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Tag: Martin Mystère

Margarita 1:1:1

[33% tequila] Martin Mystère, Sherlock Holmes, il capitano Nemo, Phileas Fogg. Intelligenza, scaltrezza, cultura, arguzia, senso dell’umorismo. Viaggi in giro per il mondo alla scoperta di antichissimi resti di ominidi, ricerche genetiche sensazionali, riflessioni filosofiche rivoluzionarie, rinvenimenti incredibili, barba incolta, capelli brizzolati, giacca di tweed, convegni alla Columbia University, avventure, libri, mappe, donne, una borraccia piena di vino caldo. Peli, barba, ossa sporgenti, pomo d’adamo, testosterone, aggressività. Sfida.

Tequila

[33% Triple Sec] Charlie’s Angels, Diana Lombard, Lamù, Yu. Profondità, bellezza, meraviglia, disegni sulla schiena con le dita. MacBook bianco, gelato alla panna, pubblicità colorata dell’Ikea, marshmallow, il vestito rosso sulla pelle nuda. Brividi anche se fa caldo, forme smussate, libertà di fare quello che si vuole, mancanza di obiettivi specifici, matite colorate, maglioni sformati, rotolarsi sul prato, Amélie che fa le linguacce allo specchio, una tazza di tè al cardamomo. Erotismo, piacere, sinuosità, serenità, comprensione, pace. Raccoglimento.

Triple Sec

[33% lime] L’immarcescibile speranza di capirci qualcosa. Stupidi cliché e strani simboli intrecciati, pulsioni e astrazioni mescolate. La consapevolezza che tequila e Triple Sec non esistono. Il visconte dimezzato in realtà è un cavaliere inesistente. Non ci sono Yin e Yang per te in questa prateria, bambina. Non giocare a indiani e cowboy, lascia perdere la battaglia di Little Bighorn fra Es e Super-Io. Tanto sai già come finirà la guerra. O no? Corri, è l’unica cosa che puoi fare.

Lime

[Preparazione] Mettere tutto in uno shaker con ghiaccio, scuotere energicamente, versare nel bicchiere. Fissare per un tempo indeterminato. Immaginare il sapore. Non bere.

Il mysterioso hobbit dell’isola di Flores

Chi segue questo blog dall’inizio (io e i miei tre lettori immaginari) ricorderà un vecchissimo post in cui parlavo della mia passione per Martin Mystère. Orbene, una strana vicenda paleoantropologica mi ha fatto tornare alla mente una bellissima storia del Buon Vecchio Zio Marty, letta secoli fa. Dovete sapere che nell’estate del 1988, per una serie di bizzarre circostanze, Martin Mystère si ritrovò a Chuslamocree, ridente paesino sperduto in un angolo remoto della verde Irlanda. Il soggiorno del nostro eroe in quell’amena località si rivelò più movimentato del previsto – tra misteriose sparizioni, accuse di rapimenti, pestaggi, incendi dolosi, suicidi, elfi, lepricani, uova cosmiche contenenti regine dei folletti, bambine sordomute parlanti e partite a croquet con gnomi malvagi. Non mi interessa in questa sede riassumere l’intera vicenda, la quale peraltro è stata mirabilmente narrata dal biografo ufficiale di Martin in un racconto della serie a fumetti che porta il suo nome (“Martin Mystère” nn. 7677, luglio-agosto 1988), ma ricordarne un singolo episodio. Poco dopo il suo arrivo nel magico territorio del Piccolo Popolo, Martin ebbe modo di partecipare al Fleadh Cheoil – spettacolo di gnomi e folletti – nel corso del quale gli venne rivelata questa sconcertante verità: “mille e mille eoni prima della nostra era, il Piccolo Popolo si sviluppò parallelamente all’Homo sapiens e all’uomo di Neanderthal”. Ebbene sì. Al di là di miti, fiabe e leggende, il nucleo della storia narrata dallo gnomo Smourph è sin troppo prosaico: il Piccolo Popolo – dopo una lunga e pacifica convivenza con i nostri antenati e i nostri cugini neanderthaliani – fu praticamente sterminato dai crudeli Sapiens, e i pochi sopravvissuti furono costretti a rifugiarsi nei boschi e a vivere nella clandestinità.

