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Categoria: Ermetica

Vediamo attraverso una tessera elettorale, nell’oscurità

“Videmus nunc per speculum in aenigmate”: ora vediamo attraverso uno specchio, nell’oscurità. Sono parole di Paolo di Tarso (Prima lettera ai Corinzi, 13, 12).1 In questa frase, in un certo senso, è racchiusa la mia Weltanschauung.

Philip K. Dick e Jorge Luis Borges, non a caso i miei scrittori preferiti, ne erano ossessionati. L’intera produzione letteraria di Dick, da “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” a “Un oscuro scrutare”, non è altro che la riproposizione – in chiave paranoica e allucinata – del concetto espresso in questa frase. Borges, dal canto suo, dedica un racconto (“Lo specchio degli enigmi”, contenuto in “Altre inquisizioni”) alle diverse interpretazioni date da Léon Bloy al versetto di Paolo.

Il signore raffigurato nell’immagine è proprio Jorge Luis Borges. Il disegno è opera di Paolo Morales, sceneggiatore e disegnatore scomparso prematuramente nel 2013, uno degli autori più originali di Martin Mystère.

Incontrai Morales a Ferrara nel maggio del 2011, durante il IX MMMF (Martin Mystère Mystery Fest, una specie di Festival di Sanremo con Luca Salvadei nei panni di Amadeus e Alfredo Castelli al posto delle canzoni). Ricordo che appena lo vidi ripensai subito a una storia pubblicata qualche anno prima (nel 1995 😲), intitolata “L’Aleph”, come il celebre racconto dello scrittore argentino.

Chiesi a Morales di disegnare Borges e subito dopo gli suggerii di scrivere quelle parole. Lui mi guardò per un istante, sorrise ed eseguì senza chiedere spiegazioni. Ero stato l’unico a non volere un disegno di Martin Mystère.

Stamattina, mentre cercavo la mia tessera elettorale, mi è tornato alla mente quell’incontro. Così, all’improvviso.

(Perché ho ripensato a quell’incontro, ma soprattutto perché sono stato assalito dalla necessità di trovare il prima possibile la mia tessera elettorale, visto che probabilmente non ci saranno elezioni a breve? Vorrei tanto saperlo. Rasoio di Occam: la spiegazione più plausibile è che io sia irrimediabilmente pazzo.)

Ebbene, dopo circa mezz’ora la tessera elettorale è saltata fuori. Era in una cartelletta rossa, tra una bolletta del 2012 e il disegno di Morales.

Uno strano caso di sincronicità junghiana? Un misterioso messaggio da una dimensione sconosciuta? No, figuriamoci. Una semplice coincidenza, ovviamente. In fondo si tratta solo di un disegno a matita, un po’ di grafite su un sottile strato di fibre di cellulosa.

“Caro Sim, videmus nunc per speculum in aenigmate.”

Vado a comprare una cornice (non ho ancora deciso se per il disegno di Morales o per la tessera elettorale).

Borges disegnato da Morales

  1. Videmus nunc per speculum in aenigmate: tunc autem facie ad faciem. Nunc cognosco ex parte: tunc autem cognoscam sicut et cognitus sum. Ora vediamo attraverso uno specchio, nell’oscurità; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in parte; ma allora conoscerò come sono conosciuto. Traduzione di Cipriano de Valera, così come riportata nella versione italiana del racconto di Borges “Lo specchio degli enigmi”. Mi ritrovo solo nelle prime parole. Paolo di Tarso, essendo un credente, era decisamente più ottimista di me. E Paolo Morales? Chissà. []

Il tuo müesli

Il tuo müesli non ti tradisce mai. È lì, ti aspetta dentro la credenza lilla della cucina. Ti vuole bene, ti ama, esiste per renderti felice. La mattina versi il latte freddo nella tazza, prendi il grosso cucchiaio made in Taiwan e cominci a mangiare i croccantissimi agglomerati di cereali con cioccolato fondente e nocciole. Sono ricchi di vitamine, fibre e sali minerali, ti danno tanta energia e voglia di fare. Li mangi come se non ci fosse un domani, come se la tua intera esistenza fosse racchiusa in quel sublime atto di masticazione e deglutizione, deglutizione e masticazione. Un loop infinito di piacere. Chomp chomp chomp, rapimento estatico, chomp chomp chomp.

