì 25 aprile 2008 - 23:51

    Cosa fa allora di una femmina una femmina e di un maschio un maschio? Forse un braccio, i peli, le gambe, un’unghia? Quando ti chiamano per nome, cosa stanno chiamando un braccio, i peli, le gambe o un’unghia? Il travestimento finisce nel momento in cui dietro al costume si nasconde un’altra persona allora i trans nascono travestiti (della serie “io non mi identifico in questo corpo, sento di essere diverso, vorrei essere diverso…”) ?Perché non lasciarli cambiare allora? Forse non lo possiamo capire? Si parla di identità naturale come se fossero un paio di testicoli o delle ovaie a fare “identità naturale”.
    La mia domanda allora è questa: dove finisce il travestimento e si mostra la realtà?

    Grazie a tutti quelli che risponderanno alle mie domandine.

  • gogonisNo Gravatar / sabato 26 aprile 2008 - 10:50

    “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose,sulla gente…”
    Rivedere una propria posizione,qualunque essa sia,costa fatica.
    Proprio perchè è faticoso molti ci rinunciano,perchè preferiscono restare fedeli ad una linea anche quando sono consapevoli che questa è sbagliata.
    Mi vengono in mente mille esempi: matrimoni che durano una vita anche quando non cè una ragione,lavori che durano una vita anche quando non piacciono e lo stesso vale per fedi politiche,religiose etc.
    Per questo dicevo “uff”,perchè rivedere una propria convinzione va bene ma è faticoso,è un mettersi in discussione.
    Io credo ancora che il trans sia un pazzo,di quella pazzia di cui tutti dobbiamo essere armati,quella pazzia che combacia con il corraggio di prevaricare i giudizi altrui facendo ciò che è meglio per noi.
    Se questo però significa andare in giro con minigonne,calze a rete e zeppe ai piedi esibendo una femminilità forzata e ridicola allora è un altro discorso.

  • SimNo Gravatar / sabato 26 aprile 2008 - 18:48

    @Yanez: l’anestestia occidentale postmoderna non c’entra nulla. Nel mio post ho semplicemente cercato di rendere evidente, ricorrendo al grottesco e al paradosso (ma solo nella prima parte, la seconda è invece sin troppo realistica e verosimile), l’enorme sofferenza che prova chi percepisce uno scarto tra la propria mente e il proprio corpo. Mi auguro che tu non abbia mai un figlio con un profondo disagio d’identità di genere, davvero. Anzi no, me lo auguro, perché forse allora capiresti. Detto questo, tutto è “travestimento”, a ben vedere: indossare i pantaloni anziché la gonna (perché ci hanno insegnato che è giusto così), farsi crescere i baffi o depilarsi le gambe, mettere l’apparecchio per i denti o il parrucchino, tingersi i capelli, ricorrere alla chirurgia plastica per appianare le rughe, andare in palestra per essere più muscolosi, ingurgitare pasticche per migliorare le proprie prestazioni sessuali, radersi tutte le mattine, comprare un paio di occhiali perché non si riesce ad accettare la propria naturale miopia.

    @Israfel: credo di aver risposto alle tue domande all’interno di questo commento.

    @gogonis: so bene quanto sia difficile cambiare le proprie idee, mettersi in discussione, aprirsi a nuovi modi di vedere le cose e interpretare la realtà. Restare arroccati sulle proprie posizioni è infinitamente più comodo e semplice, ed è quello che fa la stragrande maggioranza della gente; quasi mai, però, le cose più comode e semplici sono anche le più giuste. Condivido quel che dici sulla pazzia come forma di coraggio, molto meno la tua ultima frase sulle minigonne e le calze a rete. Posto il sacrosanto diritto di chiunque ad acconciarsi come vuole e a modificare il proprio aspetto nel modo che ritiene più opportuno (a me sembra un’ovvietà, ma per molte persone purtroppo non è così), il fatto che l’indossare certi indumenti possa essere considerata una cosa ridicola da alcune persone in una determinata società, non la rende una cosa ridicola tout court. I talebani hanno un concetto di “sobrietà” diverso dal nostro, ad esempio, e considerano esecrabile anche solo mettersi il rossetto o mostrare le caviglie. E la cravatta – quell’immondo simbolo fallico di stoffa, quella specie di freccia puntata in direzione delle pudenda – potrebbe, in un altro ipotetico contesto culturale, suscitare scandalo e riprovazione ed essere considerato una manifestazione di forzata e grottesca mascolinità. Molte delle nostre più profonde convinzioni sono in realtà frutto di sovrastrutture culturali di cui non siamo consapevoli (poi a me tallieur e collier sembrano più ridicoli di zeppe e calze a rete, ma questa è un’altra storia :P ).

