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Tag: Buco Nero

Di orizzonti, buchi e spaghetti

L’altro giorno ho chiesto ad alcuni amici immaginari cosa facesse venire loro in mente l’espressione orizzonte degli eventi. Un paio hanno risposto “una canzone”, gli altri hanno tirato in ballo il destino, il libero arbitrio e il senso della vita (lo so, nella mia testa frequento gente strana). In effetti “L’orizzonte degli eventi” è il titolo di una canzone dei Baustelle1, ma potrebbe essere anche il verso di una poesia ermetica o il concetto di un filosofo romantico del XIX secolo.

E invece il termine event horizon, utilizzato per la prima volta nel 1953 dal fisico Wolfgang Rindler, descrive la linea di confine che delimita un buco nero.
A proposito, sapete cos’è un buco nero? No, non mi riferisco al cervello di Borghezio. Subrahmanyan Chandrasekhar, premio Nobel per la Fisica nel 1983, sosteneva che i buchi neri sono gli oggetti macroscopici più semplici e perfetti dell’universo, ma il suo concetto di “semplice” probabilmente differiva dal nostro (per me non è semplice neppure pronunciare il suo nome). Un buco nero può essere definito come un corpo celeste in cui la forza di gravità è talmente forte che la massa collassa su se stessa2. In base ai principi di Star Trek della relatività generale, lo spazio-tempo viene curvato dalla presenza di una massa. Nel caso dei buchi neri, la massa raggiunge una densità spaventosa e lo spazio-tempo subisce una deformazione tale da imprigionare tutto, compresa la luce. Al centro di un buco nero si forma una singolarità gravitazionale; in altre parole, la gravità tende all’infinito e non sappiamo cosa diavolo succede.

Un'ipotesi

Pur essendo una diretta conseguenza della relatività generale, Einstein era convinto che i buchi neri non potessero esistere nella realtà. Oggi sappiamo che Einstein aveva toppato i buchi neri esistono e che ce ne sono di diversi tipi e dimensioni. Pare ad esempio che ci sia un buco nero supermassiccio al centro di ogni galassia. Per intenderci, il buco nero al centro della Via Lattea ha una massa stimata pari a 4,1 milioni di volte quella del Sole (e non è tra i più grandi). Per fortuna si trova a circa 26.000 anni luce di distanza dal Sistema Solare, per cui possiamo dormire tranquilli. A proposito di massa, non è ancora chiaro quale sia la massa minima che deve avere una stella per trasformarsi in un buco nero, ma sappiamo con certezza che corrisponde a diverse masse solari3. Questo vuol dire che alla fine del suo ciclo vitale, fra 7,8 miliardi di anni, il Sole non diventerà un buco nero ma si trasformerà in una nana bianca (annotate la data sulle vostre agende).

L’orizzonte degli eventi è la linea di confine superata la quale tutto quello che è stato inghiottito dal buco nero non può più tornare indietro. Il primo a ipotizzare un’entità del genere fu, nel 1916, un altro fisico dal nome impronunciabile: Karl Schwarzschild. Nella formulazione di Schwarzschild, ad ogni corpo è associato un raggio proporzionale alla sua massa (noto come raggio di Schwarzschild); nel caso dei buchi neri, la massa collassata si trova all’interno del raggio: a tracciarne i contorni è l’ultimo fascio di luce non intrappolato dalla singolarità. L’orizzonte degli eventi non ha delle proprietà intrinseche; è semplicemente il punto di non ritorno, l’orlo dell’abisso: se si supera non c’è più nulla da fare. Si chiama “orizzonte degli eventi” proprio perché è il punto estremo in cui ha ancora senso parlare di eventi (nell’accezione di “fenomeni osservabili”).