muesli

Alcuni cereali si incastrano tra i denti, altri finiscono in fondo alla tazza. Cerchi di prenderli col cucchiaio, non ci riesci. Chomp chomp chomp, nella tua mente scorrono canzoni di Ivan Graziani e Aphex Twin. Fissi la poltiglia di latte e cereali e pensi all’ultima puntata di BoJack Horseman, alle radici osservate da Roquentin, a quella formica che hai schiacciato inavvertitamente. I cereali si gonfiano, si spaccano, si disgregano e poi tornano insieme. Assumono forme strane, ti guardano, ti deridono. Li colpisci col cucchiaio, cerchi di annegarli ma sono immortali. Prendi la tazza con entrambe le mani e la spacchi contro il muro con tutta la forza che hai. La tazza esplode come una supernova e i frammenti finiscono ovunque: sulla tovaglia ricamata, tra le dita dei piedi e soprattutto lì, in cielo. Liberi e felici frammenti di tazza fluttuanti nel blu. Il tuo müesli ribolle e poi evapora. Vai a fare una doccia calda.

Margarita 1:1:1

[33% tequila] Martin Mystère, Sherlock Holmes, il capitano Nemo, Phileas Fogg. Intelligenza, scaltrezza, cultura, arguzia, senso dell’umorismo. Viaggi in giro per il mondo alla scoperta di antichissimi resti di ominidi, ricerche genetiche sensazionali, riflessioni filosofiche rivoluzionarie, rinvenimenti incredibili, barba incolta, capelli brizzolati, giacca di tweed, convegni alla Columbia University, avventure, libri, mappe, donne, una borraccia piena di vino caldo. Peli, barba, ossa sporgenti, pomo d’adamo, testosterone, aggressività. Sfida.

Tequila

[33% Triple Sec] Charlie’s Angels, Diana Lombard, Lamù, Yu. Profondità, bellezza, meraviglia, disegni sulla schiena con le dita. MacBook bianco, gelato alla panna, pubblicità colorata dell’Ikea, marshmallow, il vestito rosso sulla pelle nuda. Brividi anche se fa caldo, forme smussate, libertà di fare quello che si vuole, mancanza di obiettivi specifici, matite colorate, maglioni sformati, rotolarsi sul prato, Amélie che fa le linguacce allo specchio, una tazza di tè al cardamomo. Erotismo, piacere, sinuosità, serenità, comprensione, pace. Raccoglimento.

Triple Sec

[33% lime] L’immarcescibile speranza di capirci qualcosa. Stupidi cliché e strani simboli intrecciati, pulsioni e astrazioni mescolate. La consapevolezza che tequila e Triple Sec non esistono. Il visconte dimezzato in realtà è un cavaliere inesistente. Non ci sono Yin e Yang per te in questa prateria, bambina. Non giocare a indiani e cowboy, lascia perdere la battaglia di Little Bighorn fra Es e Super-Io. Tanto sai già come finirà la guerra. O no? Corri, è l’unica cosa che puoi fare.

Lime

[Preparazione] Mettere tutto in uno shaker con ghiaccio, scuotere energicamente, versare nel bicchiere. Fissare per un tempo indeterminato. Immaginare il sapore. Non bere.

Semiosi illimitata

Nulla esiste per essere solo quello che è. Le rughe sul volto di quella sconosciuta hanno lo stesso sapore della carta screpolata dei vecchi giornalini, sono gli anni ’70 e i film con Elliott Gould. I tuoi occhi mi fanno pensare alle querce, alla costellazione di Orione, ai biscotti con la marmellata di more. I segnali stradali diventano cerchi colorati sulle confezioni dei cereali. Sento i granelli di zucchero sotto la lingua e penso a quel giorno di giugno sull’Etna, la bocca rossa di gelsi e il muretto in pietra lavica sotto i polpastrelli. Leggo Tropico del Cancro e rivedo quella foto in bianco e nero, quella che non è mai stata scattata.

