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Chi sono?

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Mi chiamo Simone Petralia1, ma su internet sono conosciuto anche come Sim o Sim Dawdler. Provengo dall’isola triangolare al centro del Mar Mediterraneo, quella che ha dato i natali a Pirandello e Provenzano e in cui secondo Goethe si trova la chiave di tutto. La mia città è fatta di granite e pietra lavica ed è stata fondata oltre 2700 anni fa da un gruppo di annoiatissimi greci calcidesi. Ho vissuto per cinque anni a Ferrara, città delle biciclette e delle zanzare tigre; ora vivo a Trieste, città delle nevrosi letterarie e del vento forte assai. Mi piacciono le mappe, il cinema, la fantascienza, la paleoantropologia, il cioccolato fondente, l’ermeneutica applicata ai fondi del caffè e gli alberi filogenetici. In attesa di trasferirmi su Marte, fisso il soffitto e bevo grog.

Ok, ora la descrizione seria. Chi sono? Bella domanda. Ho alcuni indizi e delle tracce da seguire, ma nessuna prova. Probabilmente sono ancora il bambino che legge Il giro del mondo in 80 giorni e vuole essere Phileas Fogg, sono l’adolescente imprigionato in un film di David Lynch, sono la ragazza col fattore D, sono quello che parla troppo e ha la smania di capire. Un castello di carte sottovento, un puzzle da venti miliardi di pezzi comprato al mercatino delle pulci. Ego sum qui sum (an axiom of hermetic philosophy, direbbe Madame Blavatsky). E sono quel che non sono: una vecchina che viene scippata, un rabbino confuso, una scrittrice di gialli, un bambino di sei mesi che ciuccia beatamente, una ragazza di 15 anni con l’apparecchio ai denti, un hippy, uno yuppie, una cuoca cicciona, un gaffeur miliardario, un entomologo cocainomane. Tutti i sette miliardi e mezzo di esseri umani che non sono me, ma anche una zanzara e quel platano in fondo alla via. Forse sono una contraffazione made in Taiwan. Se volete capirci qualcosa (ve lo sconsiglio caldamente) provate a leggere tutti i post pubblicati all’interno della categoria Personale [Taiji] e poi fatemi sapere.

Ultima modifica: 14.04.2015

  1. Se vivete negli Stati Uniti o da Roma in su potete mettere l’accento sulla prima a, se invece siete del Regno delle Due Sicilie l’accento va sulla i. []

2 commenti

  1. ciao Blik,
    grazie.
    Leggerti mi ha fatto sentire meno solo.

    Leggere i noti e stampati non lo permetteva. Loro sono consacrati (quantomeno vissuti come tali), perciò non pari a me. Poi sono vissuti prima, quindi con un senso di distanza sottolineato.

    Leggere e sapere dei contemporanei – rarità a parte – non genera la soddisfazione che ho sentito leggendo te perché restano comunque irraggiungibili, non tanto perché pubblicano, o perché compaiono, quanto perché se provi a contattarli, non ci riesci.

    Poi ci sono i tuoi – altrettanto anonimi pari – ma praticamente sempre, parlando con loro, percepisci che qualche bivio si è messo in mezzo.

    Mentre invece, leggere te (in numinoso) mi ha fatto sentire che la sintesi simbolica sulla quale da tempo sto a orientarmi è anche terreno di altri (tuo) e che – soprattutto – questi, hanno saputo descrivere il senso di solitudine che ne deriva.
    Grazie
    ekarrrt

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