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La sesta incarnazione

La prima versione di questo blog vide la luce durante una delle innumerevoli notti insonni trascorse guardando film iraniani su Rai 3 (uno spasso). Erano le tre del mattino del 24 febbraio 2002. Annichilito dall’ennesimo delirio fuori sincrono di Enrico Ghezzi, decisi di accendere il mio avveniristico modem 56K della U.S. Robotics e collegarmi a internet. Cosa cercavo? Non lo so. All’epoca non esistevano Google, Facebook, Wikipedia e Youtube (neppure YouPorn). Ci si eccitava con poco. A me piaceva cliccare a caso sui link all’interno di GeoCities, un servizio che consentiva di creare siti personali e li raggruppava per categorie dai nomi esotici (di solito corrispondenti a località californiane, come Napa County e Sunset Strip). Era bellissimo perdersi nella magia vertiginosa dell’ipertesto e passare ore saltando da una pagina all’altra, ipnotizzati dalle gif animate e dalle musichette midi sparate a palla. E così, alla fine di questo gioco malato fatto di clic compulsivi, quella notte mi imbattei per puro caso in qualcosa di mai visto prima: un weblog. Decisi subito di crearne uno utilizzando la piattaforma Blogspot (ora Blogger), e significativamente lo chiamai BOH. Ecco il mio primo post, che racchiude in sole quattro parole la mia intera cifra esistenziale:

Ma che diavolo faccio?

Vi risparmio la storia delle altre versioni, per me commovente ma per il resto del mondo avvincente come il film di Andy Warhol in cui si vede un tizio che dorme per cinque ore di fila. Mi limito a dire che questo blog conobbe la sua epoca d’oro fra il 2004 e il 2005, quando lo ribattezzai Ermeneutica cheap in un mondo alla deriva (sic) e passai a LiveJournal. LiveJournal era come Facebook, ma senza le prozìe che postano immagini della Madonna e i compagni delle medie che inondano la bacheca con scie chimiche e frasi farlocche di Jim Morrison. Su LiveJournal c’era una comunità italiana molto coesa ed era bello linkarsi e commentarsi a vicenda (un po’ onanistico forse, ma decisamente appagante). Alla fine del 2005, dopo aver sbattuto la testa contro uno spigolo ebbi un’epifania e in preda al delirio mosso da spirito zetetico installai WordPress e registrai il dominio zeteti.com. L’idea era quella di creare qualcosa di totalmente diverso e di dargli un’impronta fortemente personale, sia a livello grafico (cosa impossibile da fare utilizzando le piattaforme di blogging dell’epoca) che di contenuti. Il blog si chiamava eterogenesi dei sim (sic).

Si noti l'espressione di Pippo

Ci sarebbe molto altro da dire, ma mi contengo. Per farla breve: pigrizia, procrastinazione e tribolazioni esistenziali imperscrutabili e oscure ragioni mi hanno portato, nel corso degli anni, ad aggiornare il blog sempre più sporadicamente. A brevi periodi di reviviscenza hanno fatto da contraltare lunghissime fasi di quiescenza. Più volte ho avuto la tentazione di chiudere baracca, ma una sorta di resistenza inconscia mi ha impedito di attuare il mio saggio insano proposito. Nel 2008 ho ribattezzato il blog Blik e ho cercato di farlo rinascere modificandone per l’ennesima volta il layout.

Ah già, dovrei spiegare perché 'il giro del mondo in verticale'. Un'altra volta, ok?

La penultima versione risale al febbraio del 2010. Il suo minimalismo estremo voleva essere un modo, al contempo postmoderno e avanguardista, per svincolarsi dalle logiche di comunicazione oramai imperanti (non prendete sul serio quello che avete appena letto: sto scrivendo questo post all’una di notte e ho solo voglia di andare a dormire. Abbiate pietà).

Ho sonno

Ed ecco l’ultima incarnazione, la sesta. La spinta propulsiva, insperata e inaspettata, l’ha data Barbara Sgarzi: nel corso di una lezione del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA ha chiesto di creare un blog, così ho pensato di approfittarne per ricreare e rifondare per l’ennesima volta questo posto. Pur amando visceralmente il precedente layout, per ragioni di usabilità ho scelto di tornare alla classica impostazione a due colonne. Nell’header ho deciso di mantenere il buddha rosa rovesciato, mio avatar-feticcio da oltre dieci anni, e di reinserire l’antico motto zestocastetico (temo che le tedenze stocastiche prevarranno sull’intento zetetico). Il titolo resta Blik per le ragioni espresse alla fine di questo articolo. Gli omìni che cadono sono presi da qui e simboleggiano egregiamente il mio stato psichico. Ho messo offline il 70% dei post pubblicati prima del 2012 (troppo cretini personali), riscritto e aggiornato le pagine che trovate linkate in alto, rinominato alcune categorie e aggiunto un po’ di collegamenti ad altri blog. Il motivo per cui tengo ancora aperto questo posto è quello espresso qui e la mission impossible è sempre la stessa: andare a dormire capirci qualcosa.

3 commenti

  1. La notizia è il master.

  2. è molto bello quello che dici

  3. Davide, scegli quello che preferisci (il migliore resta questo).

    Marta, tu.

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