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	<title>Blik &#187; Pappette logorroiche</title>
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	<description>Il giro del mondo in verticale</description>
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		<title>Ganz Andere Reloaded (Episode I)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 20:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim Dawdler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli studi fenomenologici sull&#8217;esperienza religiosa hanno subìto una svolta nel 1917, anno di pubblicazione de Il sacro1, celebre saggio di Rudolf Otto. Alla base di tutte le religioni vi è per Otto l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con il sacro, intenso nel senso di numinoso (da numen): la percezione del divino come qualcosa di incomprensibile, estraneo, radicalmente diverso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli studi fenomenologici sull&#8217;esperienza religiosa hanno subìto una svolta nel 1917, anno di pubblicazione de <strong>Il sacro</strong><sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_0_487" id="identifier_0_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Das Heilige.&nbsp;&Uuml;ber&nbsp;das Irrationale in der Idee des G&ouml;ttlichen und  sein Verh&auml;ltnis zum Rationalen, 1917, 1936; trad. it. &nbsp;Il  sacro. L&amp;#8217;irrazionale nell&amp;#8217;idea del divino e la sua relazione al  razionale, Feltrinelli, Milano, 1966.">1</a></sup>, celebre saggio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Otto">Rudolf Otto</a>. Alla base di tutte le religioni vi è per Otto l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con il sacro, intenso nel senso di <strong>numinoso</strong> (da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Numen">numen</a>): la percezione del divino come qualcosa di incomprensibile, estraneo, radicalmente diverso e superiore, non definibile razionalmente. Il numinoso avvolge l&#8217;essere umano in modo assoluto e provoca in lui un sentimento di finitudine e dipendenza creaturale; il dio ineffabile e inaccessibile si configura come <em>mysterium tremendum et fascinans: </em>un&#8217;entità che atterrisce e lascia sgomenti per la sua totale alterità, ma da cui ci si sente al contempo terribilmente e irresistibilmente attratti. L&#8217;uomo non può definire né spiegare in alcun modo ciò che travalica la sua limitata ragione, può solo esperire per via irrazionale ed emotiva la presenza del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Totalmente_Altro">totalmente Altro</a> (il <strong>ganz Andere</strong>) e provare un sentimento infinito di timore e venerazione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Rudolf Otto (con occhiaie numinose)" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/rudolfotto.jpg" alt="Rudolf Otto (con occhiaie numinose)" /></p>
<p>Otto in realtà non scopre nulla di nuovo, ma approfondisce e chiarifica un concetto molto vecchio &#8211; la cui origine si può far risalire all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plotino#L.27Uno">Uno plotiniano</a> e il cui culmine è stato raggiunto nel Medioevo a partire dalla traduzione eriugeniana del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corpus_Dionysianum">Corpus Dyonisianum</a> - ovverosia l&#8217;idea che non si possa dire alcunché di positivo sul divino e che si possa parlare di Dio solo per <em>via negationis</em>:<em> &#8220;</em>si comprehendis non est Deus&#8221;, diceva Agostino<sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_1_487" id="identifier_1_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Sermo 52, 16:&nbsp;PL 38, 360.">2</a></sup>. La <strong>teologia apofatica </strong>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meister_Eckhart">Meister Eckhart</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cusano">Nicola Cusano</a><strong> </strong>si fondava proprio su questo presupposto: Dio è inconoscibile, incomprensibile, inspiegabile; anzi Dio <strong>non è</strong>, nel senso che si pone al di là del concetto di essere <span style="text-decoration: line-through;">(qui si potrebbe aprire una parentesi infinita su Parmenide, Tommaso d&#8217;Aquino e  l&#8217;ἀλήθεια come &#8220;disvelamento&#8221; in Heidegger, ma la fuffa prenderebbe il sopravvento)</span> e noi non possiamo far altro che arrenderci di fronte alla nostra limitatezza. Vi è solo un modo per avvicinarci all&#8217;inavvicinabile: abbandonare la ragione e seguire un <strong>percorso mistico</strong> di elevazione, quello che Plotino e Proclo chiamavano ἐπιστροφή, ossia il processo di riavvicinamento e ricongiunzione all&#8217;Uno; processo che può avvenire seguendo la strada ascetica dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eremita">eremita</a> e dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anacoreta">anacoreta</a>, oppure attraverso l&#8217;assunzione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Allucinogeno">sostanze psicotrope</a>, o ancora &#8211; se si è particolarmente <span style="text-decoration: line-through;">pazzi</span> coraggiosi &#8211; in entrambi i modi contemporaneamente <span style="text-decoration: line-through;">(qui ci starebbe un&#8217;altra enorme parentesi sul misticismo nell&#8217;ebraismo, nel sufismo, nello sciamanesimo e nel buddhismo, ma andrei fuori tema)</span>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Il bello è che dopo aver raggiunto l'Uno ci si può anche giocare" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/uno.jpg" alt="Il bello è che dopo aver raggiunto l'Uno ci si può pure giocare" /></p>
<p>Prendendo le mosse dagli studi di Rudolf Otto sul numinoso, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mircea_Eliade">Mircea Eliade</a> ha evidenziato l&#8217;importanza della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ierofania">ierofania</a> nel rapporto dell&#8217;essere umano col sacro<sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_2_487" id="identifier_2_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Cfr. in particolare Trait&eacute; d&rsquo;histoire des religions, Payot,  Paris, 1948; trad. it. Trattato  di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino, 1976. Le  Sacr&eacute; et le profane, Gallimard, Paris, 1965; trad. it. Il  sacro e il profano, Torino, Bollati Boringhieri, 1984. Images et  symbols. Essai sur le symbolisme magic-religieux, Gallimard, Paris,  1982; trad. it. Immagini  e simboli. Saggi sul simbolismo magico-religioso, Jaka Book,  Milano, 1984. Histoires des croyances et des ide&eacute;s religieuses,  vol. 3, Payot, Paris, 1983; trad. it. Storia  delle credenze e delle idee religiose. Da Maometto all&rsquo;et&agrave; delle  Riforme, Sansoni, Firenze, 1990.">3</a></sup>; <em>ogni cosa</em> può, in qualsiasi momento, essere una manifestazione del sacro ed acquisire gli attributi di <em>mysterium tremendum et fascinans</em>: tutto ciò che ci circonda &#8211; esseri viventi, oggetti animati e inanimati, persino noi stessi &#8211; può essere portatore di quello che i Maori e altre popolazioni del Sud Pacifico chiamano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mana">mana</a> &#8211; la presenza di una <em>forza</em> sconosciuta e inconoscibile &#8211; e trasformarsi in un elemento ierofanico capace di spalancare le porte al numinoso, al totalmente Altro, al <em>ganz Andere</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" aligncenter" title="Lui è al di là del ganz Andere" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/borghezio.jpg" alt="Lui è al di là del ganz Andere" width="260" height="180" /></p>
<p>Orbene, a questo punto sorge una domanda: si può espungere l&#8217;elemento divino dall&#8217;incontro col <em>ganz Andere</em>? Si può sganciare il numinoso dall&#8217;esperienza religiosa? La risposta è sì, e quando questo accade la cosa ha <strong>effetti devastanti</strong>. Perché ciò avvenga servono tre presupposti fondamentali: 1. il senso di <strong>meraviglia</strong> di cui parla Aristotele nella Metafisica<sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_3_487" id="identifier_3_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Metafisica, I, 2, 982b.">4</a></sup>, da lui giustamente posto al principio di ogni filosofare; 2. un forte <strong>scetticismo</strong> simile a quello delle scuole dell&#8217;antica Grecia, intriso di spirito <a href="http://www.etimo.it/?term=zetetico">zetetico</a>; 3. la tendenza a fidarsi solo della propria <strong>ragione</strong>, con la consapevolezza che si tratta di uno strumento molto limitato<sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_4_487" id="identifier_4_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="A tal proposito potrebbe essere utile leggere o rileggere questa parte della Critica della ragion pura.">5</a></sup>, ma che è l&#8217;unico di cui disponiamo. Questi tre elementi sono indispensabili, ma da soli non bastano; c&#8217;è un quarto presupposto, forse il più importante di tutti (di certo il più difficile da definire): la mancanza di quella sorta di <em>meccanismo psicologico di autodifesa</em> che permette alla stragrande maggioranza degli uomini di vivere, riprodursi e morire <em>accettando</em> il mondo per quello che è (meccanismo che si può porre alla base della <strong>fede</strong> &#8211; che conforta e consente appunto di dare una <em>giustificazione</em> alle cose &#8211; ma che è presente anche in chi non crede). È come se alcuni esseri umani nascessero privi di questo meccanismo, come se mancasse loro un enzima essenziale per vivere come <em>gli altri</em>. Sia chiaro, queste persone riescono comunque a condurre un&#8217;esistenza &#8220;normale&#8221;, ma dentro di loro c&#8217;è qualcosa che <em>brucia</em> costantemente, qualcosa che li fa sentire come pesci rossi consapevoli di trovarsi dentro un acquario; una specie di mantra silenzioso, un&#8217;ossessione, un tormento, qualcosa che non li fa dormire la notte, che li fa sudare freddo. E questo qualcosa è il <strong>sentimento del numinoso</strong>; un numinoso privato però dell&#8217;esperienza del divino, un numinoso <strong>desacralizzato <span style="font-weight: normal;">e per questo motivo ancora più intenso e sconvolgente. Quando ci si trova in questa condizione </span>tutto<span style="font-weight: normal;"> diviene <em>ganz Andere</em>, ma non nel senso in cui usano questo termine Otto o Eliade. Non c&#8217;è alcuna percezione di alcunché di superiore, non c&#8217;è nessun <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Deus_absconditus">Deus absconditus</a>, non c&#8217;è alcun senso di dipendenza creaturale, <strong><span style="font-weight: normal;">non ci sono <em>mana</em> né <em>ierofanie</em>. C&#8217;è solo la consapevolezza profonda di essere immersi in qualcosa di assolutamente incomprensibile, assurdo, incredibile, inconcepibile. E questo qualcosa non è il Dio della teologia apofatica, non è un Ente che sta al di là del concetto stesso di &#8220;ente&#8221;, ma è la </span>realtà</strong> nella sua totalità.<strong> </strong>La realtà non è solo strana e complicata: è <strong>oscura</strong> e <strong>misteriosa</strong>. L&#8217;universo nel suo complesso &#8211; dalle particelle subatomiche alle supernovae, passando  per i venti amminoacidi che compongono le proteine &#8211; è un <em>mysterium tremendum et fascinans<span style="font-style: normal;">,</span><span style="font-style: normal;"> ancora più </span>tremendum<span style="font-style: normal;"> e infinitamente più </span>fascinans<span style="font-style: normal;"> di quanto non sarebbe se si percepisse la presenza di qualsivoglia divinità. Ogni cosa è parte di un enigma scritto in un codice indecifrabile, ma che <strong>non si può non cercare di decifrare</strong>. Non c&#8217;è alcun percorso mistico che possa portare là dove non possiamo andare, non c&#8217;è nessuna scorciatoia; ci siamo solo noi col nostro intelletto e i nostri miseri e imprecisi strumenti. A questo punto la <strong>ricerca</strong> diventa essenziale, è anzi l&#8217;unico scopo che ci si possa umanamente prefiggere. In principio si tratta di una ricerca puramente filosofica &#8211; la filosofia è la scintilla immaginifica da cui tutto ha inizio &#8211; ma a un certo punto la filosofia non basta più, e <a href="http://www.filosofando.eu/2009/05/16/19/">si sente l&#8217;esigenza di rompere il giocattolo</a> utilizzando lo strumento più raffinato di cui disponiamo al momento: <strong>la</strong> <strong>scienza</strong><strong><span style="font-weight: normal;"><sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_5_487" id="identifier_5_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In verit&agrave;, in verit&agrave; vi dico: &egrave; questo l&amp;#8217;unico motivo per cui, dopo la laurea in Filosofia, mi sono iscritto in Biologia.">6</a></sup><em><span style="font-style: normal;">. La scienza ci permette di addentrarci sul serio nel </span><span style="font-style: normal;"><em>ganz Andere</em><span style="font-style: normal;">,</span> <span style="font-style: normal;">è <a href="http://twitter.com/Sim_Dawdler/status/1602370347">un tuffo </a></span><span style="font-style: normal;"><a href="http://twitter.com/Sim_Dawdler/status/1602370347">nell&#8217;oceano-puzzle multidimensionale in cui ci troviamo</a>. Ogni singola scoperta è un tassello microscopico del grande mosaico; e più tasselli si accumulano, più il senso del numinoso &#8211; spogliato delle sue connotazioni religiose &#8211; si acuisce. Ovviamente è possibile fare scienza (e filosofia) senza possedere questo speciale senso del numinoso &#8211; direi anzi che la maggior parte degli scienziati (e dei filosofi) ne è totalmente sprovvista &#8211; ma <strong>non è la stessa cosa</strong><sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_6_487" id="identifier_6_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Prendete il celebre aforisma di Einstein: &amp;#8220;la scienza senza la religione &egrave; zoppa; la religione senza la scienza &egrave; cieca&amp;#8221; (in Pensieri degli anni difficili, p. 135) e mettete &amp;#8220;senso del numinoso&amp;#8221; al posto di &amp;#8220;religione&amp;#8221;. Ecco quel che intendo. Come dice Carl Sagan, in realt&agrave; la nebulosa di Andromeda &egrave; infinitamente pi&ugrave; &amp;#8216;numinosa&amp;#8217; della resurrezione (Contact, p. 144). Consiglio anche la visione di questo video (il tizio che parla &egrave; Richard Feynman). Altri filosofi e scienziati contemporanei, tra cui Daniel Dennett e Richard Dawkins, hanno espresso l&amp;#8217;esigenza di separare il numinoso dal soprannaturale. ">7</a></sup>.</span></span></em></span></strong></span></em></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Tu sei qui, io sono da un'altra parte" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/youarehere.jpg" alt="Tu sei qui, io sono da un'altra parte" /></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em><span style="font-style: normal;"><span style="font-style: normal;">Nell&#8217;Episode II <span style="text-decoration: line-through;">(che non ho la più pallida idea di quando sarà pubblicato)</span> parlerò di come un certo tipo di letteratura possa far penetrare il numinoso nella mente di soggetti predisposti <span style="text-decoration: line-through;">lo ammetto, in realtà parlo sempre e solo di me</span>. Affronterò di sfuggita il </span><span style="font-style: normal;"><em>ganz Andere </em>declinato in chiave fantastica (in Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft), comica (in Kurt Vonnegut e Douglas Adams), e fantascientifica (in Stanislaw Lem e Philip K. Dick), ma mi concentrerò soprattutto su un autore i cui racconti costituiscono la via d&#8217;accesso privilegiata per entrare in contatto col <em>totalmente Altro</em>: Jorge Luis Borges<sup><a href="http://www.zeteti.com/blik/2010/02/ganz-andere-reloaded/#footnote_7_487" id="identifier_7_487" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Resti tra noi, ma io penso che ci sia molta pi&ugrave; filosofia in Borges e negli altri autori citati piuttosto che &amp;#8211; giusto per fare un nome &amp;#8211; in tutta l&amp;#8217;opera di Hegel. E comunque la filosofia &egrave; solo un ramo della letteratura fantastica (indovinate chi l&amp;#8217;ha detto).">8</a></sup>.</span></span></em></span></strong></p>




