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Tag: Sissa

[Storify] Il capitale umano

Questo  è il mio primo esperimento con Storify. Potete leggere il post all’interno del blog oppure cliccare qui. Se non sapete cosa è Storify non siete al passo coi tempi, leggete questo articolo. Ah, arrivati in fondo ricordatevi di cliccare su “Read next page”.

Stanza n. 003

Ieri ho compiuto cinque anni. Cinque anni, cioè pollice indice medio anulare mignolo. Una mano intera. Riempire una mano è un passo importante, mi sento quasi grande. Per l’occasione zio Tano mi ha regalato un triciclo nero e blu. Ora sono con mamma e papà in un grande albergo, si chiama Overlook Hotel. È un posto enorme, pieno di corridoi dove posso girare indisturbato col mio triciclo. L’albergo è deserto, non ci sono turisti hostess cuochi camerieri. Non c’è nessuno, solo io mamma e papà. Mi piace girare indisturbato col mio triciclo lungo i corridoi dell’hotel. C’è un silenzio irreale, sento solo il mio respiro e il rumore ovattato delle ruote sulla moquette. Ogni tanto mi fermo e provo a entrare in una stanza a caso, ma trovo sempre la porta chiusa a chiave. L’unico ad avere le chiavi è papà. E papà non vuole essere disturbato, sta scrivendo un romanzo e passa tutte le sue giornate chiuso nella hall.

Overlook Sissa

Stamattina faccio il mio solito giro, respiro ruote respiro ruote respiro ruote STOP. Mi fermo, per un attimo smetto di respirare. La porta della stanza n. 003 è socchiusa. Ho paura, lo ammetto, ma passa subito. Io sono un bambino coraggioso, da grande sarò come Sherlock Holmes Indiana Jones Phileas Fogg Arsenio Lupin. Forse se avessi ancora quattro anni scapperei via, ma ormai ne ho cinque. È finita l’epoca in cui piangere scappare rifugiarsi tra le braccia della mamma. Così apro la porta. Entro.

Triciclo

La stanza è enorme. Ci sono tanti grandi che mi danno le spalle. Sono seduti su poltroncine colorate. Nessuno parla, fanno tutti “tic tic” sulle tastiere di computer vecchissimi. Immagino sia un gioco, sono così concentrati che nessuno si accorge di me. A volte i grandi mi fanno un po’ paura. No, in realtà mi fanno paura sempre. La stanza è una stanza/classe, sembra di essere a scuola. Ho un fratello, sapete? Si chiama Samuele e ha nove anni, l’anno prossimo ne farà dieci e riempirà tutte e due le mani. Va in quarta elementare, una volta sono andato con mamma a prenderlo dopo aver fatto la spesa al Despar e ho visto la classe i banchi i compagni la maestra le penne le cartine alle pareti. Questa stanza assomiglia alla sua stanza/classe: ci sono i banchi i compagni la maestra le penne. Mancano solo le cartine alle pareti e in più ci sono un sacco di computer.

Classe

So contare molto bene, me l’ha insegnato zio Tano, così una volta dentro conto tutto quello che vedo. Ci sono quattro file di banchi e una cattedra, venti persone dietro i banchi e una dietro la cattedra. Sul soffitto non c’è un lampadario, ma quattro otto dodici quadrati di luce bianca. In fondo alla stanza c’è uno schermo enorme tutto blu, cerco di toccarlo ma non è touch screen. Nessuno si accorge di me, nessuno mi vede, stanno tutti zitti e fanno “tic tic” sulle tastiere. La cattedra ha una forma strana, sembra sia stata morsa da un topo gigante. Dietro la cattedra c’è una maestra: ha i capelli corti, somiglia alla maestra Ernesta ma ha gli occhiali.  Non capisco cosa fa. Scrivono tutti, lei no. La maestra Ernesta è la mia maestra dell’asilo, le voglio bene come se fosse la mamma. È tutto enorme, c’è una finestra altissima e io mi sento Alice nel Paese delle Meraviglie. Davanti alla finestra c’è una tenda rossa e spessa, sembra quella del Cinema Teatro dove l’anno scorso mamma mi ha portato a vedere Red e Toby nemiciamici.

Gli altri signori seduti sono stranissimi. Stanno tutti zitti e fanno “tic tic” sulle tastiere: nessuno guarda gli altri, nessuno si accorge di me. Le poltroncine sono colorate (verdi rosse blu) e hanno le rotelle come quelle dei pattini di mia cugina Giordana. Attaccati dietro alle poltroncine ci sono dei tappi neri, sembrano quelli delle bottiglie del succo di frutta Derby che bevo a merenda. A che servono? Ci sono cinque signori maschi e quindici signore femmine. Tre signore hanno i capelli biondi, le altre li hanno castani o neri. Cerco di contare ricce lisce ondulate, mi confondo. Qual è la linea di confine tra lisce e ondulate? E la differenza tra ondulate e ricce? Non è una cosa chiara, lascio perdere. Provo a fare la linguaccia a una signora coi capelli biondi ricciondulati e lei non si accorge di me. Un signore con la barba seduto in ultima fila attira la mia attenzione. Usa la sua sedia come se fosse il mio triciclo: non sta fermo, fa avanti e indietro respiro ruote respiro ruote respiro ruote respiro ruote respiro. Non scrive come gli altri, si ferma ogni cinque secondi (uno due tre quattro cinque), poi riprende, poi si ferma (uno due tre quattro cinque) e cancella tutto. Mi sembra nervoso, secondo me non ha capito come si gioca. Lo guardo bene, somiglia a papà. Anzi no, a mamma. No, no: somiglia a me, solo che è grande e grosso e ha la barba. Lo guardo. Lui guarda verso di me, sembra spaventato, non mi vede. Perché nessuno mi vede? Sono diventato invisibile? Ho paura, sempre più paura. Ho cinque anni, sono piccolo. Ho paura, tantissima paura. Scappo via. Pedalo più forte che posso: respiro ruote ruote respiro respiro ruote ruote respiro respiro respiro respiro ruote ruote ruote ruote ruote ruote ruote respiro respiro respiro respiro ruote ruote ruote ruote ruote ruote ruote respiro respiro respiro respiro respiro respiro respiro STOP.

Sveglia

Che ora è?

I Malkut

  • Dio è una incomprensibilità totalmente nascosta postulata per spiegare una incomprensibilità totalmente visibile. Stanislaw Lem

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