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Tag: Transessuali

Being Rosy Bindi

In un commento al mio ultimo post, il buon vecchio Yanez afferma (in riferimento alle persone che cambiano genere sessuale):

[…] se il sesso non fosse un dato fisico, chi non si sente certo del proprio non tenterebbe (di solito alquanto goffamente) di modificare il proprio aspetto, si limiterebbe a dire “io sono feschio” o “io sono màmmina” (crasi pericolosa) come noi diciamo “io sono conservatore” o “io sono interista”. I segni esteriori verrano poi, se verranno, ma non sono essenziali. Ma uno che deve tagliuzzarsi e imbottirsi per sembrare ciò che, evidentemente, non è, a me pare una cosa diversa. Un uomo che crede di essere uno scoiattolo è pazzo. Un uomo che crede di essere una donna (o qualche animale intermedio inesistente in natura), se non è pazzo ci somiglia.

Non chiedetemi come si sia arrivati a parlare di questo argomento partendo da una normalissima riflessione postelettorale sulle unghie; se siete interessati, leggete tutti i commenti e la vostra curiosità sarà soddisfatta. Ora, non potevo non reagire ai titillamenti di Yanez, ma essendo mostruosamente pigro pieno di impegni ho deciso di farlo riciclando una cosa scritta molto tempo fa in un altro luogo. Buona lettura.

Immagina se un mattino, al risveglio da sogni inquieti, ti trovassi trasformato in Rosy Bindi. Riemergi alla coscienza dal limbo dei sogni, ti stropicci gli occhi e ti stiracchi per bene. Vai in bagno a fare pipì, di fronte al water fai il gesto automatico di tirar fuori il pisellino e ti rendi conto di non averlo più. Niente, nisba, nada, zero, zut. Inutile frugare tra le mutande. Sei inesorabilmente, inequivocabilmente, maledettamente senza pisello. No, non stai ancora sognando, non è uno strafottutissimo incubo. È tutto vero. Vai a sciacquarti la faccia con l’acqua gelida e di fronte allo specchio vedi LEI. Rosy Bindi. Ro-Sy Bin-Di. Rosy Bindi dall’altra parte dello specchio che ti guarda col viso paonazzo e un’espressione sconvolta e disgustata. Lei sei tu. Tu sei LEI. Ti spogli completamente e cominci a tastarti ovunque, con la segreta speranza che almeno un centimetro quadrato del tuo corpo possa essere sfuggito all’orribile metamorfosi. Niente da fare. Il tuo corpo adesso è quello di Rosy Bindi. Al posto dei tuoi splendidi pettorali scolpiti nel granito hai dei grossi seni flaccidi, e il culo a mandolino è scomparso per lasciar posto a un sedere cascante grande quanto un tavolo da ping-pong. Niente barbetta finto-incolta, capelli da mohicano e occhio ceruleo da playboy. Solo due guanciotte glabre da chipmunk depilato e un po’ di capelli grigi da impiegato del catasto. Sei imprigionato nel corpo di Rosy Bindi. Tu, proprio tu. Senza pisello, con due tettone e la faccia di Rosy Bindi. Come ti sentiresti? Quanto sarebbe intenso il desiderio di poter riavere il tuo corpo? Cosa saresti disposto a fare pur di poter riallineare il tuo aspetto esteriore alla tua mente, alla tua essenza più profonda, alla tua vera natura?