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<br/><br/><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_487" class="footnote"><em>Das Heilige. Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und  sein Verhältnis zum Rationalen</em>, 1917, 1936; trad. it.  <a href="http://www.anobii.com/books/Il_sacro/9788807100369/0138186a696da575c7/">Il  sacro. L&#8217;irrazionale nell&#8217;idea del divino e la sua relazione al  razionale</a>, Feltrinelli, Milano, 1966.</li><li id="footnote_1_487" class="footnote"><em>Sermo</em> 52, 16: <em>PL</em> 38, 360.</li><li id="footnote_2_487" class="footnote">Cfr. in particolare <em>Traité d’histoire des religions</em>, Payot,  Paris, 1948; trad. it. <a href="http://www.anobii.com/books/Trattato_di_storia_delle_religioni/9788833911366/011d75fd9a3639c5f8/">Trattato  di storia delle religioni</a>, Bollati Boringhieri, Torino, 1976. <em>Le  Sacré et le profane</em>, Gallimard, Paris, 1965; trad. it. <a href="http://www.anobii.com/books/Il_sacro_e_il_profano/01741c708604c0e68d/">Il  sacro e il profano</a>, Torino, Bollati Boringhieri, 1984. <em>Images et  symbols. Essai sur le symbolisme magic-religieux</em>, Gallimard, Paris,  1982; trad. it. <a href="http://www.anobii.com/books/Immagini_e_simboli/9788816400702/01d6e28d6a75c3a726/">Immagini  e simboli. Saggi sul simbolismo magico-religioso</a>, Jaka Book,  Milano, 1984. <em>Histoires des croyances et des ideés religieuses</em>,  vol. 3, Payot, Paris, 1983; trad. it. <a href="http://www.anobii.com/books/Storia_delle_credenze_e_delle_idee_religiose/9788817014335/014ce8c6205aa56a9b/">Storia  delle credenze e delle idee religiose. Da Maometto all’età delle  Riforme</a>, Sansoni, Firenze, 1990.</li><li id="footnote_3_487" class="footnote"><em>Metafisica</em>, I, 2, 982b.</li><li id="footnote_4_487" class="footnote">A tal proposito potrebbe essere utile leggere o rileggere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antinomie_kantiane">questa parte</a> della <a href="http://www.anobii.com/books/Critica_della_ragion_pura/9788842019084/01d5c39e18c2da3742/">Critica della ragion pura</a>.</li><li id="footnote_5_487" class="footnote"></span><span style="font-weight: normal;">In verità, in verità vi dico: è questo l&#8217;unico motivo per cui, dopo la laurea in Filosofia, mi sono iscritto in Biologia.</li><li id="footnote_6_487" class="footnote">Prendete il celebre aforisma di Einstein: &#8220;la scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca&#8221; (in <a href="http://www.anobii.com/books/Pensieri_degli_anni_difficili/9788833902562/0139d39b43ae17f11b/">Pensieri degli anni difficili</a>, p. 135) e mettete &#8220;senso del numinoso&#8221; al posto di &#8220;religione&#8221;. Ecco quel che intendo. Come dice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan">Carl Sagan</a>, in realtà la nebulosa di Andromeda è infinitamente più &#8216;numinosa&#8217; della resurrezione (<a href="http://www.anobii.com/books/Contact/0143f8a58593573d1a/">Contact</a>, p. 144). Consiglio anche la visione di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=62xVoYeov6Y">questo video</a> (il tizio che parla è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Feynman">Richard Feynman</a>). Altri filosofi e scienziati contemporanei, tra cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Dennett">Daniel Dennett</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins">Richard Dawkins</a>, hanno espresso l&#8217;esigenza di separare il numinoso dal soprannaturale. </li><li id="footnote_7_487" class="footnote">Resti tra noi, ma io penso che ci sia molta più filosofia in Borges e negli altri autori citati piuttosto che &#8211; giusto per fare un nome &#8211; in tutta l&#8217;opera di Hegel. E comunque la filosofia è solo un ramo della letteratura fantastica (indovinate chi l&#8217;ha detto).</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>I miei 101 amici</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 15:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim Dawdler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Io ho 101 amici, vi rendete conto? Ho 101 amici e il cuore ricolmo di orgoglio e gratitudine. È bello avere tanti amici, ma ancor più bello averne proprio 101. 101 è un numero magico e palindromo. Ok, pure 202 e 303 sono palindromi, ma non hanno nulla della magia del 101. 101 è magico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io ho 101 amici, vi rendete conto? <strong>Ho 101 amici e il cuore ricolmo di orgoglio e gratitudine</strong>. È bello avere tanti amici, ma ancor più bello averne proprio 101. 101 è un numero magico e palindromo. Ok, pure 202 e 303 sono palindromi, ma non hanno nulla della magia del 101. 101 è magico perché <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wJOorgSTcUw">negli anni &#8217;80 c&#8217;era una bibita fichissima che si chiamava così</a> (in realtà si chiamava One-O-One, ma è uguale), con quel gusto un po&#8217; speciale che sembrava quello della Coca-Cola ma era tutta un&#8217;altra cosa; 101 è magico perché è la somma di cinque numeri primi consecutivi (13 + 17 + 19 + 23 + 29) e perché la statua della libertà è alta 101 piedi dalla base alla torcia; 101 è magico perché i gatti saran pure 44 in fila per 6 col resto di 2, ma i cani della carica sono 101 e non si discute; 101 è magico perché è fatto coi numeri del codice binario e perché è il nome di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_101">un&#8217;emittente radiofonica</a> che trasmette le canzoni che amiamo degli anni &#8217;80, &#8217;90 e di oggi (e scusate se è poco). Insomma, 101 è magico e ora io ho 101 amici e questa è una cosa stupenda. Sono proprio tanto felice, e in preda all&#8217;euforia ho deciso di fare due conti su questi miei 101 amici.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="101 friends (la lingua d'Albione è più cool)" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/101friends.jpg" alt="(La lingua d'Albione è più cool)" width="202" height="48" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Ordunque, cominciamo col dire che nove dei miei centouno amici (l&#8217;8.9%) sono dei perfetti sconosciuti, nel senso che non ho proprio la più pallida idea di chi siano: due ragazze sono diventate mie amiche per via dello stesso cognome (una vive addirittura in Argentina, che bello), un altro paio perché siamo nati lo stesso giorno, mese e anno (eh, il destino), due tizi di New York per motivi oscuri che non ricordo, un ragazzo turco perché condividiamo il film preferito (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fuori_orario">Fuori orario</a>) e un altro newyorkese perché ha la <a href="http://www.jenniferboyer.com/SimianlineFacts.html">linea simiana</a> come me. E siamo a otto. Il modo in cui sono diventato amico della nona sconosciuta è il più bello di tutti e merita d&#8217;esser sottolineato. Un paio di settimane fa ho ricevuto una richiesta d&#8217;amicizia da parte di una <a href="http://profile.ak.facebook.com/v227/675/58/n836809286_9411.jpg">simpatica signora</a> di sessantatre anni; incuriosito, le ho scritto questo:</p>
<blockquote><p>Ci conosciamo?</p></blockquote>
<p>E lei ha risposto così:</p>
<blockquote><p>Professeur de mathématiques retraitée de Belgique, je vis maintenant à Agde (Hérault,France), et continue mes bénévolats commencés en Belgique ; déléguée de l&#8217;ADMD ( Association pour le Droit de Mourir dans la Dignité), je suis aussi libre penseur, administrateur des Crématistes, et vais souvent à Paris, pour suivre des formations organisées par le CISS (collectif interassociatif sur la santé), car je suis représentante des usagers dans les hôpitaux. J&#8217;ai beaucoup d&#8217;affinités avec l&#8217;Italie, puisque j&#8217;ai une petie maison dans le centre historique d&#8217;Apricale ( Liguria)&#8230;.Bises. Micheline</p></blockquote>
<p>Potevo ignorare la sua richiesta d&#8217;amicizia? Ovviamente no. Altri sei dei miei centouno amici (il 5.9%) non sono umani, nel senso che non hanno un cervello e sono sprovvisti di autocoscienza (no, non sono amico di Borghezio): uno ad esempio è un <a href="http://www.facebook.com/people/Uan-Di-Bimbumbam/1302146665">pupazzo rosa peloso</a>, un altro è <a href="http://it-it.facebook.com/people/Marforio-Sito/1596792671">un sito studentesco</a>, un altro ancora è un <a href="http://it-it.facebook.com/people/Zo-Centro-Culture-Contemporanee/1554715192">CCC</a> (Centro Culture Contemporanee). Suppongo invece che altri otto amici (il 7.9%) siano umani, ma non posso esserne certo perché non li ho mai conosciuti di persona né ci ho mai parlato al telefono, ma solo attraverso internet (alcuni li frequento da anni attraverso chat e blog, e in tutto questo tempo ho avuto modo di entrare in contatto con le loro manie, idiosincrasie e tribolazioni sentimentali, <strong>ma non ho mai visto in faccia nessuno di loro</strong>). Dodici (l&#8217;11.8%) li ho incontrati una sola volta in tutta la mia vita; in alcuni casi si è trattato di incontri lunghi e significativi, in altri di apparizioni fugaci ma intense, in altri ancora il tutto si è risolto in un &#8220;Ciao, come ti chiami? Posso aggiungerti su Facebook?&#8221;. Quattro (il 3.9%) erano miei compagnetti alle scuole elementari e non li vedo da circa vent&#8217;anni, mentre altri otto (il 7.9%) erano miei amichetti ai tempi del liceo e il nostro ultimo incontro risale a poco tempo fa (da un minimo di due a un massimo di undici anni, praticamente nulla su scala cosmica); i compagni delle medie invece sono zero (lo 0.0%), perché tutti morti, in carcere, rapiti dagli alieni o risucchiati da un buco nero. Ben ventiquattro (il 23.7%) li ho conosciuti all&#8217;università e proprio con ventiquattro non mi vedo da almeno un anno (ma non sono necessariamente le stesse persone). Due (l&#8217;1.9%) sono miei parenti (il che invero è piuttosto singolare, considerato il fatto che ho nove zii e ventiquattro cugini di primo grado). Con cinque (il 4.9%) mi sono scambiato dolci baci e languide carezze, ma se volete sapere chi sono state freschi (ok, cliccando <a href="http://profile.ak.facebook.com/v226/1574/34/n1302146665_7006.jpg">qui</a> potrete scoprire l&#8217;identità di una di loro). Oh, uno (lo 0.9%) è un <a href="http://www.facebook.com/people/Radberto-Pascasio/1524995475">teologo benedettino</a>, autore del <em>De Corpore et Sanguine Domini</em>. Potrei finire elencando i debosciati con cui mi frequento con maggiore assiduità, ma quelli non ho voglia di contarli (eccone <a href="http://es-la.facebook.com/pages/Vino/25871389359">uno</a>, giusto a titolo esemplificativo). Bene, direi che è tutto.<em> </em>Prima di salutarvi, però, ci tengo a ribadire che <strong>ho 101 amici e il cuore ricolmo di orgoglio e gratitudine</strong>. Di seguito riporto la frase che ho scritto a caratteri cubitali sulla mia <a href="http://www.zeteti.com/blog/imma/smemoranda.JPG">Smemo</a> rosa. Arrivederci e grazie per la cortese attenzione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="La frase che ho scritto a caratteri cubitali sulla mia Smemo rosa" src="http://img144.imageshack.us/img144/1390/amicizia9yd3yz.gif" alt="La frase che ho scritto a caratteri cubitali sulla mia Smemo rosa" width="439" height="271" /></p>




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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Breakfast of Mockeries</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 17:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim Dawdler</dc:creator>
