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Tag: Procrastinazione

Rome wasn’t built in a day

Ecco. Datemi due o tre millenni e non farò un tubo solleverò il mondo.

Chi tempo ha e tempo aspetta, perde l'amico e danari non ha mai.
Ah, ciao Stanislaw.

Confessions of a mysterious mind

Non ho tempo per far nulla, o meglio, ho il tempo necessario per fare un certo qual ragionevole numero di cose, ma io non voglio fare un certo qual ragionevole numero di cose. Voglio fare un enorme, immenso, smisurato numero di cose. Ecco perché, tanto per cambiare, non faccio assolutamente nulla. Chi mi conosce sa che, ogniqualvolta ne ho la possibilità, inserisco all’interno dei miei discorsi-fiume da logorroico impenitente la suddetta questione del tempo che manca. “Ho troppe cose da fare e troppo poco tempo per farle”, dico spesso con gli occhi iniettati di sangue e la bava alla bocca. Prescindendo da tutti i possibili discorsi filosofici sullo statuto ontologico del tempo, sulla inutilità e l’insensatezza di ogni cosa dovuta alla nostra mortalità e su mille altre questioni filosofiche estremamente complesse e affascinanti ma non affrontabili in maniera decente all’interno di un post, il modo in cui il sottoscritto vive il problema è facilmente riassumibile. Basta leggere una vecchia storia di Martin Mystère, Tempo Zero.

Prima Piccola Parentesi: Io e Martin Mystère:

Ho conosciuto il Buon Vecchio Zio Marty grazie al “TV sorrisi e canzoni” (allora mia madre lo comprava tutte le settimane, io adesso preferisco Film TV, sia chiaro), che nell’estate del 1992, quando avevo 13 anni, pubblicò dei mini-inserti staccabili con una serie di racconti a colori dei vari personaggi della Bonelli. Tra questi c’era anche una storia del BVZM, “Il viaggiatore del tempo”. Fu una folgorazione. Cominciai ad acquistare l’albo mensile e recuperai tutti i vecchi numeri. Le storie erano fantastiche ed appassionanti (ultimamente la qualità ha subito un notevole calo, tanto preoccupante quanto prevedibile, ma questa è un’altra storia) e, soprattutto, più veniva approfondita la caratterizzazione psicologica di Martin, più mi riconoscevo in lui. Ancora oggi non riesco a considerare Martin Mystere un semplice personaggio dei fumetti (ed in effetti non lo è, come ha più volte esplicitamente ammesso il suo umile biografo, Alfredo Castelli). I nostri caratteri non sono identici, ma quasi. Le nostre weltanschauungen non coincidono al 100%, ma al 99,9 forse sì. Anch’io come lui sono un ritardatario cronico, anch’io sono un divoratore di libri e ne acquisto un numero impressionante (molti di più di quanti riesca a leggerne), anch’io mi ritengo un entusiastico curioso che possiede il “senso del meraviglioso” (ogni cosa, da una piramide perduta nella foresta dello Yucatan a una fontanella nel vicolo dietro l’angolo di casa, può costituire oggetto di stupore, di riflessione, di stimolo), anch’io ho la naturale tendenza a divagare e ad aprire continuamente parentesi su parentesi all’interno dei miei discorsi (e più in generale in tutto ciò che faccio, scrivo, dico, penso), anch’io ho una particolare propensione a cincischiare in progetti e operazioni che fanno perdere tempo e non rendono denaro (la maggior parte dei cincischiamenti avvengono quando sono talmente in ritardo che non so più da che parte cominciare, cosicché, per non fare torto a nessuno, non comincio affatto). Ci sono un bel po’ di altre cose che mi accomunano a Marty (e in parte, credo, anche al suo umile biografo), ma non vorrei tediarvi oltremodo elencandole tutte. Ovviamente c’è anche qualcosa che mi differenzia dal Buon Vecchio Zio. Ad esempio, non conduco nessuna trasmissione televisiva, non abito in un elegante appartamento a pochi passi da Washington Square a New York, non ho la possibilità di girare continuamente il mondo per salvare le sorti dell’umanità, non ho nessun uomo di Neanderthal per amico, non sono sposato con nessuna donna di nome Diana, non ho nemici-amici del calibro di Sergej Orloff, al momento la mia mente non è stata riversata in nessuno strano marchingegno, etc. Però, in compenso, credo di avere il terzo occhio e ho la linea del Buddha (che lui non ha). (Rielaborazione di una email inviata dal sottoscritto alla BVZM-List nel gennaio 2002.)