  • gogonisNo Gravatar / domenica 27 aprile 2008 - 11:18

    Ma guarda a me le zeppe piacciono è il concetto che ci sta dietro a non convincermi.
    Parlando di transessuali ho l’impressione che per molti il fatto di vestirsi in un certo modo sia un voler a tutti i costi sbandierare uno status.
    Non vedo molta differenza tra loro e quelli che pensano : sono gay,QUINDI vado al gay pride.
    Come se indossare certi vestiti o accessori fosse naturale conseguenza del fatto di essere finalmente diventate donne.
    In un certo senso allora anche queste persone cadono vittime di una sovrastruttura culturale di cui non sono consapevoli.

    P.S. Io pensavo che aggiungendoti alla mia friend list avrei visto il tuo blog direttamente sulla pagina amici e invece no… : (

  • SimNo Gravatar / domenica 27 aprile 2008 - 13:54

    Gogonis, non possiamo conoscere le vere motivazioni che stanno dietro certe scelte; è probabile che alcune transessuali vestano in modo appariscente per sbandierare uno status, ma è assolutamente irrilevante. Io posso indossare la giacca di tweed perché mi piace tantissimo, perché me l’ha regalata la prozia, perché voglio essere anticonformista, perché va di moda o per sembrare più figo, e difficilmente qualcuno riuscirà a scoprire qual è la vera ragione per cui la indosso. Quel che conta è che io possa essere libero di indossarla. Punto. Ciò detto, devi sapere che la stragrande maggioranza delle trans non indossa quotidianamente minigonne né zeppe, ma veste in maniera assolutamente anonima e normale; il fatto è che le poche trans “appariscenti” hanno molta più visibilità mediatica (perché titillano la curiosità morbosa della gggente), ragion per cui è facile cadere nell’errore di scambiare l’eccezione per la regola.

    Ho abbandonato il livejournal anni fa. L’account è ancora attivo solo per permettermi di vedere quel che combinano i miei contatti. Puoi seguirmi attraverso il feed RSS, però. (Se non sai cos’è un feed, clicca qui.)

  • ukuleleNo Gravatar / domenica 27 aprile 2008 - 14:27

    ma c’era un video, attiva l’html! eee! gli spammers!!!

  • SimNo Gravatar / domenica 27 aprile 2008 - 17:52

    L’html è attivo, ma di default è impossibile inserire immagini e video nei commenti. Problema risolto, leggi quel che c’è scritto sotto Anteprima e Invia commento.

    [img]http://www.zeteti.com/blog/imma/delfino.jpg[/img]

  • bananaramaNo Gravatar / lunedì 28 aprile 2008 - 15:27

    forze lo conosciggià

  • ukuleleNo Gravatar / martedì 29 aprile 2008 - 23:35

    sono di legno scusami- non riesco a inserirlo

    cmq era Geraldine :P

  • zio GilNo Gravatar / giovedì 01 maggio 2008 - 17:06

    Con questo discorso sei riuscito a fare una cosa affascinante che io, nella mia giovane e pigra ignoranza, non avevo mai considerato.
    Sei riuscito a dare al problema una dimensione metafisica. La condizione che descrivi, di una femmina che è sempre stata una femmina ma che si sveglia tutti i giorni maschio… non è, in nuce, un fatto pischico: è una questione metafisica. Eccezionale.
    E mi fa riflettere su un’altra cosa: il fatto che una discrepanza fra lo stato metafisico di una persona e il suo stato reale venga comunemente affrontato *solo in termini fisici o riconducibili al mondo non-metafisico* (psicologia compresa) è un problema serio.
    A prescindere dall’agomento transgender, quanti danni porta quotidianamente la mancanza di un senso metafisico comune?