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		<description><![CDATA[State a sentire: recentemente sono stato a Londra e avrei un sacco di cose da dire su questa città e su quello che mi è capitato mentre ero lì. Ne parlerò approfonditamente in un romanzo che sarà pubblicato tra qualche anno, il cui titolo provvisorio è Gravity&#8217;s Rainbow 2.0. Poco prima di partire per Londra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>State a sentire: recentemente sono stato a Londra e avrei un sacco di cose da dire su questa città e su quello che mi è capitato mentre ero lì. Ne parlerò approfonditamente in un romanzo che sarà pubblicato tra qualche anno, il cui titolo provvisorio è <em>Gravity&#8217;s Rainbow 2.0</em>. Poco prima di partire per Londra ho letto due romanzi di Kurt Vonnegut, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_colazione_dei_campioni">La colazione dei campioni</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghiaccio-nove">Ghiaccio-nove</a>; di <em>Ghiaccio-nove</em> parlerò prossimamente in un post il cui titolo provvisorio è <em>Le foma di Bokonon salveranno il mondo</em>, mentre in questo post vorrei dilungarmi su <em>La colazione dei campioni</em>. Vorrei, ma un singolo post non riuscirebbe a contenere tutte le cose che ho da dire, così ho deciso che parlerò approfonditamente de <em>La colazione dei campioni</em> in un romanzo che sarà pubblicato tra qualche anno, il cui titolo provvisorio è <em>Gravity&#8217;s Rainbow 2.0</em><em>. </em>In questo post mi limiterò a <strong>far finta</strong> di parlare di Londra e de <em>La colazione dei campioni</em>, e cercherò di farlo nel modo più vonnegutiano possibile, per rendere omaggio al compianto Kurt. Ecco perché il post comincia con &#8220;state a sentire&#8221; ed è pieno di disegnini, &#8220;ecc.&#8221; e frasi strane. Se ci pensate è una cosa piuttosto <strike>cretina</strike> originale: correggetemi se sbaglio, ma mi pare che nella storia dell&#8217;umanità nessuno prima di me abbia avuto l&#8217;idea di scrivere un post in stile vonnegutiano in cui finge di parlare di Londra e de <em>La colazione dei campioni</em>. Solitamente le idee originali (anche quelle cretine) sono rappresentate graficamente dal disegno di una lampadina accesa. Una lampadina è un piccolo oggetto che serve a illuminare artificialmente un posto buio. Esistono lampadine a incandescenza, a fluorescenza, a raggi UVA, ecc. Una lampadina a incandescenza è fatta più o meno così:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/lampadina.jpg" alt="lampadina" title="lampadina" width="158" height="164" /></p>
<p>Su Wikipedia c&#8217;è scritto che <em>La colazione dei campioni</em> è un romanzo di fantascienza, ma non è vero. Io ho letto un sacco di romanzi di fantascienza e vi posso assicurare che quello di Vonnegut è tutto fuorché un romanzo di fantascienza. Ci sono dentro un sacco di idee fantascientifiche, è vero, ma nessuna di queste è sviluppata in modo fantascientifico. Ad esempio, uno dei protagonisti è un tizio &#8211; tale Dwayne Hoover &#8211; che dopo aver letto un romanzo di fantascienza di Kilgore Trout (Kilgore Trout è una specie di alter-ego di Vonnegut, uno scrittore di fantascienza sfigato che compare in diversi suoi romanzi) si convince del fatto che tutti gli esseri umani eccetto lui sono macchine prive di coscienza e di libero arbitrio; questa se ci pensate è un&#8217;ottima idea fantascientifica (oltre che filosofica), e leggendo la quarta di copertina pare che l&#8217;intero romanzo ruoti intorno a questa idea. Per inciso, gli esseri umani sono <strong>davvero</strong> macchine. Forse essi sono dotati di coscienza e libero arbitrio, forse no, ma di sicuro sono macchine. Macchine dalla forma stranissima e piene di protuberanze e buchi da cui escono ed entrano cose in continuazione. Le macchine umane sono dotate inoltre di una sostanza molliccia e grigiastra posta all&#8217;interno della loro testa in un contenitore chiamato &#8220;scatola cranica&#8221;. La sostanza molliccia si chiama &#8220;cervello&#8221; e serve a regolare i movimenti e le azioni delle protuberanze e dei buchi. Tantissime macchine umane sono pazze e fanno cose brutte (tipo guerre, stragi, torture e televendite) perché il loro cervello è pieno di sostanze chimiche cattive. Un cervello umano medio pesa all&#8217;incirca un chilo e trecento grammi ed è fatto più o meno così:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/cervello.jpg" alt="cervello umano" title="cervello umano" width="190" height="154" /></p>
<p>Londra è la città ideale per chi vuole convincersi della fondatezza di questa idea, perché pullula di esseri umani di tutte le forme, dimensioni, religioni, colori, sessi, età, ecc. Sembra una gigantesca vetrina di umani che camminano, corrono, parlano e cose del genere. Gli abitanti di Londra si dividono fondamentalmente in due categorie: la prima categoria comprende coloro che parlano un inglese perfetto, ancor più perfetto di quello della regina Elisabetta II e del mitico <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Francis_Matthews_(actor)">Francis Matthews</a> dei corsi d&#8217;inglese della <acronym title="British Broadcasting Corporation">BBC</acronym>; nella seconda categoria invece rientrano quelli che parlano una lingua incomprensibile, che solo vagamente ricorda l&#8217;inglese. Quelli della prima categoria pensano di dire &#8220;Hi! How are you?&#8221; e dicono proprio &#8220;Hi! How are you?&#8221;: la sostanza molliccia dentro la loro scatola cranica è ben tarata. Quelli della seconda categoria, invece, pensano di dire &#8220;Hi! How are you?&#8221; e dicono &#8220;auiu?&#8221;: la sostanza molliccia dentro la loro scatola cranica è tarata male. Della prima categoria fanno parte i membri delle comunità pakistane, cingalesi, indiane, senegalesi, ecc.: Londra è una megalopoli multietnica e ci vivono persone provenienti dai quattro angoli del globo (incidentalmente, questo è solo un modo di dire: il globo è di forma sferica e non ha quattro angoli). Della seconda categoria fanno parte i londinesi <a href="http://www.demauroparavia.it/23787">cockney</a>. Londra è davvero grande, sapete? È grande quasi quanto la provincia di Ragusa (ho appena controllato), solo che nella provincia di Ragusa vivono 308.103 persone, mentre Londra ha 7.512.400 abitanti, che di certo staranno un po&#8217; più stretti dei ragusani. Londra si trova in Gran Bretagna. La Gran Bretagna è un&#8217;isola separata dal resto del mondo da un pezzettino di mare. Il mare è una grande massa d&#8217;acqua salata, e l&#8217;acqua è una sostanza liquida composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. Il mare è fatto più o meno così:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/maremare.jpg" alt="mare" title="mare" width="255" height="133" /></p>
<p>Nel suo <em>La colazione dei campioni</em> Vonnegut parla di un sacco di cose. Non è un romanzo di fantascienza, dicevo, ma è pieno di formidabili idee fantascientifiche (con interessanti implicazioni filosofiche). Vonnegut le inserisce sotto forma di riassuntini di romanzi e racconti di Kilgore Trout, lo scrittore di fantascienza sfigato suo alter-ego. Ecco un esempio:</p>
<blockquote><p>Kilgore Trout una volta aveva scritto un racconto che era costituito da un dialogo tra due cellule di lievito. Le due discutevano dei possibili scopi della vita intanto che mangiavano zucchero e soffocavano nei propri escrementi. A causa della loro limitata intelligenza non sospettavano neppure che stavano fabbricando champagne.</p></blockquote>
<p>Londra è stata invasa dagli italiani. Ci sono ristoranti, caffetterie e negozi italiani dappertutto, e la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/National_Gallery_(Londra)">National Gallery</a> è piena di quadri di artisti italiani. Ovunque è possibile mangiare un piatto di ottime &#8220;lasagne with salad or chips&#8221;, &#8220;penne all arabiata&#8221; o &#8220;fettucine carbonara&#8221; e bere un delizioso <a href="http://it.youtube.com/watch?v=WnCdo0s3D_0">Espresso Double Shot</a><em> </em>che sa di Coca-Cola. La Coca-Cola è una bibita famosa in tutto il mondo, fatta col caramello e <span class="descrizione">resa effervescente mediante l’aggiunta di anidride carbonica sotto pressione</span>. Su Wikipedia c&#8217;è scritto che la Coca-Cola fu inventata dal farmacista statunitense <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Stith_Pemberton" title="John Stith Pemberton">John Stith Pemberton</a> l&#8217;8 maggio 1886 ad Atlanta, inizialmente come rimedio per il mal di testa. Tornando al discorso di prima, le strade di Londra sono piene di gente che parla la nostra lingua. Questo lo so perché la sostanza molliccia che si trova dentro la mia scatola cranica è stata tarata per decodificare con facilità le onde sonore provenienti dagli orifizi orali degli italiani. Gli italiani sono gli abitanti dell&#8217;Italia, e l&#8217;Italia è una penisola la cui forma ricorda vagamente quella di uno stivale da donna. Uno stivale è una calzatura di cuoio o di gomma che arriva sino al ginocchio o alla coscia, ed è fatto più o meno così:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/stivale.jpg" alt="stivale" title="stivale" width="136" height="194" /></p>
<p>Uno dei simboli di Londra è il Big Ben, la torre dell&#8217;orologio del palazzo di Westminster. Quand&#8217;ero piccolo ero convinto &#8211; come tanti altri piccoli umani &#8211; che il Big Ben si chiamasse Big Bang. Il Big Bang in realtà è una specie di grande esplosione che ha dato origine all&#8217;intero universo. Prima non c&#8217;era niente, ma proprio niente di niente, e poi di colpo &#8211; boom! &#8211; una quindicina di miliardi di anni fa c&#8217;è stato questo grande botto che ha dato origine a spazio-tempo, stelle, galassie, pianeti, vita, dinosauri, zanzare, fiori, biodiversità, uomini, donne, romanzi di Vonnegut, scatole craniche, cervelli, Berlusconi, mafia, ecc.: tutto quanto, ma proprio tutto tutto. Il giorno in cui ho lasciato Londra e sono tornato in Italia un gruppo di scienziati del <acronym title="Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire">CERN</acronym> di Ginevra ha dato il via ad un esperimento con l&#8217;<acronym title="Large Hadron Collider">LHC</acronym>, il più grande acceleratore di particelle del mondo. Un acceleratore di particelle è un aggeggio che fa accelerare le particelle. Sui giornali c&#8217;era scritto che lo scopo dell&#8217;esperimento era quello di ricreare le condizioni dell&#8217;universo subito dopo il Big Bang (in realtà non era proprio questo, ma molti giornalisti sono scrittori di fantascienza mancati e hanno una fervida fantasia) e scoprire se esiste il fantomatico bosone di Higgs. Wikipedia dice che il bosone di Higgs è una ipotetica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Particella_elementare" title="Particella elementare">particella elementare</a>, massiva, scalare, prevista dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Modello_standard" title="Modello standard">modello standard</a> della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fisica_delle_particelle" title="Fisica delle particelle">fisica delle particelle</a>. E io mi fido. Secondo alcuni scienziati pazzi (anche loro scrittori di fantascienza mancati), l&#8217;esperimento del CERN avrebbe prodotto, come effetto collaterale, <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/big-bang-test/big-bang-test/big-bang-test.html">la nascita di un piccolo buco nero che avrebbe risucchiato la Terra nel giro di quattro anni</a>. Proprio nelle ore in cui gli scienziati del CERN stavano dando il via all&#8217;esperimento io mi trovavo sull&#8217;aereo Londra-Milano, esattamente sopra Ginevra. Una parte di me sapeva che non c&#8217;era alcun rischio concreto, ma un&#8217;altra temeva e al contempo sperava che gli scienziati pazzi avessero ragione. Sarò sincero, ero eccitato all&#8217;idea di essere risucchiato da un buco nero e curiosissimo di scoprire cosa si prova ad essere smaterializzati e a rimaterializzarsi in un universo parallelo. Sì, perché i buchi neri in realtà sono dei varchi che danno accesso a tunnel spazio-temporali attraverso i quali si possono raggiungere altri universi. Un buco nero è fatto più o meno così:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/buconero.jpg" alt="buco nero" title="buco nero" width="135" height="136" /></p>
<p><em>La colazione dei campioni</em>, dicevo, non è un romanzo di fantascienza. Secondo alcuni è un romanzo postmoderno. &#8220;Postmoderno&#8221; è una parola che non significa niente, ma suona bene ed è utilizzata spesso per definire le cose che non si capiscono. In realtà il romanzo di Vonnegut non è postmoderno. Non sono neppure sicuro che sia un romanzo. A me sembra più una gigantesca e magnifica presa per il culo. Londra pure &#8211; a ben vedere &#8211; è una gigantesca e magnifica presa per il culo a forma di città. <strong>Ad essere sincero credo che tutto quanto in questo mondo sia una gigantesca e magnifica presa per il culo; anche questo post, nel suo piccolo, lo è.</strong> <em>La colazione dei campioni</em> è pieno di disegni realizzati dallo stesso Vonnegut. Tra gli altri, guarda caso, c&#8217;è proprio quello di un buco di culo. Vonnegut lo disegna più o meno così:</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/bucodiculo.jpg" alt="buco di culo" title="buco di culo" width="190" height="154" /></p>
<p><font size="-1">N.B. Tutti i disegni di questo post sono stati realizzati dal sottoscritto utilizzando unicamente mouse e Photoshop. Di ciò vado oltremodo orgoglioso.</font></p>




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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Being Rosy Bindi</title>
		<link>http://www.zeteti.com/blik/2008/04/being-rosy-bindi/</link>
		<comments>http://www.zeteti.com/blik/2008/04/being-rosy-bindi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 16:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim Dawdler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sgurz]]></category>
		<category><![CDATA[rosy bindi]]></category>
		<category><![CDATA[transessuali]]></category>
		<category><![CDATA[transgender]]></category>
		<category><![CDATA[yanez]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.zeteti.com/blik/?p=221</guid>
		<description><![CDATA[In un commento al mio ultimo post, il buon vecchio Yanez afferma (in riferimento alle persone che cambiano genere sessuale): [...] se il sesso non fosse un dato fisico, chi non si sente certo del proprio non tenterebbe (di solito alquanto goffamente) di modificare il proprio aspetto, si limiterebbe a dire “io sono feschio” o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://www.zeteti.com/blik/?p=220#comment-4026">commento</a> al mio <a href="http://www.zeteti.com/blik/?p=220">ultimo post</a>, il buon vecchio <a href="http://callemaipu994.spaces.live.com/">Yanez</a> afferma (in riferimento alle persone che cambiano genere sessuale):</p>