Avete letto quel che c’è scritto nella prima piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, solo un po’ meno bravi, sia chiaro). Credo di aver cominciato a riconoscermi nel BVZM proprio dopo la lettura di Tempo Zero. Nelle prime pagine si vede il povero Martin in crisi perché in ritardo sui tempi di consegna di un lavoro. Deve scrivere un libro in quindici giorni e non ha fatto praticamente nulla. Diana e Java si accorgono che c’è qualcosa che non va (Martin ha un’aria corrucciata ed è stranamente silenzioso) e riescono a fargli ritrovare tutta la sua logorrea. Martin confessa le sue debolezze e la sua incapacità di cambiare. Io confesso le mie debolezze e la mia incapacità di cambiare.

Altre 2 vignette e una amara riflessione esistenziale:


Ho paura di tutto, non so fare altro che rimuginare su sciocchezze come un ossesso, sono troppo legato agli altri, mi comporto come se fossi al centro del mondo, come se alla gente importasse tantissimo quello che faccio e quello che dico (mentre in realtà a 99,5 persone su 100 non frega assolutamente nulla) e questo mi porta ad aver paura di “sbagliare”. In realtà sono proprio io lo sbaglio. La mia vita è impostata in modo sbagliato, il mio carattere, i miei comportamenti, tutto in me è costruito male. Si può sempre cambiare, direte voi, miei piccoli lettori, non è mai troppo tardi. Ok, sono d’accordo, infatti è per questo che ancora resisto e sopravvivo, ma dentro di me ho la percezione netta che non cambierò, o quantomeno che non riuscirò mai a cambiare da solo, con le mie sole forze. Ci vorrebbe qualcuno (babbo natale o una fatina buona, l’importante è che non sia l’antipaticissima fata turchina) oppure dovrebbe succedere qualcosa, un evento esterno forte e rigenerante come il bagnoschiuma. (Rielaborazione di una email inviata dal sottoscritto ad una sua amica nel giugno 2003.)

Avete letto quel che c’è scritto nella seconda piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, solo un po’ scemi). L’unica soluzione sarebbe quella di avere più tempo. Se il diavolo o chi per lui mi offrisse un mese di tempo extra, potrei cercare di rimettermi in pari.

Nella storia succedono un’infinità di altre cose (si parla di lussuosi hotel per miliardari, strani casi di combustione umana spontanea, psicanalisi selvaggia and so on), ma non vi racconterò nulla per non tediarvi ulteriormente e per non togliervi la sorpresa nel caso in cui decideste di leggerla. Vi basti sapere che un losco figuro molto simile al diavolo fa davvero al sottoscritto a Martin la proposta che avete appena letto nella vignetta qui sopra. Ma non è questo il punto. Non volevo parlare né di Tempo Zero, né di Martin Mystere. Cosa volevo dire, allora? Qual è il punto? Non so, credo di averlo perso. Mi basterebbe anche un punto e virgola, e pure con una semplice virgola riuscirei ad arrangiarmi. Al momento, però, ho solo tre miseri puntini di sospensione…

Terza Piccola Parentesi: Tutto è Troppo:

Da sempre, sono mosso al desiderio di capire. Devo capire tutto, devo conoscere tutto, è più forte di me. A volte questo mio desiderio mi porta ad agire persino contro i miei stessi interessi o i sentimenti delle persone a cui tengo. Pessoa sosteneva che la letteratura, come tutta l’arte, è la dimostrazione che la vita non basta. Per me TUTTO è TROPPO e non basterebbero nemmeno milioni di vite per fare quello che vorrei fare e per riuscire a capirci qualcosa. Sono travolto dalle infinite cose da fare, dalle innumerevoli cose che chiedono di essere capite. Il tempo non è poco, è ancora di meno. E’ così poco che a volte mi sento mancare il terreno da sotto i piedi e mi fermo.
Dovrei operare delle scelte, ma mi sembra di essere all’interno de Il giardino dei sentieri che si biforcano di Borges, ogni possibile scelta è origine di infinite diramazioni. E allora mi fermo, non faccio nulla, ‘perdo tempo’, risucchiato dal labirinto della mia mente, nel tentativo di capire qual è la direzione giusta. Alla ricerca di un filo d’Arianna da usare lungo la via della conoscenza (e di tutto il resto), smarrisco il tempo e non faccio nemmeno quello che avrei voglia di fare. Sopravvivo nel tentativo di trovare il tempo per rimettermi in pari col caos della mia mente.
(Rielaborazione di un commento inserito nel blog di Elfo Bruno nel maggio 2004.)

