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Tag: Cul De Sac

Krisis

Sono in crisi, come sempre. Non preoccupatevi, non sto male. Siete carini a preoccuparvi per me. Mi sento tanto amato, davvero. Non sto neanche bene, certo, ma il mio non stare bene non dipende dall’essere in crisi. Chiaro, no?

No?

Per spiegarvi cosa intendo potrei dirvi che in cinese c’è una parola, wēijī, che significa al tempo stesso “crisi” e “opportunità”. Lo farei, se fosse vero, ma non lo è. Vi dico invece che krisis in greco antico significa “scelta”. L’etimologia della parola non è peregrina, ma ne contiene l’essenza semantica: chi è in crisi soffre, ma nel momento stesso in cui soffre sa già che a un certo punto avrà la possibilità di uscire dallo stato di sofferenza. Come? Compiendo delle scelte che gli consentiranno di attraversare e superare la crisi (che è, per l’appunto, il momento delle scelte). Non solo: la crisi, di solito, giunge quando siamo pienamente consapevoli della drammaticità delle decisioni da prendere, quando sappiamo di trovarci di fronte a un bivio (o a molti bivi) e ci rendiamo conto che una volta imboccata una strada difficilmente avremo la possibilità di tornare sui nostri passi.

“Sto vivendo una crisi e una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va”, cantavano i compianti Bluvertigo. Ma c’è sempre qualcosa che non va. Sempre. “Molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità”. Già, si è in crisi perché consapevoli della problematicità della propria condizione, dei rischi potenziali da affrontare, delle possibili disillusioni e dei probabili disinganni. A condurre alla crisi è la percezione chiara delle cose. Essere in crisi, in altre parole, significa sapere di avere in mano solo un pezzo di un puzzle da diecimila pezzi trovato dentro un pacchetto di patatine gusto pizza. Per mettere insieme tutti i pezzi dovremmo passare la vita mangiando patatine gusto pizza; il che, ne converrete, non è fattibile (anche perché le patatine gusto pizza non fanno bene all’organismo). Ed ecco il paradosso: a volte la crisi diventa insuperabile (come il tonno) e il momento delle scelte si dilata a dismisura, sino a coprire l’arco di un’intera esistenza. È un cul de sac, un loop infinito, un uroboro, un cane che si morde la coda, un pinguino che scivola sul ghiaccio (no, che c’entra il pinguino?)

Io, dicevo, sono in crisi perenne (che culo), ma esistono anche esseri umani che non lo sono quasi mai. Potrei sbagliarmi, ma secondo me sono la fottuta maggioranza. Il mondo è pieno di gente che sceglie senza scegliere, agisce d’impulso e fa quello che sente senza porsi alcun problema. Queste persone vanno avanti come bulldozer e travolgono tutto con la carica del loro istinto: riescono a essere felici in un modo spontaneo e primordiale, un modo che a me è precluso. Per loro non c’è alcuna differenza fra pensare e agire: fanno quello che pensano e agiscono di conseguenza, senza soluzione di continuità. Se sentono di dover fare una determinata cosa (per star bene, per non soffrire), la fanno e basta, fregandosene di tutti i se e di tutti i ma. La loro è una vita fatta di gesti e azioni: una vita senza crisi. Un po’ li invidio, un po’ no. Che senso ha leggere una poesia, se non sai andare oltre le parole?

In quel preciso momento l’uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividere l’adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l’uomo stava accanto a lei in Islanda.

Jorge Luis Borges

Non ha senso

Non ha senso quel che dici allo specchio quando nessuno ti sente; non ha senso che esistano indumenti che non puoi indossare, identità che non puoi manifestare, vite che non puoi vivere; non ha senso che il caffè sappia di caffè e non di fragole e panna; non ha senso il trascorrere del tempo, l’amica perduta, la maglietta di Pippo ormai sdrucita, il pezzo del puzzle smangiucchiato; non ha senso Nietzsche che abbraccia un cavallo, Socrate che beve la cicuta, Gesù in croce e Buddha ai piedi del fico; non ha senso la tua ridicola alterigia, sciocco avventore del sabato pomeriggio; non ha senso quando ti senti giudicata da persone che non sanno nulla di te1. Non ha senso anche questo: le galassie a spirale, la polvere che si accumula, i peli che ricrescono, il dna non codificante dell’ameba, le parole. E non ha senso quest’altro: che tu sia ancora qui, con la testa contro il cuscino o dentro il forno a 180 gradi, sperando di essere capita.

  1. Una specie di gigantesca Big Babol gusto cola che ti esplode in faccia ogni giorno, più volte al giorno, che tu lo voglia o no. []

I Malkut

  • È arrischiato pensare che una coordinazione di parole (altra cosa non sono le filosofie) possa somigliare all’universo. Jorge Luis Borges

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