<blockquote><p>[...] se il sesso non fosse un dato fisico, chi non si sente certo del proprio non tenterebbe (di solito alquanto goffamente) di modificare il proprio aspetto, si limiterebbe a dire “io sono feschio” o “io sono màmmina” (crasi pericolosa) come noi diciamo “io sono conservatore” o “io sono interista”. I segni esteriori verrano poi, se verranno, ma non sono essenziali. Ma uno che deve tagliuzzarsi e imbottirsi per sembrare ciò che, evidentemente, non è, a me pare una cosa diversa. Un uomo che crede di essere uno scoiattolo è pazzo. Un uomo che crede di essere una donna (o qualche animale intermedio inesistente in natura), se non è pazzo ci somiglia.</p></blockquote>
<p>Non chiedetemi come si sia arrivati a parlare di questo argomento partendo da una normalissima riflessione postelettorale sulle unghie; se siete interessati, leggete <a href="http://www.zeteti.com/blik/?p=220#comments">tutti i commenti</a> e la vostra curiosità sarà soddisfatta. Ora, non potevo non reagire ai titillamenti di Yanez, ma essendo <strike>mostruosamente pigro</strike> pieno di impegni ho deciso di farlo riciclando una cosa scritta molto tempo fa in <a href="http://www.marforio.org/forum/">un altro luogo</a>. Buona lettura.</p>
<p>Immagina se un mattino, al risveglio da sogni inquieti, ti trovassi trasformato in Rosy Bindi. Riemergi alla coscienza dal limbo dei sogni, ti stropicci gli occhi e ti stiracchi per bene. Vai in bagno a fare pipì, di fronte al water fai il gesto automatico di tirar fuori il pisellino e ti rendi conto di non averlo più. Niente, nisba, nada, zero, zut. Inutile frugare tra le mutande. Sei inesorabilmente, inequivocabilmente, maledettamente senza pisello. No, non stai ancora sognando, non è uno strafottutissimo incubo. È tutto vero. Vai a sciacquarti la faccia con l&#8217;acqua gelida e di fronte allo specchio vedi LEI. <strong>Rosy Bindi</strong>. Ro-Sy Bin-Di. Rosy Bindi dall&#8217;altra parte dello specchio che ti guarda col viso paonazzo e un&#8217;espressione sconvolta e disgustata. Lei sei tu. Tu sei LEI. Ti spogli completamente e cominci a tastarti ovunque, con la segreta speranza che almeno un centimetro quadrato del tuo corpo possa essere sfuggito all&#8217;orribile metamorfosi. Niente da fare. Il tuo corpo adesso è quello di Rosy Bindi. Al posto dei tuoi splendidi pettorali scolpiti nel granito hai dei grossi seni flaccidi, e il culo a mandolino è scomparso per lasciar posto a un sedere cascante grande quanto un tavolo da ping-pong. Niente barbetta finto-incolta, capelli da mohicano e occhio ceruleo da playboy. Solo due guanciotte glabre da chipmunk depilato e un po&#8217; di capelli grigi da impiegato del catasto. Sei imprigionato nel corpo di Rosy Bindi. Tu, proprio tu. Senza pisello, con due tettone e la faccia di Rosy Bindi. Come ti sentiresti? <strong>Quanto sarebbe intenso il desiderio di poter riavere il tuo corpo?</strong> Cosa saresti disposto a fare pur di poter riallineare il tuo aspetto esteriore alla tua mente, alla tua essenza più profonda, alla tua vera natura?</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/beingrosybindi.jpg" alt="Di che ti lamenti? Sarebbe molto peggio ritrovarsi nel corpo di Borghezio" title="Di che ti lamenti? Sarebbe molto peggio ritrovarsi nel corpo di Borghezio" height="244" width="351" /></p>
<p>Ecco, ora immagina di trovarti in questa situazione da sempre. Immagina di avere cinque anni e di sentire, percepire, sapere intimamente che tu sei una bambina. E però hai un corpo da maschietto <em>porcamiseria</em>, hai il pisellino e tutti ti chiamano Ugo. I tuoi compagnetti giocano a Ken il guerriero e tu sei costretto a giocare con loro, quando invece vorresti con tutt<strong>a</strong> te stess<strong>a</strong> (quando pensi fra te e te usi il femminile, ti viene naturale) avere la tua Barbie da mostrare alle amichette. Tutte le sere quando vai a letto stringi gli occhi ed esprimi lo stesso desiderio: non avere più il pisellino, risvegliarti bambina, poter essere finalmente te stessa. Poi cresci, arriva la pubertà e le cose peggiorano. Giorno dopo giorno il tuo corpo cambia, si trasforma. Ma non nel modo sperato. La voce s&#8217;ingrossa, ti spuntano peli dappertutto e il pisellino non scompare per nulla. A scuola studi biologia e ti rendi conto che non c&#8217;è niente da fare. È tutto scritto nei tuoi cromosomi XY: sei un maschio e un maschio resterai per sempre. Scopri che essere <em>maschio</em> o <em>femmina</em> dipende dal DNA, ma sai anche che <em>uomo</em> e <em>donna</em> sono dati culturali, non genetici. E però anche di questo non ti frega nulla. Tu sai che sei sempre stata una femmina. Sempre. E non te ne frega un accidente dei tuoi cromosomi. Potresti avere il DNA di un triceratopo o di un marziano e non cambierebbe niente. Non cambierebbero i tuoi desideri, le tue sensazioni, le tue emozioni, i tuoi pensieri. Tu sei una donna e niente e nessuno potrà mai farti cambiare idea. Non ci riesce la mamma, non ce la fa il parroco del paese e pure lo strizzacervelli fallisce miseramente. Sei disposta a superare anche gli ostacoli più insormontabili e le sofferenze più atroci pur di poter mettere le cose a posto, <strong>pur di poter allineare il tuo corpo al tuo Io, alla tua vera identità, alla tua natura più intima e autentica.</strong> Tu odi profondamente quel corpo, quell&#8217;estraneo che ti guarda tutte le volte che passi davanti a uno specchio o a una vetrina. Non lo riconosci, non sei tu. Sei disposta ad affrontare l&#8217;incomprensione della tua famiglia, l&#8217;ostracismo e il disprezzo della società, l&#8217;idiozia imperante che ti circonda pur di poter distruggere la corazza maschile che ti imprigiona. E ti sottoporrai a sedute estenuanti di elettrocoagulazione, prenderai pasticche di ormoni e infine arriverai all&#8217;operazione di riassegnazione chirurgica di sesso. E a 20, 40 o magari a 60 anni (dopo una vita passata nascondendoti e negando persino a te stessa la tua vera identità), finalmente guardandoti allo specchio ti riconoscerai. Finalmente potrai cominciare a vivere. E ti verrà da ridere (o da piangere), quando qualcuno ti dirà che sei pazz<strong>o</strong>, che hai fatto qualcosa &#8220;contro natura&#8221; o che prendendo ormoni ti sei divertito a giocare al piccolo alchimista e hai voluto disfare quel che Dio, la Natura, il Logos o il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pastafarianesimo">Flyng Spaghetti Monster</a> aveva stabilito e deciso per te.</p>




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		<title>[Riflessione postelettorale] Le unghie</title>
		<link>http://www.zeteti.com/blik/2008/04/riflessione-postelettorale-le-unghie/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 13:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim Dawdler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Popolo della Libertà ha stravinto le elezioni e Silvio Berlusconi si appresta a diventare per la terza volta presidente del consiglio. La Lega ha letteralmente fatto boom, superando l&#8217;8% su scala nazionale e andando addirittura oltre il 30% in diverse cittadine del profondo nord. Il Partito Democratico non ha sfondato e la Sinistra Arcobaleno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.primadanoi.it/FOTO/GENERICHE/berlusconi_corna.jpg">Popolo della Libertà</a> ha stravinto le elezioni e Silvio Berlusconi si appresta a diventare per la terza volta presidente del consiglio. La <a href="http://www.claudiocaprara.it/mediamanager/sys.user/38949/Umberto%20Bossi.jpg">Lega</a> ha letteralmente fatto boom, superando l&#8217;8% su scala nazionale e andando addirittura oltre il 30% in diverse cittadine del profondo nord. Il <a href="http://www.claudiocasano.it/Veltroni%2520schifato.jpg">Partito Democratico</a> non ha sfondato e la <a href="http://andreabraconi.files.wordpress.com/2007/05/bertinotti-03.jpg">Sinistra Arcobaleno</a> ha fatto harakiri ed è quasi scomparsa. Tutto questo mi spinge a pormi un paio di domande e a fare alcune considerazioni. <strong>Cosa sono le unghie? </strong>Per lo Zingarelli l&#8217;unghia è una «produzione cornea lamellare, caratteristica dei Vertebrati terrestri, che riveste l&#8217;estremità distale del dito e ha compiti di protezione, appoggio, difesa od offesa, a seconda della specie animale che si considera»; il <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c2/Tullio_De_Mauro_Trento_2007.jpg/200px-Tullio_De_Mauro_Trento_2007.jpg">De Mauro</a> ricorre ad una definizione più sintetica: «<span class="descrizione">struttura cornea presente sull’estremità delle dita dell’uomo e di altri animali</span>»; su <a href="http://graphics.boston.com/bonzai-fba/Globe_Photo/2006/02/13/1139845442_1927.jpg">Wikipedia</a>, infine, l&#8217;unghia è definita «una lamina cornea semitrasparente che ricopre l&#8217;estremità delle dita di alcune specie animali», il cui scopo è quello di «facilitare la prensione». Sempre su Wikipedia, inoltre, sono riportati i nomi delle singole parti dell&#8217;unghia umana:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>la <strong>lamina</strong> o <strong>corpo ungueale</strong>, che è la parte cornea, composta per la maggior parte da cheratina</li>
<li>la <strong>radice ungueale</strong>, situata al di sotto del corpo</li>
<li>il <strong>letto ungueale</strong> o <strong>iponichio</strong>, dove la lamina si inserisce nel <strong>solco periungueale</strong> o <strong>perinichio</strong></li>
<li>la <strong>lunula</strong>, estremità biancastra alla base della radice che è la matrice responsabile della crescita</li>
<li>la <strong>pellicola ungueale</strong>, che ricopre parte della lamina all&#8217;estremità inferiore</li>
</ul>
</blockquote>
<p><strong>A cosa servono le unghie umane?</strong> Come abbiamo visto, pare che il loro scopo sia quello di facilitare la prensione e di proteggere le dita; su un <a href="http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/unghie.html">altro sito</a> è possibile leggere che le unghie «contribuiscono in misura sostanziale alla precisione manipolativa della mano» e che esse «conferiscono alla punta delle dita una maggiore sensibilità, grazie alla ricca innervazione del letto ungueale». Le unghie inoltre sono utilizzate dagli umani per grattare oggetti di qualsivoglia natura o parti del corpo, e sono spesso pittate con smalti colorati per rendere più gradevole l&#8217;aspetto dei piedi e delle mani. La parte posteriore della radice ungueale è chiamata <strong>matrice</strong> ed è formata da cellule che si moltiplicano molto velocemente, producendo una crescita continuativa del corpo ungueale. Le unghie infatti &#8211; sì come i capelli &#8211; crescono costantemente, a dispetto della nostra volontà; se non fossero accorciate regolarmente con tagliaunghie e forbicine (o attraverso la pratica dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Onicofagia">onicofagia</a>), crescerebbero a dismisura e perderebbero completamente la loro utilità, divenendo anzi un impedimento per l&#8217;espletamento della maggior parte delle attività quotidiane umane, come allacciarsi le scarpe o mettersi le dita nel naso. L&#8217;affascinante signora della foto qui sotto ha avuto l&#8217;onore di entrare nell&#8217;edizione 2007 del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Primati">Guinness dei primati</a> per l&#8217;incredibile lunghezza delle sue unghie (sette metri e mezzo, nuovo record mondiale).</p>
<p style="text-align: center;"><img title="Vieni che ti faccio un grattino" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/unghielunghe.jpg" alt="Vieni che ti faccio un grattino" width="369" height="450" /></p>
<p>Noi siamo abituati sin dalla nascita ad avere le unghie, ci conviviamo e siamo circondati da altri esseri dotati di unghie. Questo ci porta a ritenerle una cosa assolutamente normale, parte integrante di quella macchina perfetta che è l&#8217;uomo, <a href="http://74.54.212.169/GdI7JyaNp7venvqpTh3N4HEC_500.jpg">microcosmo che racchiude in sé le meraviglie dell&#8217;universo</a>, creatura fatta a immagine e somiglianza di <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4b/Flying_Spaghetti_Monster_2.jpg">Dio</a>. Se proviamo ad allontanarci per un attimo dalle sovrastrutture culturali in cui siamo immersi sin dalla nascita, però, possiamo renderci conto che le cose stanno in modo completamente diverso. Le unghie dimostrano inequivocabilmente che noi non siamo altro che animali &#8211; frutto di milioni di anni di alchimie genetiche casuali &#8211; e inoltre rendono evidente la nostra stupida sicumera e parzialità nel ritenerci creature dotate di armonia e bellezza. La <a href="http://ziubustianu.blog.kataweb.it/files/2007/09/calderoli2.jpg">vita intelligente</a> si è sviluppata in un certo modo e ha assunto determinate forme nel nostro Sistema di Riferimento (il pianeta Terra), ma potrebbe aver seguito strade completamente diverse in altre parti dell&#8217;universo. Gli scarafaggi non sono abbastanza evoluti per poterci dire che il nostro aspetto li ripugna, ma un giorno &#8211; come dice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fredric_Brown">Fredric Brown</a> nel mirabile racconto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sentinella_%28Brown%29">Sentinella</a> &#8211; potrebbe capitarci di avere a che fare con extraterrestri disgustati da creature «con solo due braccia e due gambe, quella pelle d&#8217;un bianco nauseante, e senza squame». <a href="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2007/09/borghezio.jpg">Siamo dei mostri</a>, né più né meno di quanto lo siano esseri con cinquanta occhi e cento tentacoli, solo che non ce ne accorgiamo perché siamo circondati da sempre da altre creature mostruose come noi. Di fronte all&#8217;impossibile <a href="http://www.zeteti.com/blik/?p=131">libro di sabbia</a>, il protagonista del racconto di Borges afferma quanto segue: « [...] capii che il libro era mostruoso. A nulla valse considerare che <strong>non meno mostruoso ero io, che lo percepivo con occhi e lo palpavo con dieci dita provviste di unghie</strong>». La mostruosa assurdità del nostro corpo, e in particolare di quelle lamine cheratinose poste sulle ultime falangi delle nostre dita, torna spesso nei racconti e nelle poesie di Borges. Di seguito, per concludere, riporto il decimo dei diciassette <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku">haiku</a> contenuti all&#8217;interno de <a href="http://www.anobii.com/books/La_cifra/9788804308201/019e9408dacfd96a52/">La cifra</a>:</p>