Avete letto quel che c’è scritto nella terza piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, solo un po’ stronzi). Quindi, riepilogando: sono un caso disperato. Ho le capacità intellettive per vincere il premio nobel, l’oscar e Miss Italia (soprattutto Miss Italia), ma mi trovo in uno stato di impasse a causa della mia incapacità di gestire il poco tempo che gli dei mi hanno gentilmente concesso. Che fare, quindi? Avrei bisogno di qualcuno che mi facesse rigare dritto, un manager o, ancora meglio, un consigliere spirituale (c’è stato un periodo in cui ho creduto che il buon Oblomov e la cara Grace potessero diventarlo, ma dopo averli visti ballare il tango ubriachi ho cambiato idea). Lancio un appello. Le sorti dell’umanità dipendono da me, è ovvio, quindi aiutatemi. Sono pronto a fare tutto quello che volete che io faccia per aiutarvi ad aiutarmi (suona bene, vero?). Per ora, all’interno della quarta parentesi, mi limito a stilare un elenco delle cose che vorrei fare a breve e medio termine, in modo da darvi un’idea concreta della mia situazione.

Quarta Piccola Parentesi: Breve Elenco

  • Sostenere i X (censuro il numero esatto per la privacy) esami che mi mancano, scrivere la tesi e laurearmi.
  • Diventare immortale.
  • Trovare una risposta alle grandi domande (chi siamo? da dove veniamo? perché esistiamo? perché sono stati inventati gli orologi da polso digitali?).
  • Perfezionare la mia conoscenza dell’inglese ed imparare altre cinque lingue (spagnolo, portoghese, tedesco, cinese e giapponese).
  • Leggere i cinquanta libri di fantascienza e fantasy in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta libri mainstream di narrativa straniera in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta libri mainstream di narrativa italiana in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta libri di saggistica in lista d’attesa.
  • Leggere le cinquanta riviste in lista d’attesa.
  • Andare al cinema almeno tre volte la settimana.
  • Diventare ricco sfondato.
  • Capirne di più di informatica, fisica, chimica, matematica, uncinetto.
  • Risolvere i miei innumerevoli problemi psicologici.
  • Vedere i cinquanta film in VHS in lista d’attesa.
  • Vedere i cinquanta film in DVD in lista d’attesa.
  • Vedere i cinquanta film in DivX in lista d’attesa.
  • Praticare lo Zen.
  • Imparare il Kung-Fu.
  • Trasferirmi a New York.
  • Capirne di più di astrofisica, biologia molecolare, greco antico, punto-croce.
  • Viaggiare senza posa in giro per il mondo.
  • Coltivare le mie amicizie.
  • Coltivare le mie relazioni sentimentali.
  • Aggiornare spesso il mio blog.
  • Leggere i cinquanta fumetti italiani in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta fumetti giapponesi in lista d’attesa.
  • Leggere i cinquanta fumetti americani in lista d’attesa.
  • Fare una foto della mia pancia e mandarla ad Elfo.
  • Mettere online le foto fatte da Dnl e continuare ad essere il suo guru.
  • Scrivere il più grande libro di filosofia della mente della storia.
  • Scrivere il più grande libro di ermeneutica filosofica della storia.
  • Scrivere il più grande libro di metafilosofia della storia.
  • Diventare come Umberto Eco.
  • Diventare come Phoebe Cates.
  • Diventare come Indiana Jones.
  • Diventare come Amanda Lear.
  • Varie ed eventuali.