Di che ti lamenti? Sarebbe molto peggio ritrovarsi nel corpo di Borghezio

Ecco, ora immagina di trovarti in questa situazione da sempre. Immagina di avere cinque anni e di sentire, percepire, sapere intimamente che tu sei una bambina. E però hai un corpo da maschietto porcamiseria, hai il pisellino e tutti ti chiamano Ugo. I tuoi compagnetti giocano a Ken il guerriero e tu sei costretto a giocare con loro, quando invece vorresti con tutta te stessa (quando pensi fra te e te usi il femminile, ti viene naturale) avere la tua Barbie da mostrare alle amichette. Tutte le sere quando vai a letto stringi gli occhi ed esprimi lo stesso desiderio: non avere più il pisellino, risvegliarti bambina, poter essere finalmente te stessa. Poi cresci, arriva la pubertà e le cose peggiorano. Giorno dopo giorno il tuo corpo cambia, si trasforma. Ma non nel modo sperato. La voce s’ingrossa, ti spuntano peli dappertutto e il pisellino non scompare per nulla. A scuola studi biologia e ti rendi conto che non c’è niente da fare. È tutto scritto nei tuoi cromosomi XY: sei un maschio e un maschio resterai per sempre. Scopri che essere maschio o femmina dipende dal DNA, ma sai anche che uomo e donna sono dati culturali, non genetici. E però anche di questo non ti frega nulla. Tu sai che sei sempre stata una femmina. Sempre. E non te ne frega un accidente dei tuoi cromosomi. Potresti avere il DNA di un triceratopo o di un marziano e non cambierebbe niente. Non cambierebbero i tuoi desideri, le tue sensazioni, le tue emozioni, i tuoi pensieri. Tu sei una donna e niente e nessuno potrà mai farti cambiare idea. Non ci riesce la mamma, non ce la fa il parroco del paese e pure lo strizzacervelli fallisce miseramente. Sei disposta a superare anche gli ostacoli più insormontabili e le sofferenze più atroci pur di poter mettere le cose a posto, pur di poter allineare il tuo corpo al tuo Io, alla tua vera identità, alla tua natura più intima e autentica. Tu odi profondamente quel corpo, quell’estraneo che ti guarda tutte le volte che passi davanti a uno specchio o a una vetrina. Non lo riconosci, non sei tu. Sei disposta ad affrontare l’incomprensione della tua famiglia, l’ostracismo e il disprezzo della società, l’idiozia imperante che ti circonda pur di poter distruggere la corazza maschile che ti imprigiona. E ti sottoporrai a sedute estenuanti di elettrocoagulazione, prenderai pasticche di ormoni e infine arriverai all’operazione di riassegnazione chirurgica di sesso. E a 20, 40 o magari a 60 anni (dopo una vita passata nascondendoti e negando persino a te stessa la tua vera identità), finalmente guardandoti allo specchio ti riconoscerai. Finalmente potrai cominciare a vivere. E ti verrà da ridere (o da piangere), quando qualcuno ti dirà che sei pazzo, che hai fatto qualcosa “contro natura” o che prendendo ormoni ti sei divertito a giocare al piccolo alchimista e hai voluto disfare quel che Dio, la Natura, il Logos o il Flyng Spaghetti Monster aveva stabilito e deciso per te.

Transcodificazione in attesa di transculturazione

ATTENZIONE: Questo post è molto lungo. Si tratta forse della più logorroica tra le pappette logorroiche scritte in questo blog, ma leggerlo per intero non potrà farvi che bene. In altre parole: leggete tutto dalla prima all’ultima riga, brutti stronzi!

Intro
Le recenti vicende che hanno visto come protagonista il giovane rampollo di casa FIAT sono state un’ottima occasione per toccare con mano (che schifo) l’orrido blob mediatico della nostra Italietta. Altro che Woodward e Bernstein, qui siamo al livello dei giornalini di scuola media. Pressapochismo, superficialità, ignoranza e supponenza la fanno da padroni. Per non parlare della malafede e dell’ipocrisia dei benpensanti che da una parte lanciano strali e anatemi, e dall’altra morirebbero se non avessero qualche particolare morboso e piccante con cui deliziarsi e con cui deliziare le masse di capre. Date alla gggente quel che è della gggente. La gggente vuole questo, e i mass-media sono rispettosissimi della volontà popolare. Stendiamo un velo pietoso su tutte le scempiaggini che sono state dette sull’affaire cocaina in sé, e focalizziamo la nostra attenzione sull’altro aspetto della faccenda: i transessuali. Oh, quale orribile scandalo! Lapo se la faceva col transessuale (o travestito?). Oh, ma dove andremo a finire, e che diamine qua ci vuole sicuro un po’ di moralità. E via a meravigliose “inchieste” sul perché gli uomini vanno coi trans, e battutine e doppi sensi varii, e Lapo è frocio, e la cocaina gliel’ha sicuramente data lui (il trans/travestito), e Martina Stella è molto più bella, e sbatti il mostro – con tanto di foto – in prima pagina. Carta straccia ed etere spazzatura. Una violenza reiterata alla ragione umana.
Uh, che paroloni, come sei esagerato! Dite? Vorrei vedervi nei panni di Patrizia, il transessuale/travestito di cui si è tanto parlato. A proposito, Patrizia non è un transessuale, né tantomeno un travestito. Ma come, la gggente, i giornali e la tivvì dicono così! E la gggente è stupida, i giornali sono idioti e la tivvì è imbecille. Cerchiamo di fare un po’ di ordine e proviamo ad usare ciò che dovrebbe distinguerci dai moscerini e da Calderoli: la ragione.

Brutti smidollati.
1. Cosa sono questi cosi strani, questi transessuali?
Si fa spesso confusione tra sessualità e genere sessuale. Una persona transessuale soffre di un disagio di genere e percepisce il proprio corpo come qualcosa di sbagliato, dissonante rispetto alla propria mente (no, Berlusconi che crede di essere Dio non c’entra nulla). Sente quindi la necessità di “rimettere le cose a posto” e di poter essere anche esteriormente quel che è già interiormente. Il processo di transizione è lungo, faticoso e carico di sofferenze (credevate che bastasse un po’ d’acqua fredda, come in Ranma ½?). Doversi sottoporre a delicatissime operazioni chirurgiche e prendere ormoni per tutta la vita non è propriamente una passeggiata, ma è necessario: si tratta di una questione di vita o di morte. Chi è transessuale non potrebbe vivere in un corpo che non sente suo e che percepisce come sbagliato.
Ora, che aiuto dà la società a persone tanto sfortunate e fragili? Nessuno, assolutamente nessuno. Anzi, rincara la dose delle sofferenze attraverso l’ostracismo, il disprezzo e la messa in ridicolo.