<p align="center"><em>El hombre ha muerto.<br />
La barba no lo sabe.<br />
Crecen las uñas.</em></p>
<p align="center">L&#8217;uomo è morto.<br />
La barba non lo sa.<br />
Crescono le unghie.</p>
<p align="center"><img title="Borges e le unghie della sua mano destra" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/borgesunghie.jpeg" alt="Borges e le unghie della sua mano destra" /></p>
<p>Detto questo, <a href="http://blog.brokep.com/wp-content/uploads/2007/06/fuck_you.jpg">lunga vita e prosperità al governo Berlusconi</a>. Io credo che emigrerò in Nuova Zelanda. (Nella prossima puntata: George W. Bush e la deriva dei continenti.)</p>




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		<title>Critica della ragion mura</title>
		<link>http://www.zeteti.com/blik/2005/11/critica-della-ragion-mura/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 00:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte capita che dopo aver sbattuto la testa contro un muro mille e mille volte cercando invano di abbatterlo con la forza del pensiero, in un momento sgurz venga voglia di disegnarci sopra qualche bel graffito con lo spray, oppure di scavalcarlo o romperlo a picconate. Esempio: io odio il muro pena di morte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte capita che dopo aver sbattuto la testa contro un muro mille e mille volte cercando invano di abbatterlo con la forza del pensiero, in un momento <a href="http://www.zeteti.com/blog/?page_id=143">sgurz</a> venga voglia di disegnarci sopra <strong>qualche bel graffito con lo spray</strong>, oppure di scavalcarlo o romperlo a picconate. Esempio: io odio il <em>muro</em> pena di morte e sono sicuro di essere nel giusto nel considerarla una cosa aberrante sempre e comunque, in linea di principio. Se un giorno qualcuno dovesse accusarmi di essere intollerante nei confronti delle persone che invece sono a favore della pena di morte, non potrei che dargli ragione. Non tollero e considero profondamente imbecille *a prescindere*, qualsiasi presa di posizione, discorso, tesi, teoria a favore della pena di morte (e se a fare un discorso del genere fosse un padre a cui hanno ammazzato il figlio, potrei comprenderlo a livello puramente emotivo e non mi accanirei contro di lui, però non potrei di certo dargli ragione). (Per inciso, non censurerei mai, però, nessuna presa di posizione, discorso, tesi, teoria a favore della pena di morte, neppure la più stupida o ignobile. Questo perché nei confronti della censura, in qualsiasi modo si voglia declinare questo termine e qualunque significato o valore si decida di attribuirgli, ho la stessa identica forma di intolleranza. La considero sbagliata oggettivamente, in tutti i sensi.)</p>
<p><center><img title="Muro" src="http://www.zeteti.com/blog/imma/graffimuri.jpg" alt="Muro" width="300" height="214" /></center></p>
<p>Ora, capita a volte che ci siano persone che fanno capire subito il loro modo di (s)ragionare. In quel caso, tentare di discutere ragionevolmente con loro è &#8211; come sempre &#8211; cosa giusta e sacrosanta, ma l&#8217;unico esito ottenibile sarà con ogni probabilità una accelerazione dell&#8217;entropia e nient&#8217;altro. Certo, è possibile che accada il miracolo. Magari il muro alla milionesima testata potrebbe cominciare a sgretolarsi, ma <em>life is short</em> e quasi mai ne vale la pena. E allora, quando ci si trova di fronte a un <em>muro Bondi</em> o a un <em>muro Er Pecora</em>, si può direttamente lasciar perdere ed evitare di perder tempo cercando di ragionare, oppure se proprio non si riesce a resistere si può seguire la sempreverde legge di Truman: &#8220;if you cannot convince them, confuse them&#8221;. Un bel graffito <strong>per cancellare il grigiore della loro murezza</strong>. È ovvio che anche in questo caso si perde tempo e non si ottiene nulla, <span style="text-decoration: underline;">ma almeno ci si diverte di più</span>. Quand’ero piccolo tutto mi appariva strano e complicato. Mi ponevo e facevo agli altri mille domande, ma nessuna risposta era soddisfacente. Credevo che da grande tutto sarebbe stato più chiaro e semplice. “I grandi sanno, i grandi conoscono le regole del gioco, i grandi hanno le chiavi per aprire tutte le porte. Quando sarò grande conoscerò la verità&#8221;. Ora sono grande e so che i grandi non sanno niente.Tutto <span style="text-decoration: underline;">è</span> estremamente complicato, contorto, labirintico. Ogni cosa è intrecciata a tutte le altre e noi siamo immersi in questo oceano di <em>semiosi illimitata</em>. Semiosi illimitata, ovvero segni che rimandano ad altri segni che a loro volta rimandano a segni. <strong>E la realtà dietro le parole nel frattempo è partita per le Bahamas</strong>. Un circolo vizioso da cui non possiamo uscire. E allora forse ha ragione chi dice che tutte le teorie &#8211; per quanto brillanti e intelligenti &#8211; sono inutili e vacue, perché comunque continueremo a sbattere perpetuamente contro il muro dell’incomunicabilità umana. Impossibile comprendersi *sul serio*, in maniera totale e compiuta. E questo in tutti gli ambiti.</p>
<p><center><img title="Cartolina della realtà." src="http://www.zeteti.com/blog/imma/bahamas.jpg" alt="Cartolina della realtà." /></center></p>
<p><a href="http://www.imdb.com/title/tt0096256/">Essi vivono</a>. Sono tanti, tantissimi. Sono presidenti, commendatori, massaie, studenti, calciatori, dottoresse, poliziotti, impiegati, commercialisti, ballerine, professori, opinionisti, re, regine e venditori ambulanti. <strong>Sono la fottuta maggioranza</strong>. Chi ragiona si rende conto della estrema complessità delle cose e capisce che in mancanza di risposte definitive l’unica via praticabile, la via più “giusta” e “saggia” è quella della ragione. La ragione e il pensiero antidogmatico, quelle cose calpestate e dimenticate da cui derivano la libertà, il rispetto, la comprensione, l’accettazione eccetera eccetera. Il guaio è che della ragione non frega niente a nessuno (o quasi). Son tutti convinti di avere la Risposta Definitiva e di poter dettare legge, mettere paletti e stabilire regole e divieti. E così, siccome non la (s)pensi come loro, ti dicono che sei un “agnello cieco con gli occhi iniettati di sangue illuminista” (sic) e buonanotte al secchio.</p>
<p><center><img title="Sì, proprio così." src="http://www.zeteti.com/blog/imma/they_live.jpg" alt="Sì, proprio così." /></center></p>
<p>Il vero atteggiamento socratico, ovvero quello dell’apertura all’altro, della consapevolezza della propria ignoranza, del dialogo e della capacità (anzi, del *desiderio*) di ammettere i propri errori e le proprie mancanze <strong>è rarissimo</strong>. Di qualunque cosa si parli, l’atteggiamento più diffuso è sempre quello della sfida, della guerra, del cercare di far prevalere le proprie idee (anche e soprattutto se sono solo pseudoidee prive di valore). L’argomento può essere la fecondazione assistita, la pena di morte, il revisionismo storico, la libertà individuale, il concetto di laicità dello stato, il diritto all’aborto, destra e sinistra, una partita di calcio. Fate voi. Quasi nessuno sembra interessato a capire davvero, quasi tutti si arroccano sulle loro posizioni e da lì combattono e cercano di vincere: la (non)logica della guerra. La gggente non solo non ragiona, ma mostra di non voler ragionare. Anziché la ragione usa un surrogato di ragione preconfezionato, <strong>una specie di aspartame della ragione</strong>.</p>
<p><center><img title="Ecco perché preferisco lo zucchero di canna." src="http://www.zeteti.com/blog/imma/aspartame.jpg" alt="Ecco perché preferisco lo zucchero di canna." /></center>&nbsp;</p>




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		<title>Transcodificazione in attesa di transculturazione</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2005 22:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[ignoranza]]></category>
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		<category><![CDATA[transessuali]]></category>
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		<category><![CDATA[transgender]]></category>

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		<description><![CDATA[ATTENZIONE: Questo post è molto lungo. Si tratta forse della più logorroica tra le pappette logorroiche scritte in questo blog, ma leggerlo per intero non potrà farvi che bene. In altre parole: leggete tutto dalla prima all&#8217;ultima riga, brutti stronzi! IntroLe recenti vicende che hanno visto come protagonista il giovane rampollo di casa FIAT sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ATTENZIONE</strong>: Questo post è molto lungo. Si tratta forse della più logorroica tra le pappette logorroiche scritte in questo blog, <u>ma leggerlo per intero non potrà farvi che bene</u>. <strike>In altre parole: leggete tutto dalla prima all&#8217;ultima riga, brutti stronzi!</strike></p>
<p><center><u><strong>Intro</strong></u></center>Le <a href="http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/cronaca/elkann/elkann/elkann.html">recenti vicende</a> che hanno visto come protagonista <a href="http://phastidio.net/2005/09/09/lapo-pierre-capo/">il giovane rampollo</a> di casa <acronym title="Fabbrica Italiana Automobili Torino">FIAT</acronym> sono state un&#8217;ottima occasione per toccare con mano (che schifo) l&#8217;orrido blob mediatico della nostra Italietta. Altro che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bob_Woodward">Woodward</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Carl_Bernstein">Bernstein</a>, qui siamo al livello dei giornalini di scuola media. Pressapochismo, superficialità, ignoranza e supponenza la fanno da padroni. Per non parlare della malafede e dell&#8217;ipocrisia dei benpensanti che da una parte lanciano strali e anatemi, e dall&#8217;altra morirebbero se non avessero qualche particolare morboso e piccante con cui deliziarsi e con cui deliziare le masse <strike>di capre</strike>. Date alla gggente quel che è della gggente. La gggente vuole questo, e i mass-media sono rispettosissimi della volontà popolare. Stendiamo un velo pietoso su tutte le scempiaggini che sono  state dette sull&#8217;<em>affaire cocaina</em> in sé, e focalizziamo la nostra attenzione sull&#8217;altro aspetto della faccenda: i transessuali. Oh, quale orribile scandalo! Lapo se la faceva col transessuale (o travestito?). Oh, ma dove andremo a finire, e <a href="http://www.italianissima.net/testi/maledette.htm">che diamine qua ci vuole sicuro un po&#8217; di moralità</a>. E via a meravigliose &#8220;inchieste&#8221; sul perché gli uomini vanno coi trans, e battutine e doppi sensi varii, e Lapo è frocio, e la cocaina gliel&#8217;ha sicuramente data lui (il trans/travestito), e Martina Stella è molto più bella, e sbatti il mostro &#8211; con tanto di foto &#8211; in prima pagina. Carta straccia ed etere spazzatura. Una violenza reiterata alla ragione umana.<br />
<em>Uh, che paroloni, come sei esagerato!</em> Dite? Vorrei vedervi nei panni di Patrizia, il transessuale/travestito di cui si è tanto parlato. A proposito, Patrizia non è <strong>un</strong> transessuale, né tantomeno un travestito. <em>Ma come, la gggente, i giornali e la tivvì dicono così!</em> E la gggente è stupida, i giornali sono idioti e la tivvì è imbecille. Cerchiamo di fare un po&#8217; di ordine e proviamo ad usare ciò che dovrebbe distinguerci dai moscerini e da Calderoli: la ragione. <center><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/altan2.jpg" title="Brutti smidollati." alt="Brutti smidollati." /></center>  <center><u><strong>1. Cosa sono questi cosi strani, questi transessuali?</strong></u></center>Si fa spesso confusione tra sessualità e genere sessuale. Una persona transessuale soffre di un disagio di genere e percepisce il proprio corpo come qualcosa di sbagliato, dissonante rispetto alla propria mente (no, Berlusconi che crede di essere Dio non c&#8217;entra nulla). Sente quindi la necessità di &#8220;rimettere le cose a posto&#8221; e di poter essere anche esteriormente quel che è già interiormente. Il processo di transizione è lungo, faticoso e carico di sofferenze (credevate che bastasse un po&#8217; d&#8217;acqua fredda, come in <a href="http://regnodelleanime.gamesurf.it/images/ranma/Ranma%20recensione.htm">Ranma ½</a>?). Doversi sottoporre a delicatissime operazioni chirurgiche e prendere ormoni per tutta la vita non è propriamente una passeggiata, ma è necessario: si tratta di una questione di vita o di morte. Chi è transessuale non potrebbe vivere in un corpo che non sente suo e che percepisce come sbagliato.<br />