Martin Mystère 76

Torniamo al cosiddetto mondo reale. Nel 2003 un team di paleoantropologi che stava conducendo scavi all’interno di una grotta chiamata Liang Bua, sull’isola indonesiana di Flores, rinvenne i resti fossili di una strana specie di ominide, chiamato Homo floresiensis. Si trattava dello scheletro parziale di una femmina adulta, alta all’incirca un metro e vissuta 13000 anni fa, ribattezzata Little Lady of Flores o Flo. Alcune caratteristiche dello scheletro di Flo (ad esempio femore e tibia corti) apparivano molto primitive e richiamavano quelle delle scimmie antropomorfe e degli australopitechi, altre invece si rivelarono eccezionalmente moderne e indubbiamente riconducibili al genere Homo. In particolare, una tomografia computerizzata del cranio evidenziò che il cervello, pur essendo molto piccolo – 380 cm³, meno di un terzo di quello di Homo sapiens – aveva una parte della corteccia frontale estesa (l’area 10 di Brodmann, fondamentale per lo sviluppo di attività cognitive complesse). Infatti, oltre a resti fossili di altri individui appartenenti alla stessa specie, nella zona di scavo furono rinvenuti utensili e strumenti in pietra che in teoria creature con cervelli tanto piccoli non avrebbero potuto fabbricare.

Un’altra caratteristica singolare dell’Homo floresiensis era il piede: l’alluce era allineato alle altre dita, come nell’Homo sapiens, ma il piede nel suo complesso era esageratamente lungo per un essere che raggiungeva a stento il metro di altezza – oltre 20 cm, pari al 70% della lunghezza del femore. Per questo motivo, oltre che per gli altri tratti peculiari, l’Homo floresiensis è stato informalmente ribattezzato hobbit, in omaggio al personaggio inventato da J.R.R. Tolkien: piccolo, intelligente e dotato di piedoni.

Cranio di Homo floriesiensis

Alcuni scienziati hanno messo in discussione l’appartenenza di Homo floresiensis a una specie distinta, ipotizzando che i resti ritrovati siano da attribuire a comuni Sapiens affetti da nanismo microcefalico, ma numerose analisi e ricerche successive hanno smentito questa ipotesi, confermando il fatto che Homo floresiensis è una specie a sé stante – seppur difficile da collocare esattamente nell’albero filogenetico del genere Homo. L’uomo di Flores si sviluppò parallelamente all’Homo sapiens (con cui probabilmente è entrato in contatto e ha interagito) sino a tempi recentissimi: i resti ritrovati a Liang Bua risalgono a soli 13000 anni fa, quando l’uomo di Neanderthal era scomparso dalla faccia della terra già da decine di migliaia di anni (eccetto Java, chi legge Martin Mystère sa di chi parlo).

Forse lo hobbit discende da Lucy

Non solo. Geologi e paleontologi pensano che la specie possa essersi estinta 12000 anni fa a causa di una devastante eruzione vulcanica sull’isola di Flores, ma l’antropologo Gregory Forth ha avanzato l’ipotesi che Homo floresiensis sia sopravvissuto alla catastrofe e che la sua presenza sull’isola sia alla base delle leggende della popolazione locale sugli Ebu Gogo, piccole creature pelose – capaci di esprimersi attraverso un linguaggio estremamente semplice – che saccheggiavano le dispense degli abitanti dell’isola, razziavano i campi e rapivano i bambini. Pare che fossero ancora presenti sull’isola quando arrivarono le prime navi portoghesi e olandesi, nel corso del XVI secolo, e secondo una delle storie tramandate furono arsi vivi alla fine del XIX secolo dagli abitanti di Flores, i Nage, che appiccarono il fuoco dopo averli riuniti al centro della foresta promettendo loro fibre di palma con cui realizzare indumenti. La leggenda vuole che una coppia di Ebu Gogo riuscì a fuggire, salvando così la specie dall’estinzione. Il paleontologo Henry Gee, su “Nature”, ha ipotizzato che Homo floresiensis possa ancora esistere in alcune zone inesplorate della foresta indonesiana e che vada messo in relazione con un’altra creatura leggendaria che da anni affascina i criptozoologi di mezzo mondo: l’Orang Pendek, il piccolo uomo di Sumatra.

A migliaia di chilometri dall’Irlanda – tassello dopo tassello – si ricompone la vera storia del Piccolo Popolo, e un tremendo sospetto comincia a insinuarsi nelle nostre menti: forse lo gnomo Smourph aveva ragione.

Confessions of a mysterious mind

Non ho tempo per far nulla, o meglio, ho il tempo necessario per fare un certo qual ragionevole numero di cose, ma io non voglio fare un certo qual ragionevole numero di cose. Voglio fare un enorme, immenso, smisurato numero di cose. Ecco perché, tanto per cambiare, non faccio assolutamente nulla. Chi mi conosce sa che, ogniqualvolta ne ho la possibilità, inserisco all’interno dei miei discorsi-fiume da logorroico impenitente la suddetta questione del tempo che manca. “Ho troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle”, dico spesso con gli occhi iniettati di sangue e la bava alla bocca. Prescindendo da tutti i possibili discorsi filosofici sullo statuto ontologico del tempo, sulla inutilità e l’insensatezza di ogni cosa dovuta alla nostra mortalità e su mille altre questioni filosofiche estremamente complesse e affascinanti ma non affrontabili in maniera decente all’interno di un post, il modo in cui il sottoscritto vive il problema è facilmente riassumibile. Basta leggere una vecchia storia di Martin Mystère, Tempo Zero.

Prima Piccola Parentesi: Io e Martin Mystère:

Ho conosciuto il Buon Vecchio Zio Marty grazie al “TV sorrisi e canzoni” (allora mia madre lo comprava tutte le settimane, io adesso preferisco Film TV, sia chiaro), che nell’estate del 1992, quando avevo 13 anni, pubblicò dei mini-inserti staccabili con una serie di racconti a colori dei vari personaggi della Bonelli. Tra questi c’era anche una storia del BVZM, “Il viaggiatore del tempo”. Fu una folgorazione. Cominciai ad acquistare l’albo mensile e recuperai tutti i vecchi numeri. Le storie erano fantastiche ed appassionanti (ultimamente la qualità ha subito un notevole calo, tanto preoccupante quanto prevedibile, ma questa è un’altra storia) e, soprattutto, più veniva approfondita la caratterizzazione psicologica di Martin, più mi riconoscevo in lui. Ancora oggi non riesco a considerare Martin Mystere un semplice personaggio dei fumetti (ed in effetti non lo è, come ha più volte esplicitamente ammesso il suo umile biografo, Alfredo Castelli). I nostri caratteri non sono identici, ma quasi. Le nostre weltanschauungen non coincidono al 100%, ma al 99,9 forse sì. Anch’io come lui sono un ritardatario cronico, anch’io sono un divoratore di libri e ne acquisto un numero impressionante (molti di più di quanti riesca a leggerne), anch’io mi ritengo un entusiastico curioso che possiede il “senso del meraviglioso” (ogni cosa, da una piramide perduta nella foresta dello Yucatan a una fontanella nel vicolo dietro l’angolo di casa, può costituire oggetto di stupore, di riflessione, di stimolo), anch’io ho la naturale tendenza a divagare e ad aprire continuamente parentesi su parentesi all’interno dei miei discorsi (e più in generale in tutto ciò che faccio, scrivo, dico, penso), anch’io ho una particolare propensione a cincischiare in progetti e operazioni che fanno perdere tempo e non rendono denaro (la maggior parte dei cincischiamenti avvengono quando sono talmente in ritardo che non so più da che parte cominciare, cosicché, per non fare torto a nessuno, non comincio affatto). Ci sono un bel po’ di altre cose che mi accomunano a Marty (e in parte, credo, anche al suo umile biografo), ma non vorrei tediarvi oltremodo elencandole tutte. Ovviamente c’è anche qualcosa che mi differenzia dal Buon Vecchio Zio. Ad esempio, non conduco nessuna trasmissione televisiva, non abito in un elegante appartamento a pochi passi da Washington Square a New York, non ho la possibilità di girare continuamente il mondo per salvare le sorti dell’umanità, non ho nessun uomo di Neanderthal per amico, non sono sposato con nessuna donna di nome Diana, non ho nemici-amici del calibro di Sergej Orloff, al momento la mia mente non è stata riversata in nessuno strano marchingegno, etc. Però, in compenso, credo di avere il terzo occhio e ho la linea del Buddha (che lui non ha). (Rielaborazione di una email inviata dal sottoscritto alla BVZM-List nel gennaio 2002.)

Avete letto quel che c’è scritto nella prima piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, solo un po’ meno bravi, sia chiaro). Credo di aver cominciato a riconoscermi nel BVZM proprio dopo la lettura di Tempo Zero. Nelle prime pagine si vede il povero Martin in crisi perché in ritardo sui tempi di consegna di un lavoro. Deve scrivere un libro in quindici giorni e non ha fatto praticamente nulla. Diana e Java si accorgono che c’è qualcosa che non va (Martin ha un’aria corrucciata ed è stranamente silenzioso) e riescono a fargli ritrovare tutta la sua logorrea. Martin confessa le sue debolezze e la sua incapacità di cambiare. Io confesso le mie debolezze e la mia incapacità di cambiare.

Altre 2 vignette e una amara riflessione esistenziale:


Ho paura di tutto, non so fare altro che rimuginare su sciocchezze come un ossesso, sono troppo legato agli altri, mi comporto come se fossi al centro del mondo, come se alla gente importasse tantissimo quello che faccio e quello che dico (mentre in realtà a 99,5 persone su 100 non frega assolutamente nulla) e questo mi porta ad aver paura di “sbagliare”. In realtà sono proprio io lo sbaglio. La mia vita è impostata in modo sbagliato, il mio carattere, i miei comportamenti, tutto in me è costruito male. Si può sempre cambiare, direte voi, miei piccoli lettori, non è mai troppo tardi. Ok, sono d’accordo, infatti è per questo che ancora resisto e sopravvivo, ma dentro di me ho la percezione netta che non cambierò, o quantomeno che non riuscirò mai a cambiare da solo, con le mie sole forze. Ci vorrebbe qualcuno (babbo natale o una fatina buona, l’importante è che non sia l’antipaticissima fata turchina) oppure dovrebbe succedere qualcosa, un evento esterno forte e rigenerante come il bagnoschiuma. (Rielaborazione di una email inviata dal sottoscritto ad una sua amica nel giugno 2003.)

Avete letto quel che c’è scritto nella seconda piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, solo un po’ scemi). L’unica soluzione sarebbe quella di avere più tempo. Se il diavolo o chi per lui mi offrisse un mese di tempo extra, potrei cercare di rimettermi in pari.

Nella storia succedono un’infinità di altre cose (si parla di lussuosi hotel per miliardari, strani casi di combustione umana spontanea, psicanalisi selvaggia and so on), ma non vi racconterò nulla per non tediarvi ulteriormente e per non togliervi la sorpresa nel caso in cui decideste di leggerla. Vi basti sapere che un losco figuro molto simile al diavolo fa davvero al sottoscritto a Martin la proposta che avete appena letto nella vignetta qui sopra. Ma non è questo il punto. Non volevo parlare né di Tempo Zero, né di Martin Mystere. Cosa volevo dire, allora? Qual è il punto? Non so, credo di averlo perso. Mi basterebbe anche un punto e virgola, e pure con una semplice virgola riuscirei ad arrangiarmi. Al momento, però, ho solo tre miseri puntini di sospensione…

Terza Piccola Parentesi: Tutto è Troppo:

Da sempre, sono mosso al desiderio di capire. Devo capire tutto, devo conoscere tutto, è più forte di me. A volte questo mio desiderio mi porta ad agire persino contro i miei stessi interessi o i sentimenti delle persone a cui tengo. Pessoa sosteneva che la letteratura, come tutta l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta. Per me TUTTO è TROPPO e non basterebbero nemmeno milioni di vite per fare quello che vorrei fare e per riuscire a capirci qualcosa. Sono travolto dalle infinite cose da fare, dalle innumerevoli cose che chiedono di essere capite. Il tempo non è poco, è ancora di meno. E’ così poco che a volte mi sento mancare il terreno da sotto i piedi e mi fermo.
Dovrei operare delle scelte, ma mi sembra di essere all’interno de Il giardino dei sentieri che si biforcano di Borges, ogni possibile scelta è origine di infinite diramazioni. E allora mi fermo, non faccio nulla, ‘perdo tempo’, risucchiato dal labirinto della mia mente, nel tentativo di capire qual è la direzione giusta. Alla ricerca di un filo d’Arianna da usare lungo la via della conoscenza (e di tutto il resto), smarrisco il tempo e non faccio nemmeno quello che avrei voglia di fare. Sopravvivo nel tentativo di trovare il tempo per rimettermi in pari col caos della mia mente.
(Rielaborazione di un commento inserito nel blog di Elfo Bruno nel maggio 2004.)

Avete letto quel che c’è scritto nella terza piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, solo un po’ stronzi). Quindi, riepilogando: sono un caso disperato. Ho le capacità intellettive per vincere il premio nobel, l’oscar e Miss Italia (soprattutto Miss Italia), ma mi trovo in uno stato di impasse a causa della mia incapacità di gestire il poco tempo che gli dei mi hanno gentilmente concesso. Che fare, quindi? Avrei bisogno di qualcuno che mi facesse rigare dritto, un manager o, ancora meglio, un consigliere spirituale (c’è stato un periodo in cui ho creduto che il buon Oblomov e la cara Grace potessero diventarlo, ma dopo averli visti ballare il tango ubriachi ho cambiato idea). Lancio un appello. Le sorti dell’umanità dipendono da me, è ovvio, quindi aiutatemi. Sono pronto a fare tutto quello che volete che io faccia per aiutarvi ad aiutarmi (suona bene, vero?). Per ora, all’interno della quarta parentesi, mi limito a stilare un elenco delle cose che vorrei fare a breve e medio termine, in modo da darvi un’idea concreta della mia situazione.

Quarta Piccola Parentesi: Breve Elenco

  • Sostenere i X (censuro il numero esatto per la privacy) esami che mi mancano, scrivere la tesi e laurearmi.
  • Diventare immortale.
  • Trovare una risposta alle grandi domande (chi siamo? da dove veniamo? perché esistiamo? perché sono stati inventati gli orologi da polso digitali?).
  • Perfezionare la mia conoscenza dell’inglese ed imparare altre cinque lingue (spagnolo, portoghese, tedesco, cinese e giapponese).
  • Leggere i cinquanta libri di fantascienza e fantasy in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta libri mainstream di narrativa straniera in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta libri mainstream di narrativa italiana in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta libri di saggistica in lista d’attesa.
  • Leggere le cinquanta riviste in lista d’attesa.
  • Andare al cinema almeno tre volte la settimana.
  • Diventare ricco sfondato.
  • Capirne di più di informatica, fisica, chimica, matematica, uncinetto.
  • Risolvere i miei innumerevoli problemi psicologici.
  • Vedere i cinquanta film in VHS in lista d’attesa.
  • Vedere i cinquanta film in DVD in lista d’attesa.
  • Vedere i cinquanta film in DivX in lista d’attesa.
  • Praticare lo Zen.
  • Imparare il Kung-Fu.
  • Trasferirmi a New York.
  • Capirne di più di astrofisica, biologia molecolare, greco antico, punto-croce.
  • Viaggiare senza posa in giro per il mondo.
  • Coltivare le mie amicizie.
  • Coltivare le mie relazioni sentimentali.
  • Aggiornare spesso il mio blog.
  • Leggere i cinquanta fumetti italiani in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta fumetti giapponesi in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta fumetti americani in lista d’attesa.
  • Fare una foto della mia pancia e mandarla ad Elfo.
  • Mettere online le foto fatte da Dnl e continuare ad essere il suo guru.
  • Scrivere il più grande libro di filosofia della mente della storia.
  • Scrivere il più grande libro di ermeneutica filosofica della storia.
  • Scrivere il più grande libro di metafilosofia della storia.
  • Diventare come Umberto Eco.
  • Diventare come Phoebe Cates.
  • Diventare come Indiana Jones.
  • Diventare come Amanda Lear.
  • Varie ed eventuali.

Avete letto quel che c’è scritto nella quarta piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, ma vaffanculo). Ora avete un quadro decentemente completo (in realtà non è così, ma è bello far finta che lo sia) della mia situazione. Tenete conto del fatto che la speranza di vita per un essere umano di sesso maschile, qui in Sicilia, è di 73,7 anni (contro i 78,8 della donna, ecco uno dei motivi principali per cui voglio cambiare sesso). Ho quasi 25 anni, quindi ipotizzando che io viva una ventina d’anni in più rispetto alla media (mi pare il minimo) dovrebbero restarmi all’incirca 68,7 anni. Ovviamente, se riuscirò a realizzare il secondo obiettivo dell’elenco la questione non si porrà. Mi affido a voi (chiunque voi siate). Arrivederci e grazie per la cortese attenzione.

I Malkut

  • La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile, si mostri maldestro; chi è utile, si mostri inutile. Chi è affabile, si mostri scostante; chi è scostante, si mostri affabile. Coloro che non sono del tutto consapevoli dei danni derivanti dall’applicazione delle strategie non possono essere neppure consapevoli dei vantaggi derivanti dalla loro applicazione. Sun Tzu

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