    Per quello che ne so io, ribattere alle tue argomentazioni comporterebbe o la mancanza di coscienza metafisica; oppure una coscienza metafisica limitata alla metafisica istituzionale (e ogni cultura ha la sua), quindi *conoscenza* metafisica più che coscienza.

    Capisco tuttavia che il cambiamento di sesso turbi.
    Anche accettando il punto di vista metafisico, qualcuno potrebbe ritenere che un conflitto fra l’io metafisico e quello fisico non vada risolto facendo scempio dell’io fisico.
    È pieno il mondo di problemi la cui soluzione proposta è un serafico “contròllati”.

  • YanezNo Gravatar / lunedì 05 maggio 2008 - 16:53

    Sim: La Tradizione ha un aspetto “formativo” e un aspetto “normativo”. Il primo, che è realtà per pochi e auspicio per tutti, mira al germogliare nell’individuo umano della consapevolezza della sua origine e delle sue qualità e adopera come strumenti non solo gli insegnamenti espliciti ma anche (e quasi esclusivamente per il profano) il vivere in un mondo ordinato, affinché il simbolismo dei costumi umani si accordi con quello, più perfetto, della natura e ci istruisca quotidianamente sulla struttura del mondo sensibile e di quelli non sensibili. Il secondo è funzionale al primo: pur nel graduale mutamento della condizione umana, i saggi hanno sempre cercato di mantenere l’ordine del mondo umano attraverso disposizioni obbligatorie o condizionamenti sociali, il cui peso non sembra essere stato avvertito (se non da individui eccezionali nel bene e nel male, grandi geni o grandi depravati) fino all’attuale stato di sfrenamento e di autocompiacimento (l’anestesia occidentale). Mentre è indifferente che la moda aggiunga o tolga un bottone alle giacche, non è indifferente che ad un tratto, una sfida al senso comune da “decostruiamo tutto” arrivi al punto di negare una delle strutture fondamentali dell’essere umano naturale e storico, cioè la divisione dei due sessi. Tutto qui, solo una questione di responsabilità del singolo nei confronti del Tutto.

    Zio Gil: La metafisica tradizionale contempla le differenze sessuali come corrispettivo di altre dualità (vedi il Tao-Te-Ching, i Veda e anche la teologia cristiana) e, come ho scritto qui sopra, una Legge (non solo umana) metafisicamente ispirata ordina il mondo di conseguenza. In un mondo siffatto, non vi è mai vera discrepanza fra lo stato fisico e quello metafisico di un essere, poiché il primo è immagine del secondo. Però questa risposta potrebbe mancare completamente il bersaglio, se tu per “metafisica” intendessi qualcosa di troppo diverso da quello che intendo io…

  • SimNo Gravatar / mercoledì 07 maggio 2008 - 20:19

    @Zio Gil e Yanez: meritereste entrambi una risposta ponderata e articolata, ma in questo periodo sono fisicamente e mentalmente a terra a causa di un impegno divertente ma massacrante (faccio il figurante in quest’opera). Un giorno forse scriverò un libro sull’argomento, per ora mi limito a consigliarvi la lettura di questo articolo.

  • YanezNo Gravatar / giovedì 08 maggio 2008 - 14:44

    Non leggo nulla (potrebbe mettere in crisi il mio schemino teocon), ma complimenti per il tuo nuovo lavoro: ho sempre sognato di mettermi un costume e stare sul palco di un’opera senza dover cantare…

  • Luca JinxNo Gravatar / domenica 09 ottobre 2011 - 21:52

    Ottimo post. Come sempre.
    Mi ha aperto un po’ la mente. Illuminante, direi.

    E concordo credo su tutto. Non per nulla sono un fautore della Libertà Assoluta. Ognuno dev’essere libero di fare ciò che crede e vuole, se ciò non danneggia la libertà altrui.
    Dunque, mi chiedo, i transgender, fanno del male a qualcuno? Finché non lo fanno, non hanno forse diritto a essere ciò che più desiderano?
    Estremizzo: se uno vuole essere uno scoiattolo e non fa male a nessuno, io credo sia libero di esserlo.
    Tanto più se, come spiegato sopra, nel caso dei transgender, questo è un bisogno primario, che porta dolore e sofferenza nel non seguirlo.
    Ma estremizzo ancora: qui si difendono i transgender, ma si illaziona un po’ sui “travestiti”. Ma mi chiedo: che male c’e’ ad esserlo? A meno che non rubino, stuprino, uccindano,… commettano cioè “peccati o reati”, sono liberi di fare ciò che vogliono. O no? Del resto “l’abito non fa il monaco” e ci sono travestiti per bene e transgender “normali” come ci sono preti pedofili e impiegati assassini.