Avete letto quel che c’è scritto nella quarta piccola parentesi? Sì? Bravi (se non l’avete fatto non siete mica cattivi, ma vaffanculo). Ora avete un quadro decentemente completo (in realtà non è così, ma è bello far finta che lo sia) della mia situazione. Tenete conto del fatto che la speranza di vita per un essere umano di sesso maschile, qui in Sicilia, è di 73,7 anni (contro i 78,8 della donna, ecco uno dei motivi principali per cui voglio cambiare sesso). Ho quasi 25 anni, quindi ipotizzando che io viva una ventina d’anni in più rispetto alla media (mi pare il minimo) dovrebbero restarmi all’incirca 68,7 anni. Ovviamente, se riuscirò a realizzare il secondo obiettivo dell’elenco la questione non si porrà. Mi affido a voi (chiunque voi siate). Arrivederci e grazie per la cortese attenzione.

Chi è zia Molly?

Un giorno, quando la procrastinazione destrutturata che mi contraddistingue mi concederà un attimo di tregua, tradurrò il testo di John Perry sulla procrastinazione strutturata (vi scongiuro, non fatelo voi prima di me, ne va della mia già miserrima autostima, e poi è una questione di principio, ma soprattutto questa parentesi sta diventando troppo lunga ed è meglio che mi fermi qui). Nel frattempo, la pigrizia, l’accidia, l’indolenza, l’ozio e il dolce cincischiare apatico caratterizzano pressoché tutte le mie giornate. Il guaio è che ho troppe cose da fare, troppe, ma davvero troppe, troppe che più troppe non si può (ma che diavolo di parola è troppe?) e di fronte all’impossibilità di farle tutte, per non far torto a nessuna e non sentirmi in colpa, non faccio un beneamato niente. Da non trascurare, poi, nel quadro generale della mia disastrata esistenza, la Legge di Murphy con tutti i suoi corollari (fottutissimi corollari del cazzo, direbbe zia Molly). Insomma. Ecco.