Yappappà Yappappà Enchantè! Uomo io, donna io, ora sai perché. Yappappà Yappappà Enchantè! Calda è, fredda è, differenza c'è.
La persona transessuale è vista come un freak, un fenomeno da baraccone da guardare con curiosità morbosa ma con cui non si avrebbero mai relazioni umane (io faccio lo stesso con Borghezio, lo ammetto). La chiesa considera l’argomento una specie di tabù e si limita a dire che il transessuale è un malato mentale (sic), mentre nel frattempo la gente si crogiola nella più arrogante e ottusa ignoranza. Quando ci si riferisce ad una persona che transiziona da uomo a donna si dovrebbe dire la transessuale, non il transessuale come fanno quasi tutti: se un essere umano cambia genere sessuale e passa da M (Maschio) a F (Femmina) o si ferma ad una stazione intermedia, quella persona ha da definirsi secondo il suo genere di arrivo, quello a cui tende e sente di appartenere; ergo, se Patrizia si sente femmina, ella è femmina e se proprio volete chiamarla transessuale, dite pure che è una transessuale, non un transessuale. E non si tratta di puntigliose notazioni politically correct (come chiamare gli spazzini operatori ecologici), perché in questo caso il valore semantico che si cela dietro la sostituzione di un semplice articolo è immenso, quella lettera in più è il simbolo di una identità conquistata dopo una vita di tribolazioni. Ovunque si fa l’equazione transessuale = prostituzione, quasi come se le trans cambiassero genere per potersi prostituire, quando la triste verità è che molte trans sono costrette a prostituirsi perché non riescono a trovare un lavoro, e chi ci riesce è spesso sottopagata e costretta a subire mobbing e vessazioni di ogni tipo. Molte, non tutte. Tante altre – le più fortunate – fanno un lavoro normalissimo (sono impiegate, insegnanti, dottoresse, commercianti e via discorrendo). Perché quindi si fanno pseudoinchieste, si scrivono articoli e si straparla di “uomini che vanno coi trans” (intendendo con trans solo e unicamente le trans che si prostituiscono)? Non c’è una risposta logica. Se qualcuno facesse un’inchiesta sugli “uomini che vanno con le donne” (inglobando la categoria “donne” all’interno della categoria “prostitute”) sarebbe preso per pazzo.

Le trans europee vengono caricate su grossi camion e poi vendute a sordide multinazionali senza scrupoli.
Spesso si confonde il transessualismo col travestitismo (il travestito – lo dice la parola stessa – si limita a indossare gli abiti che la società comunemente associa al sesso opposto, e non fa alcuna transizione a livello fisico) o si pensa che il transessuale non sia altro che un omosessuale che cambia aspetto per poter adescare gli uomini con più facilità, oppure una sorta di checca all’ennesima potenza che ostenta “la propria sessualità scimmiottando le donne” (cit.). Niente di più sbagliato: come ho detto sopra, si fa spesso il grossolano errore di confondere la sessualità col genere sessuale. Percepire una dissonanza tra la mente e il corpo e voler adeguare il proprio aspetto al genere sessuale a cui ci si sente di appartenere non ha nulla a che vedere con le inclinazioni sessuali. Moltissime transessuali sono infatti lesbiche: si sentono donne e provano un’attrazione sessuale per le donne; allo stesso modo, moltissimi trans (ovvero coloro che transizionano da donna a uomo) sono omosessuali: si sentono uomini e sono attratti dagli uomini.Non c’è nulla di terribile, peccaminoso o sbagliato in tutto questo (e sfido chiunque a dimostrarmi razionalmente il contrario). La sola cosa veramente terribile è l’ignoranza di chi giudica e appiccica etichette (sbagliate), ma in realtà ha solo paura di ciò che non capisce. La psiche umana è molto più complessa e varia di quanto la nostra ignoranza e le nostre manie definitorie ci fanno immaginare. E a questo punto dovrei tirar fuori il concetto di transgender: la parola “transgender” non è stata inventata da qualche medico (al contrario del termine “transessuale”) ma è nata come liberatoria e catartica categoria anti-categorie… ma qui la faccenda si complica un po’, e per ora è meglio lasciar perdere. Preferisco invece chiudere con un esempio concreto di cattiva informazione (non prima di avervi detto di leggere Venus Envy, però: leggete Venus Envy).