non si spiega

Mentre corro mi sento sott’acqua, scendo in profondità e mi manca il fiato. Le curve dei tuoi fianchi assomigliano a Pink Moon di Nick Drake, quella mela invece ha il sapore di Janis Joplin. Il salotto è una giungla e i tappeti bianchi sparsi sul pavimento sono le isole Molucche; ho il pigiama a rombi e i calzini troppo larghi, la penna multicolor è la fiocina con cui affronto gli squali. I baci che mi dai sono la granita di mandorle, il sole che brucia, le spalle su un muro scrostato e gli occhi verso il mare. Ed è come essere sull’Empire State Building e osservare Central Park. Ogni cosa è incomprensibile, ogni cosa è qualcos’altro.

Krisis

Sono in crisi, come sempre. Non preoccupatevi, non sto male. Siete carini a preoccuparvi per me. Mi sento tanto amato, davvero. Non sto neanche bene, certo, ma il mio non stare bene non dipende dall’essere in crisi. Chiaro, no?

No?

Per spiegarvi cosa intendo potrei dirvi che in cinese c’è una parola, wēijī, che significa al tempo stesso “crisi” e “opportunità”. Lo farei, se fosse vero, ma non lo è. Vi dico invece che krisis in greco antico significa “scelta”. L’etimologia della parola non è peregrina, ma ne contiene l’essenza semantica: chi è in crisi soffre, ma nel momento stesso in cui soffre sa già che a un certo punto avrà la possibilità di uscire dallo stato di sofferenza. Come? Compiendo delle scelte che gli consentiranno di attraversare e superare la crisi (che è, per l’appunto, il momento delle scelte). Non solo: la crisi, di solito, giunge quando siamo pienamente consapevoli della drammaticità delle decisioni da prendere, quando sappiamo di trovarci di fronte a un bivio (o a molti bivi) e ci rendiamo conto che una volta imboccata una strada difficilmente avremo la possibilità di tornare sui nostri passi.

“Sto vivendo una crisi e una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va”, cantavano i compianti Bluvertigo. Ma c’è sempre qualcosa che non va. Sempre. “Molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità”. Già, si è in crisi perché consapevoli della problematicità della propria condizione, dei rischi potenziali da affrontare, delle possibili disillusioni e dei probabili disinganni. A condurre alla crisi è la percezione chiara delle cose. Essere in crisi, in altre parole, significa sapere di avere in mano solo un pezzo di un puzzle da diecimila pezzi trovato dentro un pacchetto di patatine gusto pizza. Per mettere insieme tutti i pezzi dovremmo passare la vita mangiando patatine gusto pizza; il che, ne converrete, non è fattibile (anche perché le patatine gusto pizza non fanno bene all’organismo). Ed ecco il paradosso: a volte la crisi diventa insuperabile (come il tonno) e il momento delle scelte si dilata a dismisura, sino a coprire l’arco di un’intera esistenza. È un cul de sac, un loop infinito, un uroboro, un cane che si morde la coda, un pinguino che scivola sul ghiaccio (no, che c’entra il pinguino?)

Io, dicevo, sono in crisi perenne (che culo), ma esistono anche esseri umani che non lo sono quasi mai. Potrei sbagliarmi, ma secondo me sono la fottuta maggioranza. Il mondo è pieno di gente che sceglie senza scegliere, agisce d’impulso e fa quello che sente senza porsi alcun problema. Queste persone vanno avanti come bulldozer e travolgono tutto con la carica del loro istinto: riescono a essere felici in un modo spontaneo e primordiale, un modo che a me è precluso. Per loro non c’è alcuna differenza fra pensare e agire: fanno quello che pensano e agiscono di conseguenza, senza soluzione di continuità. Se sentono di dover fare una determinata cosa (per star bene, per non soffrire), la fanno e basta, fregandosene di tutti i se e di tutti i ma. La loro è una vita fatta di gesti e azioni: una vita senza crisi. Un po’ li invidio, un po’ no. Che senso ha leggere una poesia, se non sai andare oltre le parole?

In quel preciso momento l’uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividere l’adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l’uomo stava accanto a lei in Islanda.

Jorge Luis Borges

I Malkut

  • The universe is not user-friendly. Kelvin Throop

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