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Tag: Delirio

Solo da parlo io

Quest’umore altalenante ti fa girare la testa. E spezza le catene dell’altalena, diamine! Usa il machete mentale che t’ho regalato per il Bar mitzvah degli agnostici. Te lo dico col cuore in mano (roba splatter), perché proprio non ce la faccio a vederti sempre così. La mia reazione brusca dell’altra sera (t’ho fatto mordere la lingua tre volte in due minuti, ricordi?) voleva essere una specie di doccia gelida per aiutarti a scuoterti. E non è servita a niente, lazzarone narcolettico dei miei stivali (dovevo farti mettere la lingua nel frullatore?). Genio e sregolatezza è una combinazione che a volte funziona, ma spesso la sregolatezza fagocita il povero piccolo genio. Tutte le mattine quella stronza se lo pappa a colazione assieme a latte e cornflakes, capisci? In questo momento il sole è verde, l’erba è gialla, il cielo è viola e l’arcobaleno è in bianco e nero. Però puoi ancora farcela, scemo. Il sacro Graal è il tuo fottuto ombelico, fissatelo bene in testa.

Sei tu a testa in giù o è il mondo alla rovescia?


Only someone who understands something absolutely
can explain it so no one else can understand it.

(Rudnicki’s Nobel Prize Principle)

conversazione telefonica + hypnagogic state

telefono pronto chi parla oh sei tu ciao come stai nel volantino di euronics c’è una videocamera minidv della samsung a 299 euro, una macchina fotografica digitale a 169 euro, un cordless a 29 euro, una penna fosforescente a 9 euro, uno spazzolino usato a 0.9 euro, un capello biondo lunghissimo non tinto a 0.09 euro pronto c’è un fruscìo lo senti pronto pronto bip click comunque merita quella cassetta di grace jones anche quella di godard sì vhs audio e ho pure il cd bella la pubblicità anni ’80 della barilla quella ambientata a mosca o leningrado pietrogrado pietroburgo shalom è un giornale caviglia è il direttore pensa che risate delillo rido davvero un sacco ‘na cifra come dici tu e lo screensaver di flickr il cortometraggio a scuola sì a catania il fantasma del castello m’era piaciuto che puntata mo’ niente scrittura creativa segno nero triangolo rosa boh ‘sto tizio è inquietante e nel 2013 ci sarà l’implosione universale sotto la megalopoli c’è la base della loggia massonica no licio gelli non c’entra devo leggere shakespeare checov predal un capitolo ogni tanto un pacco una palla una sfera in centro decentrata in ogni dove rocky horror il volo della sirena abita lontano un’ora e mezza con l’autobus barton fink registrare la musica cò mulinciane faccio schifo non ho letto plutonian cappuccetto rosso

tra i ciddì della casa discografica spicca la copertina che bella che ero ciàvevo solo 9 anni il compiute dueottosei e il mechintosc plus il commodo sessantaquattro niente imeil dici shortvillage e arrivano le mummie star wars dopo pasquetta pasquino il produttore il cinema cià un blog in lingua indonesiana si legge gratuitamente l’ultimo martello minghella è un mingherlino paraplastico ho avuto un produttore fagiano sei scunchiurutu sotto le suole delle scarpe cappuccetto rosso risultato emiliano lavorava sul cuore disegni una setta umanista ricordati di me vanilla sky che corre una tizia che corre è mia amica non hai visto apri gli occhi cretino lo zen e l’arte di leggere i manga dal lato giusto rocky glen or glenda vi siete baciati tu e buetto io vengo sposiamoci col kilt e le bambole gonfiabili

Hypnagogic hallucinations can occur at sleep onset, either during daytime sleep episodes or at night. They are usually quite vivid, and often involve vision.

eh così vai a casa della zia con dana international michael cimino granata press kodansha kodama amo scorsese john fante delillo coppola dick un sacco bello vanvitelli oggi sono daniel pennac iridescente un fottio di gente al taormina film fest andrò a zappare con la barba lunga capra te rabbino me daniel dennett soggetto sviluppa i gatti di polvere schifosi rapiscono e poi il giustiziere sulla sedia a rotelle rotella arrotino in giappone emigro a san francisco emigro bello bello noir a taormina c’è sempre il noir e i pokemon e il delfino è un essere senziente anche se non si laurea in fisica ti ho deluso da 1 a 256 dimmi quanto rilassati non pensare te lo dico perché sono come lebowski e umberto eco hai pensato all’ora delle streghe dei lupi mannari evangelion noi due in topless sul treno visa mastercard w carlo hideoki che cavolo dico basta lascia stare non pensare a come ci arriverai non pensarci non pensare quel che conta è… ciao a presto te vojo tanto bene

AFI – IBYP!*

alla fine come al solito
seguo il metodo del fumo negli occhi
nebbia in val katana
e un bagliore nelle vostre ginestre

Casa mia. La cesta del bucato. Un patchwork colorato fatto di mutande, reggiseni, magliette e pantaloni. Lì in mezzo: una tutina rossa. Illuminazione Zen.