Ora, che aiuto dà la società a persone tanto sfortunate e fragili? Nessuno, assolutamente nessuno. Anzi, rincara la dose delle sofferenze attraverso l&#8217;ostracismo, il disprezzo e la messa in ridicolo. <center><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/ranmatrans.gif" title="Yappappà Yappappà Enchantè! Uomo io, donna io, ora sai perché. Yappappà Yappappà Enchantè! Calda è, fredda è, differenza c'è." alt="Yappappà Yappappà Enchantè! Uomo io, donna io, ora sai perché. Yappappà Yappappà Enchantè! Calda è, fredda è, differenza c'è." /></center>La persona transessuale è vista come un freak, un fenomeno da baraccone da guardare con curiosità morbosa ma con cui non si avrebbero mai relazioni umane (io faccio lo stesso con Borghezio, lo ammetto). La chiesa considera l&#8217;argomento una specie di tabù e si limita a dire che il transessuale è un malato mentale (sic), mentre nel frattempo la gente si crogiola nella più arrogante e ottusa ignoranza. Quando ci si riferisce ad una persona che transiziona da uomo a donna si dovrebbe dire <strong>la</strong> transessuale, non <strong>il</strong> transessuale come fanno quasi tutti: se un essere umano cambia genere sessuale e passa da M (Maschio) a F (Femmina) o si ferma ad una stazione intermedia, quella persona ha da definirsi secondo il suo genere di arrivo, quello a cui tende e sente di appartenere; <u>ergo, se Patrizia si sente femmina, ella <strong>è</strong> femmina e se proprio volete chiamarla transessuale, dite pure che è un<strong>a</strong> transessuale, non un transessuale</u>. E non si tratta di puntigliose notazioni politically correct (come chiamare gli spazzini operatori ecologici), perché in questo caso il valore semantico che si cela dietro la sostituzione di un semplice articolo è immenso, <u>quella lettera in più è il simbolo di una identità conquistata dopo una vita di tribolazioni.</u> Ovunque si fa l&#8217;equazione transessuale = prostituzione, quasi come se le trans cambiassero genere per potersi prostituire, quando la triste verità è che <u>molte trans sono costrette a prostituirsi perché non riescono a trovare un lavoro, e chi ci riesce è spesso sottopagata e costretta a subire mobbing e vessazioni di ogni tipo</u>. Molte, non tutte. Tante altre &#8211; le più fortunate &#8211; fanno un lavoro normalissimo (sono impiegate, insegnanti, dottoresse, commercianti e via discorrendo). Perché quindi si fanno pseudoinchieste, si scrivono articoli e si straparla di &#8220;uomini che vanno coi trans&#8221; (intendendo con trans solo e unicamente le trans che si prostituiscono)? <strong>Non c&#8217;è una risposta logica.</strong> Se qualcuno facesse un&#8217;inchiesta sugli &#8220;uomini che vanno con le donne&#8221; (inglobando la categoria &#8220;donne&#8221; all&#8217;interno della categoria &#8220;prostitute&#8221;) sarebbe preso per pazzo. <center><img src="http://www.zeteti.com/blog/imma/camiontrans.jpg" title="Le trans europee vengono caricate su grossi camion e poi vendute a sordide multinazionali senza scrupoli." alt="Le trans europee vengono caricate su grossi camion e poi vendute a sordide multinazionali senza scrupoli." /></center>Spesso si confonde il transessualismo col travestitismo (il travestito &#8211; lo dice la parola stessa &#8211; si limita a indossare gli abiti che la società comunemente associa al sesso opposto, e non fa alcuna transizione a livello fisico) o si pensa che <em>il</em> transessuale non sia altro che un omosessuale che cambia aspetto per poter adescare gli uomini con più facilità, oppure una sorta di checca all&#8217;ennesima potenza che ostenta &#8220;la propria sessualità scimmiottando le donne&#8221; (cit.). Niente di più sbagliato: come ho detto sopra, si fa spesso il grossolano errore di confondere la sessualità col genere sessuale. Percepire una dissonanza tra la mente e il corpo e voler adeguare il proprio aspetto al genere sessuale a cui ci si sente di appartenere non ha nulla a che vedere con le inclinazioni sessuali. <u>Moltissime transessuali sono infatti lesbiche</u>: si sentono donne e provano un&#8217;attrazione sessuale per le donne; allo stesso modo, moltissimi trans (ovvero coloro che transizionano da donna a uomo) sono omosessuali: si sentono uomini e sono attratti dagli uomini.<u>Non c&#8217;è nulla di terribile, peccaminoso o sbagliato in tutto questo</u> (e sfido chiunque a dimostrarmi <u>razionalmente</u> il contrario). La sola cosa veramente terribile è l&#8217;ignoranza di chi giudica e appiccica etichette (sbagliate), ma in realtà ha solo paura di ciò che non capisce. La psiche umana è molto più complessa e varia di quanto la nostra ignoranza e le nostre manie definitorie ci fanno immaginare. E a questo punto dovrei tirar fuori il concetto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Transgender">transgender</a>: la parola &#8220;transgender&#8221; non è stata inventata da qualche medico (al contrario del termine &#8220;transessuale&#8221;) ma è nata come liberatoria e catartica categoria anti-categorie&#8230; ma qui la faccenda si complica un po&#8217;, e per ora è meglio lasciar perdere. Preferisco invece chiudere con un esempio concreto di cattiva informazione (non prima di avervi detto di leggere Venus Envy, però: leggete <a href="http://venusenvy.keenspace.com/">Venus Envy</a>). <center><u><strong>2. Un caso di malainformazione</strong></u></center>Di seguito riporto alcuni brani tratti da un articolo pubblicato sul <em>Corriere della Sera</em> lo scorso 12 ottobre (<a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/10_Ottobre/12/imarisio.shtml">qui</a> è disponibile la versione online). Probabilmente l&#8217;autore dell&#8217;articolo &#8211; tal Marco Imarisio &#8211; è solitamente un ottimo cronista, ma in questo caso ha scritto proprio un pastrocchio. (Le sottolineature sono mie.) Cominciamo da titolo e sottotitolo:</p>
<blockquote><p>«Un bravo ragazzo, vi racconto la sera del dramma»<br />
Patrizia, 53 anni: <u>«Faccio il travestito per vivere»</u>. La conoscenza con Lapo</p></blockquote>
<p>Che senso ha virgolettare frasi che non sono mai state pronunciate (nell&#8217;articolo non ve n&#8217;è traccia, e guarda caso la versione online ha un titolo diverso)? Sorvoliamo sulla prima, ma la seconda è davvero assurda. &#8220;Faccio il travestito per vivere.&#8221; Che vuol dire? È una drag queen, una collega di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/RuPaul">RuPaul</a>? No, qui con travestito si vuole intendere solo e unicamente una cosa: puttana. Vi sembra possibile che una transessuale abbia affermato: &#8220;faccio il travestito (nel senso di puttana) per vivere&#8221;? Vabbè, questa è colpa del titolista.</p>
<blockquote><p><u>Donato Broco</u> è <u>un uomo</u> di 53 anni <u>che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse.</u></p></blockquote>
<p>1. Nome e cognome in bella vista. Perché non riportare anche il codice fiscale e il numero di telefonino?<br />
2. &#8220;Un uomo che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse.&#8221; Va bene che sei un giornalista e non uno psicologo, ma basterebbe dare un&#8217;occhiata allo Zingarelli:</p>
<blockquote><p><strong>transessuàle</strong>  [comp. di <em>tran(s)</em>- e <em>sessuale</em>, sul modello dell'ingl. <em>transsexual</em>; 1972] s.m. e f. &#8211; Persona che non accetta il proprio sesso e si identifica in quello opposto cercando di assumerne gli atteggiamenti e l&#8217;aspetto esteriore &#8211; Chi, nato e registrato secondo un sesso, ha assunto, anche per mezzo di interventi chirurgici, le caratteristiche fisiologiche dell&#8217;altro sesso.</p></blockquote>
<p>Basta dire transessuale, non &#8220;un uomo che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse&#8221;. Sei un giornalista del Corriere della Sera e vivi nel XXI secolo, cazzo.</p>
<blockquote><p>«Patrizia» invece si è costruit<u>o</u> una vita all&#8217;interno di un microcosmo strano, quello dei travestiti come <u>lei</u> che lavorano <u>sul marciapiede di casa</u></p></blockquote>
<p>Quindi, riepilogando, Patrizia (rigorosamente tra virgolette, non sia mai che qualcuno pensi che si chiama davvero così) è un travestito-puttana che lavora sul marciapiede di casa (un microcosmo strano popolato di travestiti).</p>
<blockquote><p>Accettarsi così, senza inibizioni, fino alla partecipazione a <u>Miss Trans Puglia</u>, sapendo bene che una buona parte della sua famiglia non avrebbe capito. <u>Fare il travestito per campare, «il mio unico lavoro»</u>.</p></blockquote>
<p>Un attimo, ma se è un &#8220;uomo che veste da donna parlando di sé al femminile come se lo fosse&#8221;, ovvero un travestito che fa la puttana sul marciapiede di casa, com&#8217;è che ha partecipato a Miss Trans Puglia? A Miss Trans dovrebbero partecipare le trans, non i travestiti. Mumble mumble&#8230; E poi, l&#8217;ha detto o non l&#8217;ha detto che fa il travestito per campare? Qui l&#8217;unica parte virgolettata è &#8220;il mio unico lavoro&#8221;.</p>
<blockquote><p>Quella di <u>Donato-Patrizia</u> e di altre <u>creature notturne</u> che si chiamano «Fulvia», «Lidia», oppure, ultime arrivate in un gruppo avanti con l&#8217;età, «Cinzia» e «Tati», gli altri due suoi ospiti di quella serata sciagurata, è una piccola comunità.</p></blockquote>
<p>Onde evitare che il lettore si confonda (oddio, ma si chiama Donato o Patrizia?), il bravo giornalista lo guida nella comprensione del testo, accostando elegantemente i due nomi. Scopriamo inoltre che, oltre ai licantropi, esistono altre creature notturne che nelle sere di plenilunio si riuniscono sul marciapiede di casa: i travestiti.</p>
<blockquote><p>Lei in questi anni si è svenat<u>a</u> per aiutare quello che in strada chiamano «suo marito», un pregiudicato da anni in carcere per rapina a mano armata e altri reati del genere.</p></blockquote>
<p>Si è svenat<strong>a</strong>? No, deciditi: o usi sempre il maschile o usi sempre il femminile. Qui non è più questione di rispetto e tolleranza, ma di grammatica elementare. Apprezzabile la nota di colore sul terribbbile marito pregiudicato, tanto per dare al tutto la giusta atmosfera da <em>hard-boiled</em>.</p>
<blockquote><p>Certo, <u>fa impressione</u>, dice Marika, la segretaria che riscuote il suo affitto. <u>Sentire quel vocione, vederlo, alto più di un metro e ottanta, massiccio, e sempre vestito da donna, un trucco pesante spalmato su lineamenti molto maschili.</u></p></blockquote>
<p>Oddio, è un homo neanderthalensis travestito da femmina di homo sapiens! Fa impressione, dice Marika (ma che diavolo c&#8217;entra Marika, adesso?). È <strong>sempre</strong> vestito da donna e col trucco <strong>spalmato su lineamenti molto maschili</strong>. Che schifo! Come ha potuto partecipare a Miss Trans Puglia, mi chiedo? Tra l&#8217;altro l&#8217;articolo cartaceo è corredato dalla <a href="http://www.misstranspuglia.it/img/foto_concorso/grandi/14.jpg">foto</a> di una trans presa dal sito di <a href="http://www.misstranspuglia.it/">Miss Trans Puglia</a>, che con ogni probabilità <strong>non è</strong> Patrizia né una partecipante ma una delle due organizzatrici del concorso. Eppure la didascalia recita: &#8220;Patrizia nel 2003 durante l&#8217;elezione di Miss trans Puglia (Ansa)&#8221;.</p>
<blockquote><p>Il <u>travestito</u> la rimprovera sempre quando sbaglia l&#8217;abbinamento dei vestiti, le fa vedere la sua nuova bigiotteria, <u>parla orgogliosa dei suoi seni, rifatti nuovamente pochi mesi fa</u>.</p></blockquote>
<p><strike>Mai farsi una pista di coca prima di scrivere un articolo (si tratta ovviamente di un consiglio generico, non mi riferisco a nessuno in particolare).</strike> Ennesimo riepilogo, perché ce n&#8217;è bisogno: abbiamo a che fare con un uomo massiccio e col vocione, truccato pesantemente da donna e che parla di sé al femminile, un travestito che lavora sul marciapiede di casa e ha partecipato a miss Trans, una creatura notturna che frequenta un microcosmo strano ma abbina bene i vestiti ed è orgogliosa dei seni rifatti pochi mesi fa. Più confusione che a San Siro quando c&#8217;è il derby (e stiamo parlando di una sola persona).</p>
<blockquote><p>Questa è la storia, e questo è Donato Broco, con l&#8217;imbarazzo che si porta dietro e quasi si scusa di avere causato.</p></blockquote>
<p>Questo è il <u>pessimo articolo</u> di Marco Imarisio, che dovrebbe provare imbarazzo e scusarsi per l&#8217;ignoranza e la mancanza di rispetto, ma siamo certi che non lo farà.</p>
<p><center><u><strong>FINE</strong></u></center><font size="-2">Domanda: <em>Sim, come mai ti infervori così tanto per le trans e non per la fame nel mondo e la mafia?</em><br />
Risposta: Che domanda scema.</font></p>




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		<title>L’anello di congiunzione tra protoscimmia e scimmia: il catanese</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2005 18:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
		<category><![CDATA[catania]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
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		<description><![CDATA[Su Salute di qualche settimana fa (una specie di Starbene un po&#8217; snob stampato su carta velina, allegato tutti i giovedì a Repubblica), è stato pubblicato un interessantissimo articolo sui pisolini pomeridiani. Suddetto articolo, il cui geniale titolo è Ninna nanna, contiene preziose e utili notizie scientifiche sulle caratteristiche della pennichella (cose del tipo: «se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <em>Salute</em> di qualche settimana fa (una specie di <em>Starbene</em> un po&#8217; snob stampato su carta velina, allegato tutti i giovedì a Repubblica), è stato pubblicato un interessantissimo articolo sui pisolini pomeridiani. Suddetto articolo, il cui geniale titolo è <em>Ninna nanna</em>, contiene preziose e utili notizie scientifiche sulle caratteristiche della pennichella (cose del tipo: «se dormiamo troppo a lungo con un pisolino troppo profondo anticipiamo il sonno notturno»), un trafiletto sui pisolini di Chirac, una piccola intervista ad Enza Sampò intitolata &#8220;Tenera è l&#8217;alba&#8221;, una mappa del pianeta con informazioni sulla siesta nel mondo (in Messico nel 1800 gli operai in sciopero dormivano lungo i muri e in Giappone il pisolino in ufficio è  regolato dal contratto), e soprattutto il riquadro che riporto qui di seguito, contenente alcuni dati statistici degni di nota.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.zeteti.com/lj/siesta2.jpg"><img title="È tutto vero." src="http://www.zeteti.com/lj/siesta2a.jpg" alt="È tutto vero." /></a></p>
<p>Ora, si potrebbe discettare per giorni e giorni sulle profonde motivazioni che hanno portato i redattori di <em>Salute</em> a scegliere di suddividere i dati in questo modo piuttosto che in un altro: perché si è scelto di dividere gli italiani in bambini, anziani, isole, centro, Lazio e Catania e non ad esempio in adolescenti, donne mature, nord est, Veneto e Bari? E perché non vengono riportate le fonti? Quale istituto di statistica se n&#8217;è occupato, e con quale metodo? Ci sarebbe molto da dire (e da ridere), ma al momento non è questo che mi interessa fare. Posto che i dati su riportati siano corretti, la cosa che balza subito all&#8217;occhio è la percentuale di persone che fanno la pennichella a Catania (il <strong>50%</strong>), nettamente superiore alla media nazionale (14.6%), a quella del Lazio e di Roma (12.5%), delle isole (18.6%) e dei bambini (34.3%) e pari solo al dato sugli anziani. Ora, la percentuale di anziani a Catania non è superiore alla media nazionale, è anzi di poco inferiore. Com&#8217;è possibile, quindi, che metà degli abitanti di Catania facciano la pennichella? Qual è la spiegazione di un dato così fuori norma? C&#8217;è una spiegazione scientifica e, se sì, è possibile che trovandola sia possibile individuare altre caratteristiche peculiari della popolazione catanese? <strong>Non è strano il silenzio della comunità scientifica internazionale su questi dati sconcertanti?</strong></p>
<p>Orbene, sono giunto alla conclusione che in questa faccenda ci sia molta più carne al fuoco di quanto si voglia far credere. Io sono nato a Catania e vivo in questa città da sempre, per cui, pur non avendo ancora condotto alcuno studio scientifico su questo problema, ho avuto modo di entrare a stretto contatto con i catanesi e, passando la mia intera esistenza con loro, di diventare in qualche modo catanese anch&#8217;io. Il problema principale di Catania, oltre alla connivenza di politica e mafia, al pizzo e al degrado urbano, è senza dubbio il traffico (&#8216;u cciafficu). Catania è la decima città italiana per numero di abitanti. Secondo il censimento del 2001, Catania conta 313.110 abitanti, mentre  nel 1971 erano più di 400.000. Ora, lo spopolamento delle maggiori città italiane è un dato di fatto, ma è comunque naturale chiedersi che fine abbiano fatto ben 100.000 catanesi, volatilizzatisi nell&#8217;arco di poche decine di anni. Sono morti tutti? Si sono trasferiti in massa a Pisa, per poter stare vicino al <a href="http://www.livejournal.com/users/drpsycho/">drpsycho</a>, loro illustre concittadino? No, semplicemente hanno cambiato casa, ma non sono andati molto lontano. Quasi tutti si sono spostati di 5, massimo 10 chilometri, andando a vivere in uno dei tanti paesini dell&#8217;hinterland catanese. Catania è collegata, senza soluzione di continuità, ad una miriade di cittadine che, nel corso di questi ultimi anni, hanno conosciuto un vero e proprio boom demografico, trasformandosi in dei megaquartieri periferici. L&#8217;area metropolitana di Catania conta più di 700.000 abitanti, portando la città etnea al quinto posto in Italia (dopo Torino e prima di Palermo) per numero di abitanti. La stragrande maggioranza di queste persone, naturalmente, continua a lavorare a Catania e, non essendoci una rete di servizi pubblici decente, quasi tutti si riversano in massa per le strade della città con la loro automobile.</p>
<p>Il traffico a Catania, quindi, per ragioni strutturali, sarebbe già un bel problema. Ad aggravarlo e a renderlo una <strong>tragedia immane</strong> e un <strong>dramma infinito</strong>, però, è il modo in cui è vissuto dai catanesi. Il codice della strada &#8211; non è un luogo comune &#8211; non è molto rispettato qui nel sud Italia. Basta fare una passeggiatina a Napoli o Palermo per rendersene conto. Catania non fa affatto eccezione. Percorrere le strade asfaltate (o meglio rattoppate) di questa città è una vera e propria impresa, e bisogna essere dotati di una dose di coraggio non indifferente per affrontarla. Le macchine vengono posteggiate in terza o in quarta fila (<strong>giuro</strong> che non scherzo, qualche giorno fa stavo per tamponare una macchina <span style="text-decoration: underline;">posteggiata</span> quasi al centro della carreggiata da un tizio che doveva comprare un pacchetto di sigarette) pur di lasciarle esattamente davanti al posto in cui si vuole andare. Il fatto che ci sia un posteggio libero a venti metri di distanza è assolutamente irrilevante: perché fare venti metri a piedi quando è possibile posteggiare in mezzo alla strada? Non si ha alcun senso civico, ognuno è convinto di essere il padrone e signore assoluto della strada e della città. Si sorpassa da destra, si occupano gli incroci senza motivo, si buttano tonnellate di spazzatura dal finestrino, le uniche frecce conosciute sono quelle che usano i pellerossa nei film western, stop è solo l&#8217;anagramma di spot e il senso vietato è una cosa priva di senso. Chi prende la patente e impara a guidare a Catania, potrà poi guidare in qualsiasi altra città del mondo. Si tratta di problemi a Catania particolarmente accentuati, ma che a questi livelli, come ho detto sopra, sono comuni a molte città del sud.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.zeteti.com/lj/trafficocatania.jpg"><img title="Un piccolo frammento del caos catanese." src="http://www.zeteti.com/lj/trafficocataniaa.jpg" alt="Un piccolo frammento del caos catanese." /></a></p>
<p>C&#8217;è qualcosa, però, che esiste solo a Catania. Qualcosa di unico al mondo che rende quella catanese una realtà anomala e degna di essere studiata scientificamente. Trattasi della cosiddetta <strong>taliatina</strong>. La taliatina è quel particolare tipo di sguardo, impossibile da comprendere appieno se non per esperienza diretta, tipico di molti automobilisti catanesi. Ogni linguaggio è un alfabeto di simboli il cui uso presuppone un passato che gl&#8217;interlocutori condividono; come trasmettere agli altri l&#8217;incommensurabile <strong>taliatina</strong>, che la mia timorosa memoria a stento abbraccia?* Tenterò, fallendo, di darvi una pur vaga idea di qualcosa che io stesso fatico a comprendere. La taliatina è un particolare tipo di sguardo, dicevo, caratteristico di molti automobilisti catanesi. Essa viene utilizzata dall&#8217;automobilista ogniqualvolta egli si trova nel torto. Più evidente è il torto, più potente sarà la taliatina. È uno sguardo al tempo stesso malefico, crudele, orrendo a vedersi ed animalesco, atavico, ancestrale. Fissare gli occhi di un catanese mentre è in preda alla taliatina (ché è davvero come se fosse colto da un raptus, incapace di controllarsi) significa guardare in faccia  il passato del genere umano, la lotta per la sopravvivenza, le guerre spietate dei nostri progenitori in cui si vinceva solo se si era più forti e spietati di tutti gli altri. Significa viaggiare indietro nel tempo, molto indietro, prima ancora dell&#8217;hobbesiano &#8220;homo homini lupus&#8221;, in un&#8217;epoca in cui l&#8217;homo sapiens non esisteva ancora (e neppure l&#8217;homo erectus, l&#8217;homo abilis e l&#8217;australopithecus afarensis). È un&#8217;esperienza incredibile, in grado di traumatizzare e segnare per sempre anche le persone più sagge e razionali. Immaginate la scena: una persona guida tranquillamente la sua macchinina per andare in palestra o a fare la spesa, quando a un certo punto un tizio sbuca fuori a tutta velocità da un posto in seconda fila, senza mettere la freccia e costringendolo a frenare di botto. Non appena la persona prova timidamente a protestare *ZAC* scatta la taliatina, con tutto il suo carico ancestrale e animalesco di odio, possibilmente accompagnata da una forma primitiva di linguaggio sub-umano, come «mbare, ccchi spacchiu fai?&#8221;» (trad. «amico, che acciderbola fai?»). Sfido chiunque a non precipitare nella più profonda angoscia, di fronte a tutto ciò.</p>
<p style="text-align: center"><img title="Una pallida copia della taliatina originale." src="http://www.zeteti.com/lj/taliatina.jpg" alt="Una pallida copia della taliatina originale." /></p>
<p>Ora, io sono convinto che la taliatina sia in qualche modo legata al dato percentuale che ho riportato all&#8217;inizio di questo post. All&#8217;interno dell&#8217;articolo su <em>Salute</em>, c&#8217;è scritto che la siesta è «il residuo del sonno diurno dell&#8217;uomo primitivo che oggi conservano i neonati e le persone molto anziane, alternando assunzione di cibo e sonno». Sono certo che se si studiassero approfonditamente le caratteristiche genetiche dei catanesi, si otterrebbero dei dati sconvolgenti. I catanesi non sono esseri umani normali, il loro DNA presenta delle anomalie di cui la <strong>taliatina</strong> e <strong>la diffusione del pisolino</strong> sono evidenti effetti. Non tutti i catanesi sono così, per fortuna. Catania, nel corso della sua storia, ha subito una quantità non indifferente di dominazioni; forse alcuni catanesi normali sono in realtà discendenti diretti degli arabi, dei normanni o dei primi colonizzatori calcidesi, mentre il DNA modificato è una caratteristica di chi ha tra i suoi progenitori le scimmie che vivevano in questa zona tanto tempo fa e che, in qualche modo, sono riuscite a riprodursi mescolandosi con gli umani. Forse le anomalie genetiche sono presenti in tutti i catanesi, solo che alcuni sono portatori sani e non sviluppano i sintomi e altri no. Non lo so. Quel che è certo è che si tratta di un problema che andrebbe studiato molto approfonditamente, <strong>perché potrebbe gettare una nuova luce sulla storia dell&#8217;evoluzione del genere umano.</strong></p>
<p><span>*Ringrazio Jorge e mi scuso con lui.</span></p>




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		<title>L’idiota consapevole</title>
		<link>http://www.zeteti.com/blik/2005/01/lidiota-consapevole/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2005 12:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hokmah Binah]]></category>
		<category><![CDATA[Pappette logorroiche]]></category>
		<category><![CDATA[idiota consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[idiozia consapevole]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra tutte le tipologie umane (che sono all&#8217;incirca 921.456.212, secondo le stime dell&#8217;Australian Bureau of Statistics), quella dell&#8217;idiota consapevole è la più rara; pare che gli idioti consapevoli presenti sul pianeta siano un numero imprecisato tra 0,3 e 2. Com&#8217;è fatto un idiota consapevole? Beh, se non fossi un idiota consapevole risponderei dicendo che questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra tutte le tipologie umane (che sono all&#8217;incirca 921.456.212, secondo le stime dell&#8217;<a href="http://www.abs.gov.au/">Australian Bureau of Statistics</a>), quella dell&#8217;idiota consapevole è la più rara; pare che gli idioti consapevoli presenti sul pianeta siano un numero imprecisato tra 0,3 e 2. Com&#8217;è fatto un idiota consapevole? Beh, se <strong>non</strong> fossi un idiota consapevole risponderei dicendo che questa storia dell&#8217;idiota consapevole è un&#8217;emerita idiozia, che non esiste la tipologia umana dell&#8217;idiota consapevole e che se anche esistesse sarebbe comunque molto difficile da definire in poche parole. Il caso vuole, però, che io sia proprio un idiota consapevole, ragion per cui non avrò alcun problema a spiegare all&#8217;Universo Mondo cosa cavolo è l&#8217;idiota consapevole. Cominciamo dalle basi. Un idiota consapevole è un idiota: pensa idiozie, dice idiozie, scrive idiozie. Sarebbe indistinguibile da un qualsiasi idiota non consapevole, se non fosse per un piccolo particolare: egli è consapevole. Consapevole di tante cose, tra cui di essere un idiota. La consapevolezza, però, non lo rende meno idiota. L&#8217;idiota consapevole <strong>sa</strong> di dire, fare, pensare idiozie, ma <strong>non riesce a smettere</strong>. È più forte di lui. Così come la sfortuna di Paperino è infinitamente più potente della fortuna di Gastone, l&#8217;immane idiozia dell&#8217;idiota consapevole surclassa la sua pur sviluppatissima consapevolezza.</p>
<p>Credete che io stia celiando? Pensate che la storia dell&#8217;idiota consapevole sia una idiozia <span style="text-decoration: line-through;">(certo che è un&#8217;idiozia, idioti!)</span>? Ok, farò qualche esempio pratico. L&#8217;idiota consapevole è uno che, dopo 39 giorni che non scrive sul suo blog, decide di aggiornarlo scrivendo un post sull&#8217;idiota consapevole. L&#8217;idiota consapevole è uno che conta i giorni che sono passati dal suo ultimo post uno per uno sul calendario, e lo fa più volte, onde evitare di commettere errori e di scrivere 40 o 38 anziché 39. L&#8217;idiota consapevole sa che nessuno si accorgerebbe di un errore così piccolo, ma è idiota, quindi lo fa lo stesso. Il guaio è che l&#8217;idiota consapevole è consapevole, e avrebbe tantissimi post consapevolmente intelligenti da scrivere sul suo blog, ma è soprattutto idiota, e la sua idiozia è una specie di <a href="http://www.lapietrafilosofale.it/secondario/images/cartinaG1.jpg">pietra filosofale</a> in grado di trasmutare le cose intelligenti in cose idiote.</p>
<p><center><img src="http://www.zeteti.com/lj/idiota.gif" alt="" /></center>L&#8217;idiota consapevole è iscritto a una settantina di mailing list e a una ventina di forum, e periodicamente si convince del fatto che, se solo volesse, potrebbe leggere tutti i messaggi di tutte le mailing list e di tutti i forum a cui è iscritto, scrivendoci pure, e che questa cosa lo porterebbe al <a href="http://www.nipponico.com/dizionario/s/satori.php">satori</a> o a qualcosa del genere; comincia quindi a leggere una quantità smisurata di messaggi, perdendo in media cinque ore al giorno, senonché ogni giorno che passa i messaggi da leggere anziché diminuire aumentano, portando l&#8217;idiota consapevole alla disperazione. Egli si rende conto che l&#8217;idea di leggere tutti i messaggi di tutte le mailing list e di tutti i forum è profondamente idiota, quindi decide di lasciar perdere, facendo accumulare i messaggi senza badarci, ostentando anzi una saggia indifferenza. Punta quindi sulla lettura integrale dei 223 blog e livejournal che ha inserito nel suo <a href="http://www.sharpreader.net/">RSS Aggregator</a>, ma si rende conto che anche questa è un&#8217;idiozia, quindi fa accumulare pure i post dei blog e dei livejournal senza badarci, ostentando di nuovo una saggia indifferenza. Per un po&#8217; la sua saggia indifferenza lo porta ad accumulare tutto l&#8217;accumulabile: centinaia di messaggi, email, post, sms, catene di Sant&#8217;Antonio, posta ordinaria, bollini Tamoil, polvere etc. etc. Essendo idiota, però, puntualmente ci ricasca, in un terrificante circolo vizioso di cui è consapevole ma da cui non riesce ad uscire, in quanto idiota.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.zeteti.com/lj/consap1.gif"><img title="Doverosa precisazione: i messaggi non letti della mailing list di fantascienza sono 1344, ma quelli letti sono ben 16326." src="http://www.zeteti.com/lj/consap1a.gif" alt="Doverosa precisazione: i messaggi non letti della mailing list di fantascienza sono 1344, ma quelli letti sono ben 16326." /></a><a href="http://www.zeteti.com/lj/consap2.gif"><img title="Coff coff..." src="http://www.zeteti.com/lj/consap2a.gif" alt="Coff coff..." /></a></p>