    Non confondiamo le due cose e siamo illuminati: se non danneggia nessuno, siano tutti liberi. 
    Certo, poi si può fare il discorso di Yanez (che apprezzo fino ad un certo punto, ma sono più vicino a Sim, mi spiace): certe libertà non danneggiano fisicamente, ma moralmente. Ledono il tessuto interno del sistema. Come dire: cosa può imparare un allievo da un maestro transgender? Mi chiedo perché però questa domanda non si faccia dall’altra parte: cosa può imparare un cresimando da un prete pedofilo? O un bambino piccolo da un padre ubriacone?
    Non è il soggetto che è dannoso!
    Non è essere transgender che è pericoloso, come non è essere preti pericoloso, come non lo è essere padri. E’ pericoloso essere stronzi: preti stronzi, padri stronzi, transgender stronzi. Questi sono dannosi, non tutti!

    Certo, poi possiamo parlare di “ordine” e di “tradizione”… Ma allora qui rido, scusa Yanez, ma ordine e tradizione???? L’ordine costruito da noi? Noi chi, poi? l’ordine che c’e’ in Italia, visto che quello di altri stati (exp. Spagna) è diverso? E la tradizione? Quale? Quella romana e greca erano bendisposte verso pedofilia e promisquità sessuale. Dobbiamo rifarci a quella tradizione?
    Ma no, lo so qual è il tuo discorso: l’ordine è morale, divino; e la tradizione è quella borghese, cattolica.

    Ecco in questo contesto essere transgender (o travestiti) è brutto, quasi peccato, direi…
    Ma, secondo te, è proprio così giusto calarci in questo contesto? E’ migliore di altri? Solo perché viene a crollare il mito “maschi-femmina-copula-procreazione”?

    E’ proprio così importante la procreazione e l’atto sessuale in se da ergersi come giudice e metro di giudizio? 

    Che poi, non è neppure così “naturale” come vogliono farci credere perché in natura ci sono animali maschi che cambiano sesso (transgender) e animali maschi che copulano con altri animali maschi in mancanza di femmine (gay). Ergo, non è contro-natura, checché se ne dica.

    La libertà è importante e a me un transgender non mi danneggia. Certo potrà traviare mio figlio, ma come qualsiasi altro, da un amico che gli offre da bere ad uno che gli vende gli acidi; da un’altro genitore che vi presta strane attenzioni ad uno che lo investe perché parlava al cellulare. L’uomo è stronzo in se, se vuole, indipendentemente da colore della pelle, fede, sesso o altro.

    Del resto il discorso manicheo che facevi è proprio retrogrado bianco/nero, buono/cattivo. Purtroppo ci sono tutti gli intervalli di grigio e gli altri colori e il bianco sporco e il nero lucente…

    Impariamo a conoscere il diverso. E ad aver paura ANCHE dell’uguale.

    PS per Sim, visto che sennò sembra che ce l’abbia solo con Yanez ;0) 
    Il discorso che facevo prima è pur valido: sei arrabbiato che abbia detto “uno può essere sia scoiattolo che transgender se vuole”? equiparando quelle che secondo qualcuno sono due forme di pazzia?
    <<Un uomo che crede di essere uno scoiattolo è pazzo. Un uomo che crede di essere una donna (o qualche animale intermedio inesistente in natura), se non è pazzo ci somiglia.>>
    E se nessuno dei due fosse pazzo? O lo sono entrambi? Ma come dicevo: se essere pazzi non danneggia nessuno, chi sono io per impedirglielo?

    (PS non addentriamoci sulla libertà di fare a me quello che volgio, sempre se non danneggio nessuno. Altrimenti arriviamo all’eutanasia e li sono dolori…)   

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