- CATEGORIA / Hokmah Binah
- Le verità
Esiste la verità: oscura e incomprensibile, imperscrutabile e non accessibile. E poi esistono le verità: semplici, chiare, cristalline, trasparenti, evidenti, lapalissiane, ovvie. Ne elenco qualcuna: la Terra gira intorno al Sole, l’Islanda è un’isola, ho freddo, la gente fa schifo, la vita non ha senso, Berlusconi morirà, moriremo tutti, due più due fa quattro.

- [Post criptico] Il mio amico
Il mio amico faticava tutte le notti per guadagnare un po’ di soldi e costruire il sogno di una vita col suo principe azzurro: casa, matrimonio, tanti bimbi, caminetto e vecchiaia insieme. Sogno destinato ad andare in frantumi e a tramutarsi in delusione, disillusione, amarezza, infelicità. Il mio amico è tornato in strada, ma questa volta si è lasciato andare e vive d’espedienti. I fasti del passato sono solo un ricordo svaporato, i suoi desideri cenere nel caminetto immaginario. Eppure, eppure, eppure. Il mio amico ne ha passate di tutti i colori, eppure resta una persona semplice e pura. È sereno, calmo, generoso e si fa voler bene da tutti. Il mio amico, nell’eleganza e nello splendore della sua mente candida1, ha molta più dignità di tanta gente che incontro al supermercato.
Il mio amico riesce sempre a ridere, ride e la sua risata è contagiosa. Rido anch’io, ma mi viene voglia di graffiare la lavagna con le unghie. I pipistrelli roteano nelle viscere e diecimila trilioni di cellule si ritrovano senza nucleo e organuli, solo vuoto citoplasma privo di memoria genetica. Kyogen diceva che lo Zen è come un uomo appeso con i denti a un albero sopra un precipizio. Le sue mani roteano nel vuoto, i suoi piedi poggiano sull’abisso e sotto l’albero c’è un’altra persona che gli chiede: “Perché Bodhidarma lasciò l’India per la Cina?”. Se l’uomo sull’albero non risponde, fallisce; e se risponde, cade uccidendosi. Che cosa devo fare? Perché dovrei lasciare l’India per la Cina? Diffido di me stesso. In un mondo privato della sua realtà, in un mondo in cui non esistono più cose ma solo immagini di cose, in cui tutto è derealizzato e trasformato in copia o simulacro, combattere la realtà direttamente sarebbe come fronteggiare un fantasma: una battaglia contro i mulini a vento, persa in partenza. Se non puoi convincerli,
confondilinon convincerli. Trasformati in un pezzo del meccanismo, diventa come loro (presidenti, commendatori, massaie, comunisti, fascisti, leghisti, studenti, calciatori, dottoresse, poliziotti, impiegati, commercialisti, principi azzurri, politici, puttane) e quando nessuno se l’aspetta fai scoppiare la bolla di sapone e rivela che era tutta una beffa. E poi scompari, dissolviti nel nulla e ricomincia. Oltre la Cina c’è il Giappone. Yaoyorozu-no-kami.- How happy is the blameless vestal’s lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind! [↩]
- How happy is the blameless vestal’s lot!
- Orgoglio e castigo
Ho letto Delitto e castigo nel luglio del 2001, perduto tra gli scaffali di una piccola biblioteca di quartiere. Quell’anno facevo l’obiettore di coscienza e fuori c’erano 40 gradi, l’erba secca, il sole a picco e un po’ di cervelli umani fritti alla fermata del’autobus; dentro invece c’erano ombra, silenzio, frescura, solitudine e lo struggimento di un giovane pazzo che faceva suoi i tormenti di Raskol’nìkov. La mia lettura di Orgoglio e pregiudizio risale invece a molto tempo prima (non ricordo con esattezza, ma credo fosse il 1996 o giù di lì). Nel corso di questi lunghi anni la trama del libro è quasi del tutto svaporata dalla mia mente, ma ho ancora contezza della profonda antipatia nutrita nei confronti della signora Bennet e di quasi tutti i personaggi, eccezion fatta forse per Jane; ricordo poi che Ragione e sentimento – letto pochi giorni prima – m’era piaciuto molto di più. Ora, sono certo che molti tra i miei affezionatissimi lettori
(a proposito, chi diavolo siete?)si staranno chiedendo quale oscuro legame intercorra tra il romanzo dello scrittore russo e quello della scrittrice inglese. La risposta è semplice: nessuno. Il fatto è che, poco più di 24 ore fa, partecipando ad un consesso di filosofi nietzscheani, ho proferito distrattamente le seguenti parole: «secondo me il miglior romanzo di Dostoevskij è senza dubbio Orgoglio e pregiudizio». Banale lapsus di cui mi sono subito accorto, correggendomi pochi istanti dopo. E però l’idea che gli altri convitati possano aver pensato – seppur per un fugace istante – che io fossi portatore di una sì abissale ignoranza, provoca in me un profondo dolore non solo spirituale ma anche fisico (vi basti sapere che in questo momento il mio povero corpo è scosso da brividi di freddo e convulsioni febbrili che rendono difficoltosa la stesura di questo post). Mi chiedo dunque, e chiedo a voi cari lettori(ma chi cavolo siete?), perché reagisco in modo così esagerato ad un evento tanto insignificante? Cosa c’è di sbagliato in me? Sono forse eccessivamente severo con me stesso e terribilmente insicuro riguardo la percezione che gli altri hanno di me, oppure in realtà sono tanto orgoglioso da ritenermi la sola persona al mondo in grado di distinguere semplici errori di distrazione da vere manifestazioni di ignoranza? È così? Temo inconsciamente che gli altri esseri umani non abbiano la mia stessa capacità di discernere il grano dal loglio, e il mio Über-Ich mi punisce infliggendomi il castigo di interminabili tribolazioni e sofferenze? A voi, miei piccoli lettori(ma chi stradiavolo siete?), l’ardua sentenza.
- Solo da parlo io
Quest’umore altalenante ti fa girare la testa. E spezza le catene dell’altalena, diamine! Usa il machete mentale che t’ho regalato per il Bar mitzvah degli agnostici. Te lo dico col cuore in mano (roba splatter), perché proprio non ce la faccio a vederti sempre così. La mia reazione brusca dell’altra sera (t’ho fatto mordere la lingua tre volte in due minuti, ricordi?) voleva essere una specie di doccia gelida per aiutarti a scuoterti. E non è servita a niente, lazzarone narcolettico dei miei stivali (dovevo farti mettere la lingua nel frullatore?). Genio e sregolatezza è una combinazione che a volte funziona, ma spesso la sregolatezza fagocita il povero piccolo genio. Tutte le mattine quella stronza se lo pappa a colazione assieme a latte e cornflakes, capisci? In questo momento il sole è verde, l’erba è gialla, il cielo è viola e l’arcobaleno è in bianco e nero. Però puoi ancora farcela, scemo. Il sacro Graal è il tuo fottuto ombelico, fissatelo bene in testa.

Only someone who understands something absolutely
can explain it so no one else can understand it.
(Rudnicki’s Nobel Prize Principle) - Un altro Sim
Dopo il Paul Hackett di Fuori Orario, il Sam Lowry di Brazil, il Joel Fleischman di Northern Exposure, il Jeffrey Lebowski del Grande Lebowski e il Barton Fink di Barton Fink, ho inaspettatamente trovato il sesto: il Don Johnston di Broken Flowers. In tutto il film, ma soprattutto nella scena finale, io sono Bill Murray.

Sim Dawdler |