Fase ipnagogica. Quell’istante al di fuori del tempo in cui si mescolano in un frullato mistico l’orizzonte della realtà e quello del sogno, il momento in cui non siete più svegli ma ancora non dormite e i pensieri sorgono senza che ci sia un Io a dominarli. Nella fase ipnagogica ho visto Gerry Scotti giocare a bridge con un ornitorinco punk (riuscite ad immaginare un ornitorinco punk?).

Fase ipnopompica. Non dormite più ma non siete ancora svegli. Un’immagine riemerge dal fondo della mia mente. La tavola bianca ben apparecchiata, i bicchieri col fondo verde, il boccale-brocca-vasocolmanico blu sul piattino fuxia, i tovaglioli rosa, le doppie posate, l’acqua Levissima, le tende ricamate, le finestre del palazzo di fronte che si intravedono, le sedie rotte di plastica, le gambe storte del tavolo, il tappeto (è un tappeto?) sul termosifone, la piantana, il quadro misterioso, un mobile enorme che incombe sulla sinistra e la credenza lucida e ordinata sulla destra, un altro tappeto a terra. I piatti sono tutti pieni tranne quello del papà. Sformato di spinaci e gorgonzola al gratin o lasagne di prezzemolo e rosmarino al forno? Sembra tutto vero. Serenità. Prendo il boccale-brocca-vasocolmanico verde e mi accorgo che dentro c’è una piccola cosa gialla che si muove, una specie di limone con due occhi. Non ha la bocca, ma mi sorride. È Candy Darling! – penso.

Porca miseria, sono già sveglio.

domani torneranno i discorsi razionali
domani l’armonia e la leggerezza
domani l’allegra contentezza
hic iacet sepultus inclitus rex dawdlerus in insula virtualonia

Humour is an affirmation of dignity, a declaration of man’s superiority to all that befalls him.

Il nostro simpatico mondo postmoderno. Un giorno, quando le capacità telepatiche latenti in me si saranno sviluppate, capirò. Insomma, nessuno di voi (tranne Arianna Moyevich Edenclaus) sa chi è davvero Paul Hackett. Pochi conoscono la folle ossessione di vivere in un mondo kafkiano. Ok. Lunga vita a uomini, donne, delfini, pterodattili, alieni, olimpiadi, arbre magique, calcio, fosforo e filo interdentale. Viva l’universo che si espande e tutto questo ambaradan.

*A Foolish Interlude – I Beg Your Pardon!

mano tesa spiaccicata sospesa – altered states

Io sono quel che sono. Ego sum qui sum. An axiom of hermetic philosophy, direbbe Madame Blavatsky. Sono quel che penso di essere, sono come mi costruisco, sono l’immagine, l’artefatto, il castello di carte, il puzzle da 3 miliardi di pezzi comprato al mercatino delle pulci. Qual è il mio IO di default? Quale divinità maligna ha concepito la struttura del cosmo? L’universo è davvero in espansione o si contrae lentamente? Ci sarà il Big Crunch, l’enorme pacco di cornflakes al cioccolato che tutto fagociterà? Ogni notte il mio Io parcellizzato si ritrova all’interno di sogni elaboratissimi e sfibranti e mi stanco e mi affatico e mi faccio male come un pugile sul ring, soffro e mi dimeno, mi sveglio logoro e consunto come lo zerbino davanti alla porta di una taverna di pirati ma dopo cinque minuti dimentico quasi tutto… cazzo di risveglio. La colpa è solo e soltanto della mia linea del Buddha, la simian line che mi rende chiaroveggente e telepate ma che secondo alcuni scienziati è davvero una bad thing, un segno nefasto e funesto, presagio di sventure psichiche e fisiche, una brutta cosa che hanno i down e le scimmie, e chi se ne frega se ce l’avevano pure John Steinbeck, Buddha ed Henry Miller. Una anomalia genetica, una linea unica, cuore e mente fusi nella mano destra, un sinolo schizoide che mescolato con la visione continuata della trash-tv nel corso degli anni ’80 ha prodotto in me un incredibile cortocircuito. Allora alle 4 del mattino di un giorno qualsiasi ho teso la mano sul piano dello scanner, mi sono girato per evitare il fascio di luce e l’ho scannerizzata. Mano tesa, spiaccicata sul piano, effetto guancia che sbatte su vetro. La pelle poggiando su una superficie piana si allarga, si sforma, si deforma, si plastichizza, si ponghizza. Niente, il risultato non mi piaceva. Ho riscannerizzato la mano cercando di tenerla sospesa in aria (senza riuscirci, se non in parte) a pochi millimetri di distanza dal piano spiaccicante dello scanner per tutto il tempo (infinito) della scansione scannerizzazione scannamento. Ok, il risultato era decente anche se non sufficientemente realistico dato che la mia mano era stata colta in una posizione falsa, di innaturale rigidità. Ho aperto Photoshop, ho selezionato un effetto a caso, mi ha fatto schifo; ne ho selezionati altri due, idem. Il quarto effetto invece era perfetto, luci, ombre, linee e punti sulla mano. Ok, salvato. E il resto è storia.

I Malkut

  • Who are we? We find that we live on an insignificant planet of a humdrum star lost in a galaxy tucked away in some forgotten corner of a universe in which there are far more galaxies than people. Carl Sagan

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