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Tag: Semiosi Illimitata

Semiosi illimitata

Nulla esiste per essere solo quello che è. Le rughe sul volto di quella sconosciuta hanno lo stesso sapore della carta screpolata dei vecchi giornalini, sono gli anni ’70 e i film con Elliott Gould. I tuoi occhi mi fanno pensare alle querce, alla costellazione di Orione, ai biscotti con la marmellata di more. I segnali stradali diventano cerchi colorati sulle confezioni dei cereali. Sento i granelli di zucchero sotto la lingua e penso a quel giorno di giugno sull’Etna, la bocca rossa di gelsi e il muretto in pietra lavica sotto i polpastrelli. Leggo Tropico del Cancro e rivedo quella foto in bianco e nero, quella che non è mai stata scattata.

non si spiega

Mentre corro mi sento sott’acqua, scendo in profondità e mi manca il fiato. Le curve dei tuoi fianchi assomigliano a Pink Moon di Nick Drake, quella mela invece ha il sapore di Janis Joplin. Il salotto è una giungla e i tappeti bianchi sparsi sul pavimento sono le isole Molucche; ho il pigiama a rombi e i calzini troppo larghi, la penna multicolor è la fiocina con cui affronto gli squali. I baci che mi dai sono la granita di mandorle, il sole che brucia, le spalle su un muro scrostato e gli occhi verso il mare. Ed è come essere sull’Empire State Building e osservare Central Park. Ogni cosa è incomprensibile, ogni cosa è qualcos’altro.

Critica della ragion mura

A volte capita che dopo aver sbattuto la testa contro un muro mille e mille volte cercando invano di abbatterlo con la forza del pensiero, in un momento sgurz venga voglia di disegnarci sopra qualche bel graffito con lo spray, oppure di scavalcarlo o romperlo a picconate. Esempio: io odio il muro pena di morte e sono sicuro di essere nel giusto nel considerarla una cosa aberrante sempre e comunque, in linea di principio. Se un giorno qualcuno dovesse accusarmi di essere intollerante nei confronti delle persone che invece sono a favore della pena di morte, non potrei che dargli ragione. Non tollero e considero profondamente imbecille *a prescindere*, qualsiasi presa di posizione, discorso, tesi, teoria a favore della pena di morte (e se a fare un discorso del genere fosse un padre a cui hanno ammazzato il figlio, potrei comprenderlo a livello puramente emotivo e non mi accanirei contro di lui, però non potrei di certo dargli ragione). (Per inciso, non censurerei mai, però, nessuna presa di posizione, discorso, tesi, teoria a favore della pena di morte, neppure la più stupida o ignobile. Questo perché nei confronti della censura, in qualsiasi modo si voglia declinare questo termine e qualunque significato o valore si decida di attribuirgli, ho la stessa identica forma di intolleranza. La considero sbagliata oggettivamente, in tutti i sensi.)

Muro

Ora, capita a volte che ci siano persone che fanno capire subito il loro modo di (s)ragionare. In quel caso, tentare di discutere ragionevolmente con loro è – come sempre – cosa giusta e sacrosanta, ma l’unico esito ottenibile sarà con ogni probabilità una accelerazione dell’entropia e nient’altro. Certo, è possibile che accada il miracolo. Magari il muro alla milionesima testata potrebbe cominciare a sgretolarsi, ma life is short e quasi mai ne vale la pena. E allora, quando ci si trova di fronte a un muro Bondi o a un muro Er Pecora, si può direttamente lasciar perdere ed evitare di perder tempo cercando di ragionare, oppure se proprio non si riesce a resistere si può seguire la sempreverde legge di Truman: “if you cannot convince them, confuse them”. Un bel graffito per cancellare il grigiore della loro murezza. È ovvio che anche in questo caso si perde tempo e non si ottiene nulla, ma almeno ci si diverte di più. Quand’ero piccolo tutto mi appariva strano e complicato. Mi ponevo e facevo agli altri mille domande, ma nessuna risposta era soddisfacente. Credevo che da grande tutto sarebbe stato più chiaro e semplice. “I grandi sanno, i grandi conoscono le regole del gioco, i grandi hanno le chiavi per aprire tutte le porte. Quando sarò grande conoscerò la verità”. Ora sono grande e so che i grandi non sanno niente.Tutto è estremamente complicato, contorto, labirintico. Ogni cosa è intrecciata a tutte le altre e noi siamo immersi in questo oceano di semiosi illimitata. Semiosi illimitata, ovvero segni che rimandano ad altri segni che a loro volta rimandano a segni. E la realtà dietro le parole nel frattempo è partita per le Bahamas. Un circolo vizioso da cui non possiamo uscire. E allora forse ha ragione chi dice che tutte le teorie – per quanto brillanti e intelligenti – sono inutili e vacue, perché comunque continueremo a sbattere perpetuamente contro il muro dell’incomunicabilità umana. Impossibile comprendersi *sul serio*, in maniera totale e compiuta. E questo in tutti gli ambiti.

Cartolina della realtà.

Essi vivono. Sono tanti, tantissimi. Sono presidenti, commendatori, massaie, studenti, calciatori, dottoresse, poliziotti, impiegati, commercialisti, ballerine, professori, opinionisti, re, regine e venditori ambulanti. Sono la fottuta maggioranza. Chi ragiona si rende conto della estrema complessità delle cose e capisce che in mancanza di risposte definitive l’unica via praticabile, la via più “giusta” e “saggia” è quella della ragione. La ragione e il pensiero antidogmatico, quelle cose calpestate e dimenticate da cui derivano la libertà, il rispetto, la comprensione, l’accettazione eccetera eccetera. Il guaio è che della ragione non frega niente a nessuno (o quasi). Son tutti convinti di avere la Risposta Definitiva e di poter dettare legge, mettere paletti e stabilire regole e divieti. E così, siccome non la (s)pensi come loro, ti dicono che sei un “agnello cieco con gli occhi iniettati di sangue illuminista” (sic) e buonanotte al secchio.

Sì, proprio così.

Il vero atteggiamento socratico, ovvero quello dell’apertura all’altro, della consapevolezza della propria ignoranza, del dialogo e della capacità (anzi, del *desiderio*) di ammettere i propri errori e le proprie mancanze è rarissimo. Di qualunque cosa si parli, l’atteggiamento più diffuso è sempre quello della sfida, della guerra, del cercare di far prevalere le proprie idee (anche e soprattutto se sono solo pseudoidee prive di valore). L’argomento può essere la fecondazione assistita, la pena di morte, il revisionismo storico, la libertà individuale, il concetto di laicità dello stato, il diritto all’aborto, destra e sinistra, una partita di calcio. Fate voi. Quasi nessuno sembra interessato a capire davvero, quasi tutti si arroccano sulle loro posizioni e da lì combattono e cercano di vincere: la (non)logica della guerra. La gggente non solo non ragiona, ma mostra di non voler ragionare. Anziché la ragione usa un surrogato di ragione preconfezionato, una specie di aspartame della ragione.

Ecco perché preferisco lo zucchero di canna.
 

I Malkut

  • Who are we? We find that we live on an insignificant planet of a humdrum star lost in a galaxy tucked away in some forgotten corner of a universe in which there are far more galaxies than people. Carl Sagan

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