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Tag: Aleph

Aleph, virgola

Le parole sono oggetti impalpabili, esistono e non esistono. Piccoli segni, minuscoli insetti di inchiostro, sequenze di byte in sistema binario, rivoltelle dei primi del ‘900 e strumenti di tortura del Medioevo, torte di mele della nonna, forme geometriche e plastilina, spigoli e curve, pietre di selce e castelli di sabbia destinati a scomparire alla prima mareggiata.

Ogni parola è un Aleph, contiene l’intero universo. E in tutto questo le virgole, sì, possono essere pieghe che ammorbidiscono, ma anche argini che frenano o spuntoni di roccia che feriscono. Una virgola, un’altra virgola, un punto e virgola; respirare e riprendere fiato, accarezzare le circonvoluzioni dei pensieri, non farsi travolgere.

Tutti noi ne abbiamo bisogno, anch’io sento questa necessità. Eppure, in un punto imprecisato del mio inconscio, nascosta, sommersa, calpestata dalla quotidianità e dal senso comune, violata dalle regole del mondo e del linguaggio ordinario, esiste una creatura che scalpita, si dimena, vuole vivere.

Quella creatura mi fa paura, mi terrorizza più di ogni altra cosa; ma la amo, non posso non amarla, forsennatamente e disperatamente, perché è il mio nucleo più autentico, il primo e l’ultimo pezzo del mio Aleph. Quella creatura sono io.

Cloud Atlas col mal di testa

Marco non dormiva da tre giorni. Era stanco, preoccupato, si mangiava le unghie e tamburellava le dita contro il tavolo in legno di rovere. Quel bel tavolo antico gli era stato regalato da zia Santina quando entrambi abitavano ancora a Matera. Era il 1988, lo stesso anno delle olimpiadi di Seul. A Seul domani pioverà. A dire il vero pioverà solo nel distretto di Gangseo-gu, dove Yoon-Ji vende il pesce. Yoon-Ji è una ragazza smilza, filiforme, molto timida e con delle strane efelidi sparse sulle gote. Sua cugina Yu-Jin, per prenderla in giro, le dice che tutti quei puntini sulla faccia dimostrano che lei non è una vera coreana. “Yoon-Ji”, le dice, “tu non sei una vera coreana, sei una fottuta irlandese!”. Yu-Jin ha una certa tendenza alla coprolalìa. Le tre parolacce che ripete più spesso sono “fottuto”, “cazzo” e “porca troia”. Una volta urlò 이런 젠장!1 dopo aver battuto il mignolo del piede destro contro lo stipite della porta del pub 사랑하고 잠, gestito da Hoàng Tích Chù. Hoàng Tích Chù è un vecchio disertore Việt Cộng trasferitosi in Corea nel 1972.

Lo swiri costa poco

N.B. Hoàng Tích Chù ama Marco, Marco ama Yoon-Ji, Yoon-Ji ama Yu-Jin, Yu-Jin ama Hoàng Tích Chù, zia Santina è morta nel 1996. La pioggia di domani devasterà il distretto di Gangseo-gu e sfonderà il tetto del baracchino dove Yoon-Ji vende il pesce. Yoon-Ji piangerà a dirotto, cercherà di consolarsi tra le braccia di Yu-Jin. Yu-Jin la insulterà. Quel giorno Hoàng Tích Chù fumerà molto oppio e sognerà di riabbracciare Marco. Due giorni dopo Marco lascerà Potenza per tornare in Corea. Prima però passerà da Matera e reciterà un haiku ad alta voce di fronte alla tomba di zia Santina.
La prima parte della vicenda si svolge a Seul tra la fine del 2001 e il 7 marzo del 2003. La seconda parte in Marocco nel 2023 (protagonisti Yoon-Ji e Abderrahim, un misterioso personaggio albino con un leggero strabismo di venere e i capelli crespi). La terza parte tra Matera e Potenza nei primi anni Ottanta del Novecento (protagonisti zia Santina e Marco). La quarta e ultima parte in Vietnam nel 1970, a Seul nel Medioevo e ad Albano di Lucania nel 2088.
  1. Porca troia! []

I Malkut

  • There is a theory which states that if ever anybody discovers exactly what the Universe is for and why it is here, it will instantly disappear and be replaced by something even more bizarre and inexplicable. There is another theory which states that this has already happened. Douglas Adams

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