Ieri mi sono svegliato alle 7.31. E’ stata una fatica immane svegliarmi così presto, cavolo, uno sforzo indicibile (un fottutissimo sforzo del cazzo, direbbe zia Molly). Mi sono svegliato alle 7.31, mi sono alzato alle 7.32 e ho vissuto l’ennesima giornata assurda e sopra le righe e surreale e stupida e monotona al tempo stesso. Una giornata caratterizzata da annichilimenti continui dovuti allo stupore scemo che mi accompagna costantemente quando mi trovo di fronte alle innumerevoli facce cangianti di questo bizzarro e incomprensibile pianeta disperso in un ancor più bizzarro e incomprensibile universo (un fottuto pianeta del cazzo in un cazzo di fottuto universo cazzoso, direbbe zia Molly). Insomma, ecco, nell’elegante nonché fica forma dell’elenco puntato, le cose che ho fatto il 22 aprile del 2004, all’età di 24 anni, 10 mesi e 5 giorni (fottuta età del cazzo, direbbe ormai sapete chi):
Ore 8.10: posteggio, compro una scheda valida per un’ora di parcheggio alla modica cifra di 52 centesimi. Dovrebbe esserci una lezione dalle 8 alle 10, di solito la professoressa arriva alle 8.15. Entro in aula alle 8.16. La professoressa non c’è. Faccio il cretino con una ragazza di cui non ricordo il nome, con un ragazzo di cui non ricordo il nome e con un’altra ragazza di cui non ricordo il nome (ma ricordo che è di Vittoria e che va spesso a fare shopping nel negozio della zia della mia ragazza).
Ore 9: Entra un signore anziano dallo sguardo vacuo, il passo strascicato e la cravatta arancione (in realtà non ricordo il colore della cravatta ma ricordo benissimo di esser rimasto colpito dall’ardito accostamento cromatico giacca-cravatta) il quale afferma solennemente: “niente lezione oggi, figliuoli“.
Ore 10-11: Incontro, nell’ordine: Luca, Mara, Danilo, Tea, Floriana, Valentina. Faccio il cretino logorroico con tutti, alternando momenti di buffa demenzialità ad attimi di insulsa demenza. Sternutisco (preferisco sternutire a starnutire perché una volta lessi sternutire in una storia di Topolino e io amo Topolino e ci sono affezionato e ne ho più di 1000 a casa e poi sternutire è più colto e basta). In realtà non sternutisco mai ma mi soffio il naso in continuazione. Parlo di depilazione e pena di morte e di un faretto che sembra uno specchio e di tante sciocchezze variegate con Floriana, mentre Valentina fa un esame. Comincio ad essere lievemente stressato.
Ore 11.30: Mi ricordo della macchina posteggiata con la scheda scaduta da oltre un’ora e corro in piazza Dante con Floriana e Valentina per sostituire la scheda ma trovo due signore orride grasse sfatte, con la bava alla bocca, gli occhi iniettati di sangue, i canini sporgenti e uno schifosissimo cappello da baseball blu sulla testa, loschi scherani della Sostare Mafia Enterprise che con un ghigno malefico mi mostrano il lurido pezzo di carta con la contravvenzione di euro 19,90. Vaffanculo, penso, vaffanculo. Poi ci ripenso e penso vaffanculo, finché un altro profondissimo pensiero attraversa di nuovo la mia mente: vaffanculo.
Ore 11.50: Mi dirigo con Valentina e Floriana verso un piccolo bar che ha il carinissimo nome di Baretto (che cazzo di nome minchione del cazzo, direbbe zia Molly). Mi lamento un po’ perché qui in Italia nessuno conosce Northern Exposure (il più bel telefilm di tutti i tempi) ed a causa di questa ignoranza le signore grasse col cappello da baseball blu fanno la multa ai poveri Sim Dawdler che posteggiano in piazza Dante. Fottuto stress in aumento.
Ore 12-13: Passo il mio tempo seduto al tavolinetto del Baretto con Valentina, Floriana e un tizio di nome Rocco. Il suddetto tizio non sopporta il fatto che io mi comporti come un cretino logorroico, ha un cerottone sulla fronte bianco-bianco e un paio di occhiali da sole neri-neri e scrive per Tribenet che pronuncia così come è scritto e parla di musica con Floriana ed è insofferente al sottoscritto e dice che questo per lui non è un bel periodo e mi insulta bonariamente in modo da farmi credere di non essere davvero insofferente. Poi arriva Laura, con gli occhiali da sole anni ’70 e la maglietta arancione e verde e faccio il cretino anche con lei, faccio il cretino con tutti e sternutisco e mi siedo e mi rialzo. Vado a prendere una limonata e sono sovrappensiero e fisso con lo sguardo torvo un bambino. Suo papà gli dice “non aver paura del signore che ti guarda male” e io allora mi sento in colpa e chiedo scusa e dico che ero sovrappensiero e faccio il cretino anche col bambino e col papà e con la tipa dietro il bancone e con Floriana e Valentina e Laura e Rocco che è sempre più insofferente. Faccio il cretino con tutti, Laura dice che sono una primadonna, ho i capelli che sembrano sporchi perché li ho lavati con lo shampoo per capelli secchi anziché con quello per capelli grassi. Sternutisco (in realtà non sternutisco… mi piace scrivere sternutisco, sternuto, sternutire e varianti, ma mi limito semplicemente a soffiarmi il naso), rubo i fazzoletti a Floriana, lei se ne va, compro un pacchetto di fazzoletti, faccio il cretino, sternutisco. E’ tardi, ciao ciao noi andiamo a mangiare arrivederci e grazie.
Ore 13-15: Arrivo a casa, sono solo. Mangio le Insalatissime Rio Mare con vaschetta ed isy-pil, tanto tonno e verdurine da gustare come vuoi. Cerco di addormentarmi e invece guardo un documentario sui serpenti e rimango annichilito nonché basito nonché esterrefatto di fronte all’immagine di un serpentello giallo su un fiore rosa che fagocita un uccellino simile ad un colibrì e penso alla biodiversità e alla stranezza di tutto a Philip Dick e al gatto ammazzato di cui parla in Valis, agli Gnostici, a questioni ontologiche, al solito Velo di Maya e poi cambio canale e c’è un documentario su Dean Martin e Jerry Lewis e povero Jerry Lewis è invecchiato tantissimo, sta male, ma soprattutto è gonfio da far paura, sembra la caricatura di se stesso, sta scoppiando per via di una malattia e mi addormento, e succedono tante altre cose ma non mi va di continuare. Fottuta giornata del fottutissimo cazzo, direbbe zia Molly (ma chi è?).

I Malkut

  • Reality is whatever refuses to go away when I stop believing in it. Philip K. Dick

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