adidas nmd runner pk adidas is dropping two nmd runner pk releases this weekend adidas nmd runner european release dates adidas originals nmd august 18th releases adidas nmd runner triple white adidas nmd runners releasing at pac sun nice kicks adidas nmd die tye adidas nmd runner suede adidas nmd pk runner in yellow releasing in february adidas nmd runner pk yellow camo release date packer shoes adidas nmd adidas nmd runner primeknit red camo adidas nmd runner adidas nmd runner pk adidas nmd runner white adidas nmd white red blue release date adidas nmd white red blue another look adidas nmd white more imagery adidas nmd r2 white mountaineering preview adidas nmd runner pk yellow camo

I tempi cambiano

Quale lettura migliore, quando si è tristi e depressi, delle mitiche vignette umoristiche (ingenue, demenziali e friccicarelle) della cara, vecchia Settimana Enigmistica? Oggi, per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro, sono incappato nella vignetta che riporto qui sotto. Mi ha fatto ridere ma, cavoletti, il mio spirito non si sente affatto rinfrancato.

That’s Jazz!

Dopo l’armonica di Toots Thielemans, il basso elettrico di Jeff Berlin.

Cosa vuoi di più dalla vita, Sim? Un sax?

Il libro di sabbia

Con la mano sinistra sopra il frontespizio, cercai la prima pagina con il pollice quasi incollato all’indice. Tutto fu inutile: tra il frontespizio e la mano si interponevano sempre nuovi fogli. Era come se sorgessero dal libro.
«Adesso cerchi la fine».
Fallii di nuovo; riuscii appena a balbettare con una voce che non era la mia:
«Non è possibile».
Sempre sottovoce, il venditore di bibbie mi disse:
«Non è possibile, ma è. Il numero di pagine di questo libro è esattamente infinito. Nessuna è la prima, nessuna è l’ultima […] ».

(Da Il libro di sabbia di Jorge Luis Borges)

Kill Bill: Vol. 1

Kill Bill: Vol. 1 non è il quarto film di Quentin Tarantino. Kill Bill non è un film. È una scatola di cereali colorata che nasconde una pistola, è l’acciaio affilato e perfetto della katana di Hattori Hanzo, è la tutina gialla di Bruce Lee che avvolge il corpo sexy di Uma “The Bride” Thurman, è una lotta infinita e spietata in un bianco e nero splendente, è Twisted Nerve di Bernard Herrmann fischiettata da una finta infermiera ex replicante con una benda su un occhio, è il risveglio dal coma e l’alluce che torna a muoversi nella Pussy Wagon purpurea, è un antico proverbio Klingon, è una psicopatica diciassettenne giapponese vestita da collegiale, è una sequenza animata di dieci minuti in puro stile anime, è un romanzo che non finisce, una piccola lista di cinque persone, un uomo spietato e generoso che non si vede mai, un duello nella neve, una testa mozzata, litri di sangue che schizzano, uno yakuza tremante e spaurito che scappa, ombre cinesi in versione nippoamericana su sfondo blu.

Punto.
È l’esplosione e l’implosione di mille generi cinematografici, dal kung-fu movie anni ’70 allo spaghetti western, è un inseguirsi di citazioni cinefile che si intersecano e si mescolano, è sushi frullato con ketchup e maionese, è virtuosismo in tutte le inquadrature, è la risata cinica e ironica di un regista che si è divertito come un matto a confezionare una storia che non è una storia ma contiene mille storie, è assoluta e totale sospensione dell’incredulità, il postmoderno che prende in giro se stesso e si tramuta in post-postmoderno, è tutte le paroline strane e simpatiche di cui si fa sempre più uso in questi anni: è pop, è cool, è consapevolmente trash. Più pulp di Pulp Fiction, più violento di Le Iene, più quellochevoletevoi di Jackie Brown, Kill Bill Vol. 1 è un esperimento unico che travalica tutti gli stilemi e le definizioni a cui il cinema ci ha abituati. È bello? È brutto? È violento? È un capolavoro? È un film di genere? È un mezzo film che si potrà giudicare solo dopo aver visto la seconda parte? Sì, no, forse, chissà. L’unico modo per definire Kill Bill è rinunciare a definirlo e limitarsi a scriverne il titolo: è Kill Bill. Punto.

I Malkut

  • A volte è importante essere semplicemente una facciata di cartone. C’è un po’ di satori in tutto questo […]. Lo scopo all’interno di uno schema complessivamente illusorio, del quale non sappiamo andare a fondo. È la legge dell’economia: niente va sprecato, nemmeno l’irreale. Philip K. Dick

Twitter

Archivi

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers: