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Tag: Martin Scorsese

The Last Temptation of Sim

Ieri sera hanno inaugurato l’Arena Argentina con la proiezione gratuita de L’ultima tentazione di Cristo, di Martin Scorsese (a parere di chi scrive, il più grade regista vivente). Contro: la pessima qualità delle immagini (hanno proiettato una vecchia VHS mangiucchiata da un topolino e in tutte le scene buie c’era un orrido alone verdastro), le sedie scomodissime (questa è l’unica Arena al mondo al cui ingresso non ci sia un vecchio signore sdentato che distribuisce cuscini per venti centesimi), il vento gelido (il vento gelido è il vento gelido, non c’è nulla da aggiungere tra parentesi). Pro: il film. Un grande film. Non il capolavoro di Scorsese, ma forse il suo film più personale e visionario, quello in cui ha riversato in modo più intenso tutto il suo tormentato e contraddittorio rapporto col cattolicesimo, o meglio col cattolicesimo della Little Italy della sua infanzia. Un film, soprattutto, che merita di esser visto dalla prima all’ultima scena e che può esser capito solo dopo che accade quello che nessuno si aspetta che accada, l’incredibile last temptation. Quella che ha provocato, per intenderci, la stupida condanna per blasfemia da parte della chiesa.

Ci sarebbe tantissimo da dire su questo film, ma preferisco non farlo, non è questa la ragione che mi ha spinto a scrivere questo post. Il fatto è che ieri con me c’era Oblomov. Il suddetto ha cominciato a vedere il film con la consapevolezza che si sarebbe perso gli ultimi tre quarti d’ora, perché lo aspettava una lezione di tango. Alla fine del primo tempo, l’aveva già bollato come una cazzatona (testuali parole) e, alla fine del secondo tempo (il film dura quasi tre ore), se n’è andato con la granitica certezza che l’ultima parte del film non meritava d’esser vista. Giudizio definitivo e assoluto (confermato in un post che ha scritto stamattina). Ora, dovete sapere che, benché ad alcuni possa apparire impossibile, esistono a questo mondo alcune persone in grado di incutere nel sottoscritto una certa soggezione. Oblomov è uno di questi. Quando parlo con lui, il mio eloquio, di solito sciolto e brillante, si spezzetta e viene frullato sino a diventare una specie di pappetta balbettata e informe. Non solo. Tutta la mia insicurezza, quasi sempre tenuta ben nascosta (scorre come un fiume carsico tra le pieghe della mia mente), straripa e mi travolge, portandomi ad aver paura di sbagliare. La paura di sbagliare, ovviamente, fa andare il mio povero cervello in panne e mi fa sbagliare davvero. In queste situazioni faccio gaffes e strafalcioni che non farebbe nemmeno Mike Bongiorno sotto acido (una volta, subito dopo aver confuso il finnico col fiammingo, dissi che Mein Kampf si scrive Mein Keimpf), e dimentico cose che conosco bene come le mie stesse tasche. Le mie tasche le conosco piuttosto bene, credetemi (anche perché indosso sempre gli stessi jeans). Ecco, ieri ho cercato di far capire a Oblomov che quello che stava guardando è un grande film, e che per essere capito e apprezzato dev’essere visto fino all’ultima scena, ma sono riuscito solo a biascicare quattro parole insulse su deserti che meritano di essere attraversati perché possono nascondere giardini di delizie e a balbettare ripetutamente un “sono senza parole” che suonava come una resa incondizionata di fronte all’algida sicurezza del giudizio oblomoviano (è una cazzatona).

Niente da fare, ho capito che non c’è verso, con Oblomov incespico sulle parole, mi impappino, mi blocco. Probabilmente sapere che si è laureato a 11 anni, parla 14 lingue e balla il tango mi porta a rosicare e ottenebra la mia mente. Non lo so. Quello che so è che non riesco ad accettare il fatto che qualcuno possa giudicare L’ultima tentazione di Cristo una cazzatona, senza neppure averlo visto per intero. Dovrei resistere alla tentazione e tacere, ma non ci riesco. Probabilmente questa sarà l’ultima tentazione a cui cedo, prima di essere crocifisso da Oblomov. I gusti son gusti, dice il Saggio, ma a me il fottutissimo Saggio sta un po’ sulle balle, direbbe zia Molly. Ecco perché chiedo aiuto a voi (ove con voi intendo i quattro poveri disperati che leggono questo blog). Suppongo che tra di voi ci sia qualcuno che ha visto L’ultima tentazione di Cristo e che l’ha trovato bellissimo, o anche solo interessante. Ora, non vi chiedo di scrivere una recensione idolatrante ed entusiastica o cose del genere (su internet ce ne sono già un’infinità). Vi chiedo solo di scrivere qualcosa, anche due righe, per convincere Oblomov che questo film, come tutti (ma più di molti altri) merita di esser visto sino alla fine. Potete inserire il vostro contributo tra i commenti a questo post, oppure inviarmi una email. Ah, vi ricordo che Oblomov è un genio della matematica, si è laureato a 11 anni, parla 14 lingue e balla il tango (quindi non vi basterà scrivere “ehi, guardalo tutto… c’è quel fico di David Bowie che fa Ponzio Pilato!”). Consapevole che questa mia richiesta disperata non sarà presa in considerazione da nessuno (o quasi), e che questo post susciterà unicamente l’ira funesta di Oblomov (ss-ccu-cu-sa Oo-bb-looo-mmm-oovv, st-sta-v-vo so-s-so-lo scher-zzz-zzz-zzz-zzz-ando), nell’attesa di esser crocifisso, saluto tutti cordialmente.

Non c’entra nulla.
Ieri, in garage, ho trovato un vecchio accappatoio giallo. Sto per entrare nel club (e se non sono soddisfazioni queste…).

I Malkut

  • We are all puppets, Laurie. I’m just the puppet who can see the strings. Jon Osterman

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