<p>L&#8217;idiota consapevole è talmente idiota da farsi prendere da passioni e interessi così idioti da lasciare di stucco il più idiota degli idioti non consapevoli (anche se, a onor del vero, gli idioti non consapevoli restano di stucco per qualsiasi cosa, quindi il loro <span style="text-decoration: line-through;">ma che cavolo sto dicendo?</span> restare di stucco è privo di valore). Ad esempio, l&#8217;idiota consapevole è uno che, pur non avendo un computer <a href="http://www.apple.com/">Apple</a> e non potendo acquistarne uno, si fa prendere dalla passione per i computer Apple e passa ore ed ore leggendo migliaia di articoli, post ed email di fanatici appleisti. L&#8217;idiota consapevole arriva persino ad iscriversi all&#8217;<a href="http://www.amugavitalia.com/">AMUG</a> (Apple Macintosh User Group) e, prima di rendersi conto della assoluta idiozia di quello che fa, riesce addirittura a provare una perversa forma di appagamento.</p>
<p style="text-align: center;"><img title="L'ultimo sbrilluccicoso computer della Apple fa la linguaccia all'idiota consapevole." src="http://www.zeteti.com/lj/applemini.jpg" alt="L'ultimo sbrilluccicoso computer della Apple fa la linguaccia all'idiota consapevole." /></p>
<p>L&#8217;idiota consapevole non ne può più di essere un idiota consapevole. Si sente una specie di ibrido tra <em>Homo sapiens</em> e il moscerino della frutta, un&#8217;entità né carne né pesce (infatti è vegetariano, e non è mai riuscito a capire se lo è diventato perché molto consapevole o perché molto idiota), uno scherzo della natura, un quacquaracquà, un <em>tutto chiacchiere senza distintivo</em>. <span style="text-decoration: line-through;">Ecco perché chiede il vostro aiuto. Ma che idiozia è mai questa? Basta, cazzo! BASTA!</span></p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://photos2.flickr.com/2463045_1514a4323b_m.jpg" alt="" /></p>
<p><span>L&#8217;idiota consapevole è anche un affermato interprete nonché autore di pregevoli fotoromanzi. Se volete ammirare il suo ultimo capolavoro, cliccate <a href="http://www.flickr.com/photos/simulation/sets/61967/">qui</a>.</span></p>




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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Ciuffi d&#8217;isotopi in mano, nuclei pulsari, neutroni e quasari</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2004 21:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sim</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hokmah Binah]]></category>
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		<description><![CDATA[Dendriti, assoni e sinapsi del sottoscritto risentono spesso di quello che avviene nel mondo esterno (ove per mondo esterno intendo anche il mio corpo, che per quanto sia tutt&#8217;uno con quella che viene comunemente definita mente, non riesco a non percepire come qualcosa di parzialmente alieno&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia che vede come protagonisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.univ.trieste.it/~brain/NeuroBiol/Neuroscienze%20per%20tutti/cells.html">Dendriti, assoni e sinapsi</a> del sottoscritto risentono spesso di quello che avviene nel <em>mondo esterno</em> (ove per mondo esterno intendo anche il mio corpo, che per quanto sia tutt&#8217;uno con quella che viene comunemente definita mente, non riesco a non percepire come qualcosa di parzialmente alieno&#8230; ma questa è un&#8217;altra storia <span style="text-decoration: line-through;">che vede come protagonisti Plotino, Cartesio, neuroscienziati, filosofi della mente, anime, psiche, AI e diagrammi di flusso, e che per ora è meglio mettere da parte</span>). Quello che avviene nel mondo esterno, quello che normalmente viene da tutti deglutito, digerito, assimilato, accettato. In che senso ne risento? Ecco, accade spesso, molto spesso, ultimamente sempre più spesso &#8211; ma in verità mi succedeva anche quando avevo nove anni &#8211; che io (qualunque cosa voglia dire &#8220;io&#8221;, ma anche questa è un&#8217;altra storia) senta su di me il <span style="text-decoration: underline;">peso</span> della realtà esterna. Ora, la realtà esterna, si sa, non è un peso piuma, essendo <em>realtà esterna</em> pressoché tutto quello che non è me (che è davvero tanto, a meno che non si decida di abbracciare il solipsismo&#8230; <span style="text-decoration: line-through;">è necessario dire che anche questa è un&#8217;altra storia?</span>), quindi non è difficile immaginare che, come minimo, mi faccia un po&#8217; male la testa.</p>
<p>Una supernova esplode, peli sul naso di un cercopiteco, sogni di un gatto vissuto 3400 anni fa, giacche di tweed e pantaloni a zampa d&#8217;elefante, teorie matematiche e ipotetiche civiltà aliene, colonie di formiche e centinaia di miliardi di galassie, ipertesti e Critica della ragion pura, lo scheletro di Kant e la polvere cosmica, mal di pancia e onde elettromagnetiche, il sesso, fiori, pop art, big bang, spazio-tempo, volontà, il guscio delle noci. E ancora: i denti, la plastica, il passato, il sapore di un&#8217;albicocca, l&#8217;espansione dell&#8217;universo, evoluzione, involuzione, i pensieri di un delfino, la torta Sacher, antimateria, la morte, una femmina di pterodattilo e i suoi cuccioli, la biodiversità, gli orologi da polso digitali, molecole, bollicine, il brodo primordiale, sabbia finissima, fotoni e batteri, rappresentazione, DNA e Arbre Magique, motore a scoppio e vita negli abissi dell&#8217;oceano, capelli cotonati, un pipistrello e la canna di un fucile, la tastiera di questo computer, le mie mani, le unghie, lo zucchero a velo, la nascita, i fumetti, gli origami, gli scimpanzè, il cervello di Mozart e quello di un serial killer, il cinema, semiosi illimitata, strutturalismo, teorie, pratica, parole, linguaggio, dighe, inondazione, straripamento, overdose, <a href="http://www.demauroparavia.it/77901">overflow</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img title="Ehi, io non ho peli sul naso..." src="http://www.zeteti.com/lj/cercopiteco.jpg" alt="" /><br />
<img title="... e io non c'entro nulla col DNA." src="http://www.zeteti.com/lj/arbremagiquee.jpg" alt="" /></p>
<p>Nei <a href="http://www.vedanta.it/sastra/veda.htm">Veda</a> e nei <a href="http://www.vedanta.it/sastra/purana.htm">Purana</a> la realtà esterna, così come si presenta alla nostra coscienza (<span style="text-decoration: line-through;">cosa cavolo è la coscienza?</span>) è chiamata <em>Velo di Maya</em> (Schopenhauer ha poi reso famosa questa espressione). Noi non viviamo nella vera realtà, l&#8217;universo intero è illusione, apparenza. Siamo avvolti dal Velo di Maya che ci preclude la visione di ciò che è davvero reale. <span style="text-decoration: underline;">Ma cos&#8217;è davvero reale?</span> È possibile squarciare il velo di Maya? In certi momenti, mentre gli altri preparano il caffè, fanno la pennichella, attaccano l&#8217;Iraq, elaborano formule matematiche o giocano a freccette; mentre sbadigliano, fanno l&#8217;amore, sorridono, uccidono, pregano, nascono, scrivono, sognano; mentre l&#8217;acqua del fiume scorre senza la minima increspatura, mi capita di percepire la presenza del Velo. Ogni cosa, ogni singola cosa di questo mondo, tutto quello che ho imparato a dare per scontato, smette di essere normale e diventa strano, pazzesco, incredibile. Tutto. Io sono un alieno. Voi siete degli alieni. Non c&#8217;è nulla che non sia alieno. Resto a bocca aperta. E se fosse tutto un gioco (una specie di <a href="http://thesims.ea.com/us/index.html">The Sims</a> su scala cosmica)? E se io fossi una cavia? Perché la gente attorno a me sembra non accorgersi di nulla? Fanno parte del gioco? Sono io la sola vittima? Qual è la verità? E però l&#8217;idea del Velo di Maya, per quanto suggestiva, è ancora troppo poco. La realtà è incredibilmente più complessa e strana di quanto una mente umana possa anche solo lontanamente concepire. Che fare, allora? Rinunciare? Morire a <a href="http://www.clicmedicina.it/pagine%20n%207/invecchiamento1.htm">79,12 anni</a>, con ironia? Studiare la materia, le microparticelle o i versi di un poeta e lasciar perdere <span style="text-decoration: underline;">la vertigine della visione d&#8217;insieme</span>? Diventare come Philip K. Dick negli ultimi anni della sua vita, <a href="http://www.cyberzone.it/Philip%20Dick_interferenza.html">impazzire cercando di capire l&#8217;impossibile</a>? O diventare superficiali e/o cinici e rispondere a chi si pone questi problemi (quanti? ci stiamo estinguendo) dicendo che sono solo pippe mentali? (Che avete contro le pippe? Bigotti!)</p>
<p>Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta, diceva il buon vecchio Socrate. E <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jostein_Gaarder">Jostein Gaarder</a>, un paio di millenni (e rotti) dopo:</p>
<p>Da <em>Il mondo di Sofia</em>:</p>
<p><em>«Immagina di passeggiare in un bosco. All&#8217;improvviso, sul sentiero davanti a te, vedi una navicella spaziale. Ne sta uscendo un minuscolo marziano che comincia a fissarti&#8230; Che cosa penseresti in una situazione del genere? Non importa, fa lo stesso. Piuttosto, non ti è mai capitato di pensare a te stessa come a un marziano?<br />
È assai improbabile che tu ti imbatta in una creatura di un altro pianeta. In effetti, non sappiamo neanche se ci sia vita su altri pianeti. Invece è possibile che tu ti imbatta in te stessa. Un giorno ti fermi di colpo e pensi a te stessa in modo completamente nuovo. Magari può succedere proprio mentre stai facendo una passeggiata nel bosco. Sono una strana creatura, pensi, sono un animale misterioso&#8230; È come se ti svegliassi da un sonno lunghissimo che dura da anni, proprio come è successo alla Bella Addormentata nel Bosco. Chi sono io? ti chiedi. Sai che stai vagando su un pianeta dell&#8217;universo. Ma cos&#8217;è l&#8217;universo? Se ti capita di pensare a te stessa in questo modo, hai scoperto qualcosa di misterioso al pari del marziano di cui ti parlavo poc&#8217;anzi. Non hai incontrato una creatura che viene dallo spazio, ma hai guardato dentro di te e ti sei vista come una strana creatura.<br />
[...]<br />
Voglio fare una precisazione: anche se le domande filosofiche riguardano tutti gli esseri umani, non tutti diventano filosofi. Per motivi diversi, la maggior parte delle persone è così presa dalle cose di tutti i giorni che il pensare all&#8217;esistenza occupa l&#8217;ultimissimo posto.<br />
Per i bambini, il mondo, con tutto ciò che offre, è qualcosa di nuovo, di stupefacente. Non è così per tutti gli adulti, la maggior parte dei quali percepisce il mondo come un fatto ordinario. I filosofi rappresentano una nobile eccezione. Un filosofo non è mai riuscito ad abituarsi del tutto al mondo che, per lui, continua ad essere assurdo, sì, enigmatico e misterioso. I filosofi e i bambini hanno in comune questa importante capacità. Potremmo ben dire che un filosofo conserva la pelle delicata di un bambino per tutta la vita. Adesso devi scegliere, cara Sofia, sei un bambino che non è ancora riuscito ad &#8220;abituarsi al mondo&#8221;? O sei un filosofo che giura di non abituarsi<br />
mai? Se scuoti la testa e non ti senti né bambino né  filosofo è perché il mondo ti è diventato così familiare che non ti stupisce più.»</em></p>
<p><a href="http://members.aol.com/NeoNoetics/Nagel_Bat.html">Cosa si prova ad essere un pipistrello?</a> Si prova qualcosa ad essere un neurone? Si prova qualcosa ad essere qualche miliardo di neuroni dentro una scatola cranica? Due anni fa, più o meno, mentre tornavo a casa dopo aver comprato il pane, mi sono imbattutto in un cane randagio. Nella mia vita avrò incontrato decine di cani randagi. Quella volta, però, mi sono comportato in modo strano (ovvero in un modo che, nella nostra società, è solitamente etichettato come <em>strano</em>). Il cane ha cominciato a fissarmi, e io per tutta risposta mi sono fermato e ho fatto lo stesso. L&#8217;ho fissato. Mi sono perso negli occhi di un cane per un tempo indefinibile. Una scenetta invero piuttosto ridicola, ne convengo. Il fatto è che io cercavo di capire, fissandolo, cosa cavolo gli passasse per la testa (sì, volevo stabilire un contatto telepatico con un cane&#8230; e allora?). Probabilmente pensava qualcosa come &#8220;fame &#8211; cibo &#8211; gnam&#8221;, ma questo non lo saprò mai. Eravamo uno di fronte all&#8217;altro, ma le nostre menti erano distanti anni luce. Quel cane era come un extraterrestre, un&#8217;entità strana, incomprensibile. Che cosa prova quel singolo cane, ora (supponendo che sia ancora vivo)? Che cosa sente, percepisce, <span style="text-decoration: underline;">pensa</span> in questo momento, mentre io sono comodamente seduto davanti al computer? Due anni fa, all&#8217;incirca nello stesso periodo, ho provato a guardare negli occhi anche una zanzara (sì, a Catania non è poi così strano che a dicembre ci siano le zanzare). Come si fa a guardare negli occhi una zanzara? Cos&#8217;è la vita per una zanzara?  Zanzare, mosche, formiche, vermi, topi&#8230; dove vivono? In quale mondo? E quando muoiono che fine fanno? Si reincarnano in qualcos&#8217;altro? È tutta una questione di karma? Delfini, alberi, virus, microbi, uomini, dinosauri, oggetti inerti, oggetti vivi. Quale sarà la nostra prossima reincarnazione? Nessuna? L&#8217;assoluto e inconcepibile nulla? Qualcosa non quadra. In certi momenti provo a convincermi che esistono amore e libertà, che siamo circondati dal bene e che il nostro mondo è un paradiso multiforme e policromatico che ci è stato regalato da qualche divinità benevola per renderci felici. Ma non è così. Il guaio è che non è neppure un inferno mostruoso generato dal caso, una prigione nera da cui è impossibile evadere. No, non è ying e non è yang, non è nero e non è bianco. Qual è la verità? È forse una mescolanza di tutte e due? È il Tao? Non lo so.  Non basta usare la fuzzy logic o trovare lo Zen per capirci qualcosa. Ripeto:  la realtà è incredibilmente più complessa e strana di quanto una mente umana possa anche solo lontanamente concepire. È più strana del Tao, di Buddha e di Allah. Più strana delle formule della fisica, delle teorie filosofiche (<em>ci sono più cose in cielo e in terra&#8230;</em>) e del Dio dei cristiani. <span style="text-decoration: underline;">Ma è forse questo un buon motivo per voltare le spalle alla ricerca e guardare le sorelle Lecciso* in tv?</span> (Sì, forse sì.)</p>
<p style="text-align: center;"><img title="Imparate a guardare al di là delle apparenze. Oltre il Velo di Maya ci sono io." src="http://www.zeteti.com/lj/lecciso.jpg" alt="" /></p>
<p><span>*Cosa si prova ad essere una Lecciso?</span></p>




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