Invitante

Vi suggerisco quindi di non provare ad avventurarvi oltre: non solo non riuscireste a tornare per vantarvene con gli amici, ma probabilmente finireste spaghettificati. Lo so che è difficile da credere, ma spaghettificazione non è una parola inventata da me; a usare per la prima volta il termine spaghettification fu il giornalista scientifico Nigel Calder, ma il concetto è divenuto famoso perché utilizzato da Stephen Hawking nel celebre Dal big bang ai buchi neri. L’intrepido astronauta che decidesse di calarsi all’interno di un buco nero, dice Hawking, non se la passerebbe tanto bene: essendo la forza gravitazionale sempre più forte man mano che ci si avvicina al centro della singolarità, l’astronauta subirebbe un’attrazione maggiore su una parte del corpo e una decisamente inferiore sulla parte opposta, fino a trovarsi allungato e stirato come Fassino uno spaghetto, rompendosi infine in tanti pezzettini. Poi non dite che non vi avevo avvisato.

Fassino n. 5

  1. È anche il titolo di un paio di film (questo e quest’altro), di un libro e di una storia di Martin Mystère. []
  2. Dalla regia mi dicono che la natura stessa della gravità è quella di far collassare le masse su loro stesse, la discriminante è la densità che viene raggiunta. []
  3. Dalla regia (sempre la stessa) mi dicono che in realtà sappiamo qual è la massa necessaria per formare un buco nero, ma non siamo in grado di prevedere quale sarà la massa di una stella poco prima che inizi il collasso (questo perché le stelle di solito perdono materia). []

Breakfast of Mockeries

State a sentire: recentemente sono stato a Londra, e avrei un sacco di cose da dire su questa città. Ne parlerò approfonditamente in un romanzo che sarà pubblicato tra qualche anno, il cui titolo provvisorio è Gravity’s Rainbow 2.0. Poco prima di partire per Londra ho letto due romanzi di Kurt Vonnegut, La colazione dei campioni e Ghiaccio-nove; di Ghiaccio-nove parlerò prossimamente in un post il cui titolo provvisorio è Le foma di Bokonon salveranno il mondo, mentre in questo post vorrei dilungarmi su La colazione dei campioni. Vorrei, ma un singolo post non riuscirebbe a contenere tutte le cose che ho da dire, così ho deciso che parlerò approfonditamente de La colazione dei campioni in un romanzo che sarà pubblicato tra qualche anno, il cui titolo provvisorio è Gravity’s Rainbow 2.0. In questo post mi limiterò a far finta di parlare di Londra e de La colazione dei campioni, e cercherò di farlo nel modo più vonnegutiano possibile, per rendere omaggio al compianto Kurt. Ecco perché il post comincia con “state a sentire” ed è pieno di disegnini, “ecc.” e frasi strane. Se ci pensate è una cosa piuttosto cretina originale: correggetemi se sbaglio, ma mi pare che nella storia dell’umanità nessuno prima di me abbia avuto l’idea di scrivere un post in stile vonnegutiano in cui finge di parlare di Londra e de La colazione dei campioni. Solitamente le idee originali (anche quelle cretine) sono rappresentate graficamente dal disegno di una lampadina accesa. Una lampadina è un piccolo oggetto che serve a illuminare artificialmente un posto buio. Esistono lampadine a incandescenza, a fluorescenza, a raggi UVA, ecc. Una lampadina a incandescenza è fatta più o meno così:

lampadina

Su Wikipedia c’è scritto che La colazione dei campioni è un romanzo di fantascienza, ma non è vero. Io ho letto un sacco di romanzi di fantascienza e vi posso assicurare che quello di Vonnegut è tutto fuorché un romanzo di fantascienza. Ci sono dentro un sacco di idee fantascientifiche, è vero, ma nessuna di queste è sviluppata in modo fantascientifico. Ad esempio, uno dei protagonisti è un tizio – tale Dwayne Hoover – che dopo aver letto un romanzo di fantascienza di Kilgore Trout (Kilgore Trout è una specie di alter-ego di Vonnegut, uno scrittore di fantascienza sfigato che compare in diversi suoi romanzi) si convince del fatto che tutti gli esseri umani eccetto lui sono macchine prive di coscienza e di libero arbitrio; questa se ci pensate è un’ottima idea fantascientifica (oltre che filosofica), e leggendo la quarta di copertina pare che l’intero romanzo ruoti intorno a questa idea. Per inciso, gli esseri umani sono davvero macchine. Forse essi sono dotati di coscienza e libero arbitrio, forse no, ma di sicuro sono macchine. Macchine dalla forma stranissima e piene di protuberanze e buchi da cui escono ed entrano cose in continuazione. Le macchine umane sono dotate inoltre di una sostanza molliccia e grigiastra posta all’interno della loro testa in un contenitore chiamato “scatola cranica”. La sostanza molliccia si chiama “cervello” e serve a regolare i movimenti e le azioni delle protuberanze e dei buchi. Tantissime macchine umane sono pazze e fanno cose brutte (tipo guerre, stragi, torture e televendite) perché il loro cervello è pieno di sostanze chimiche cattive. Un cervello umano medio pesa all’incirca un chilo e trecento grammi ed è fatto più o meno così:

cervello umano

Londra è la città ideale per chi vuole convincersi della fondatezza di questa idea, perché pullula di esseri umani di tutte le forme, dimensioni, religioni, colori, sessi, età, ecc. Sembra una gigantesca vetrina di umani che camminano, corrono, parlano e cose del genere. Gli abitanti di Londra si dividono fondamentalmente in due categorie: la prima categoria comprende coloro che parlano un inglese perfetto, ancor più perfetto di quello della regina Elisabetta II e del mitico Francis Matthews dei corsi d’inglese della BBC; nella seconda categoria invece rientrano quelli che parlano una lingua incomprensibile, che solo vagamente ricorda l’inglese. Quelli della prima categoria pensano di dire “Hi! How are you?” e dicono proprio “Hi! How are you?”: la sostanza molliccia dentro la loro scatola cranica è ben tarata. Quelli della seconda categoria, invece, pensano di dire “Hi! How are you?” e dicono “auiu?”: la sostanza molliccia dentro la loro scatola cranica è tarata male. Della prima categoria fanno parte i membri delle comunità pakistane, cingalesi, indiane, senegalesi, ecc.: Londra è una megalopoli multietnica e ci vivono persone provenienti dai quattro angoli del globo (incidentalmente, questo è solo un modo di dire: il globo è di forma sferica e non ha quattro angoli). Della seconda categoria fanno parte i londinesi cockney. Londra è davvero grande, sapete? È grande quasi quanto la provincia di Ragusa (ho appena controllato), solo che nella provincia di Ragusa vivono 308.103 persone, mentre Londra ha 7.512.400 abitanti, che di certo staranno un po’ più stretti dei ragusani. Londra si trova in Gran Bretagna. La Gran Bretagna è un’isola separata dal resto del mondo da un pezzettino di mare. Il mare è una grande massa d’acqua salata, e l’acqua è una sostanza liquida composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. Il mare è fatto più o meno così:

mare

Nel suo La colazione dei campioni Vonnegut parla di un sacco di cose. Non è un romanzo di fantascienza, dicevo, ma è pieno di formidabili idee fantascientifiche (con interessanti implicazioni filosofiche). Vonnegut le inserisce sotto forma di riassuntini di romanzi e racconti di Kilgore Trout, lo scrittore di fantascienza sfigato suo alter-ego. Ecco un esempio:

Kilgore Trout una volta aveva scritto un racconto che era costituito da un dialogo tra due cellule di lievito. Le due discutevano dei possibili scopi della vita intanto che mangiavano zucchero e soffocavano nei propri escrementi. A causa della loro limitata intelligenza non sospettavano neppure che stavano fabbricando champagne.

Londra è stata invasa dagli italiani. Ci sono ristoranti, caffetterie e negozi italiani dappertutto, e la National Gallery è piena di quadri di artisti italiani. Ovunque è possibile mangiare un piatto di ottime “lasagne with salad or chips”, “penne all arabiata” o “fettucine carbonara” e bere un delizioso Espresso Double Shot che sa di Coca-Cola. La Coca-Cola è una bibita famosa in tutto il mondo, fatta col caramello e resa effervescente mediante l’aggiunta di anidride carbonica sotto pressione. Su Wikipedia c’è scritto che la Coca-Cola fu inventata dal farmacista statunitense John Stith Pemberton l’8 maggio 1886 ad Atlanta, inizialmente come rimedio per il mal di testa. Tornando al discorso di prima, le strade di Londra sono piene di gente che parla la nostra lingua. Questo lo so perché la sostanza molliccia che si trova dentro la mia scatola cranica è stata tarata per decodificare con facilità le onde sonore provenienti dagli orifizi orali degli italiani. Gli italiani sono gli abitanti dell’Italia, e l’Italia è una penisola la cui forma ricorda vagamente quella di uno stivale da donna. Uno stivale è una calzatura di cuoio o di gomma che arriva sino al ginocchio o alla coscia, ed è fatto più o meno così:

stivale

Uno dei simboli di Londra è il Big Ben, la torre dell’orologio del palazzo di Westminster. Quand’ero piccolo ero convinto – come tanti altri piccoli umani – che il Big Ben si chiamasse Big Bang. Il Big Bang in realtà è una specie di grande esplosione che ha dato origine all’intero universo. Prima non c’era niente, ma proprio niente di niente, e poi di colpo – boom! – una quindicina di miliardi di anni fa c’è stato questo grande botto che ha dato origine a spazio-tempo, stelle, galassie, pianeti, vita, dinosauri, zanzare, fiori, biodiversità, uomini, donne, romanzi di Vonnegut, scatole craniche, cervelli, Berlusconi, mafia, ecc.: tutto quanto, ma proprio tutto tutto. Il giorno in cui ho lasciato Londra e sono tornato in Italia un gruppo di scienziati del CERN di Ginevra ha dato il via ad un esperimento con l’LHC, il più grande acceleratore di particelle del mondo. Un acceleratore di particelle è un aggeggio che fa accelerare le particelle. Sui giornali c’era scritto che lo scopo dell’esperimento era quello di ricreare le condizioni dell’universo subito dopo il Big Bang (in realtà non era proprio questo, ma molti giornalisti sono scrittori di fantascienza mancati e hanno una fervida fantasia) e scoprire se esiste il fantomatico bosone di Higgs. Wikipedia dice che il bosone di Higgs è una ipotetica particella elementare, massiva, scalare, prevista dal modello standard della fisica delle particelle. E io mi fido. Secondo alcuni scienziati pazzi (anche loro scrittori di fantascienza mancati), l’esperimento del CERN avrebbe prodotto, come effetto collaterale, la nascita di un piccolo buco nero che avrebbe risucchiato la Terra nel giro di quattro anni. Proprio nelle ore in cui gli scienziati del CERN stavano dando il via all’esperimento io mi trovavo sull’aereo Londra-Milano, esattamente sopra Ginevra. Una parte di me sapeva che non c’era alcun rischio concreto, ma un’altra temeva e al contempo sperava che gli scienziati pazzi avessero ragione. Sarò sincero, ero eccitato all’idea di essere risucchiato da un buco nero e curiosissimo di scoprire cosa si prova ad essere smaterializzati e a rimaterializzarsi in un universo parallelo. Sì, perché i buchi neri in realtà sono dei varchi che danno accesso a tunnel spazio-temporali attraverso i quali si possono raggiungere altri universi. Un buco nero è fatto più o meno così:

buco nero

La colazione dei campioni, dicevo, non è un romanzo di fantascienza. Secondo alcuni è un romanzo postmoderno. “Postmoderno” è una parola che non significa niente, ma suona bene ed è utilizzata spesso per definire le cose che non si capiscono. In realtà il romanzo di Vonnegut non è postmoderno. Non sono neppure sicuro che sia un romanzo. A me sembra più una gigantesca e magnifica presa per il culo. Londra pure – a ben vedere – è una gigantesca e magnifica presa per il culo a forma di città. Ad essere sincero credo che tutto quanto in questo mondo sia una gigantesca e magnifica presa per il culo; anche questo post, nel suo piccolo, lo è. La colazione dei campioni è pieno di disegni realizzati dallo stesso Vonnegut. Tra gli altri, guarda caso, c’è proprio quello di un buco di culo. Vonnegut lo disegna più o meno così:

buco di culo

N.B. Tutti i disegni di questo post sono stati realizzati dal sottoscritto utilizzando unicamente mouse e Photoshop. Di ciò vado oltremodo orgoglioso.

I Malkut

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