2. Un caso di malainformazione
Di seguito riporto alcuni brani tratti da un articolo pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso 12 ottobre (qui è disponibile la versione online). Probabilmente l’autore dell’articolo – tal Marco Imarisio – è solitamente un ottimo cronista, ma in questo caso ha scritto proprio un pastrocchio. (Le sottolineature sono mie.) Cominciamo da titolo e sottotitolo:

«Un bravo ragazzo, vi racconto la sera del dramma»
Patrizia, 53 anni: «Faccio il travestito per vivere». La conoscenza con Lapo

Che senso ha virgolettare frasi che non sono mai state pronunciate (nell’articolo non ve n’è traccia, e guarda caso la versione online ha un titolo diverso)? Sorvoliamo sulla prima, ma la seconda è davvero assurda. “Faccio il travestito per vivere.” Che vuol dire? È una drag queen, una collega di RuPaul? No, qui con travestito si vuole intendere solo e unicamente una cosa: puttana. Vi sembra possibile che una transessuale abbia affermato: “faccio il travestito (nel senso di puttana) per vivere”? Vabbè, questa è colpa del titolista.

Donato Broco è un uomo di 53 anni che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse.

1. Nome e cognome in bella vista. Perché non riportare anche il codice fiscale e il numero di telefonino?
2. “Un uomo che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse.” Va bene che sei un giornalista e non uno psicologo, ma basterebbe dare un’occhiata allo Zingarelli:

transessuàle [comp. di tran(s)– e sessuale, sul modello dell’ingl. transsexual; 1972] s.m. e f. – Persona che non accetta il proprio sesso e si identifica in quello opposto cercando di assumerne gli atteggiamenti e l’aspetto esteriore – Chi, nato e registrato secondo un sesso, ha assunto, anche per mezzo di interventi chirurgici, le caratteristiche fisiologiche dell’altro sesso.

Basta dire transessuale, non “un uomo che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse”. Sei un giornalista del Corriere della Sera e vivi nel XXI secolo, cazzo.

«Patrizia» invece si è costruito una vita all’interno di un microcosmo strano, quello dei travestiti come lei che lavorano sul marciapiede di casa

Quindi, riepilogando, Patrizia (rigorosamente tra virgolette, non sia mai che qualcuno pensi che si chiama davvero così) è un travestito-puttana che lavora sul marciapiede di casa (un microcosmo strano popolato di travestiti).

Accettarsi così, senza inibizioni, fino alla partecipazione a Miss Trans Puglia, sapendo bene che una buona parte della sua famiglia non avrebbe capito. Fare il travestito per campare, «il mio unico lavoro».

Un attimo, ma se è un “uomo che veste da donna parlando di sé al femminile come se lo fosse”, ovvero un travestito che fa la puttana sul marciapiede di casa, com’è che ha partecipato a Miss Trans Puglia? A Miss Trans dovrebbero partecipare le trans, non i travestiti. Mumble mumble… E poi, l’ha detto o non l’ha detto che fa il travestito per campare? Qui l’unica parte virgolettata è “il mio unico lavoro”.

Quella di Donato-Patrizia e di altre creature notturne che si chiamano «Fulvia», «Lidia», oppure, ultime arrivate in un gruppo avanti con l’età, «Cinzia» e «Tati», gli altri due suoi ospiti di quella serata sciagurata, è una piccola comunità.

Onde evitare che il lettore si confonda (oddio, ma si chiama Donato o Patrizia?), il bravo giornalista lo guida nella comprensione del testo, accostando elegantemente i due nomi. Scopriamo inoltre che, oltre ai licantropi, esistono altre creature notturne che nelle sere di plenilunio si riuniscono sul marciapiede di casa: i travestiti.

Lei in questi anni si è svenata per aiutare quello che in strada chiamano «suo marito», un pregiudicato da anni in carcere per rapina a mano armata e altri reati del genere.

Si è svenata? No, deciditi: o usi sempre il maschile o usi sempre il femminile. Qui non è più questione di rispetto e tolleranza, ma di grammatica elementare. Apprezzabile la nota di colore sul terribbbile marito pregiudicato, tanto per dare al tutto la giusta atmosfera da hard-boiled.

Certo, fa impressione, dice Marika, la segretaria che riscuote il suo affitto. Sentire quel vocione, vederlo, alto più di un metro e ottanta, massiccio, e sempre vestito da donna, un trucco pesante spalmato su lineamenti molto maschili.

Oddio, è un homo neanderthalensis travestito da femmina di homo sapiens! Fa impressione, dice Marika (ma che diavolo c’entra Marika, adesso?). È sempre vestito da donna e col trucco spalmato su lineamenti molto maschili. Che schifo! Come ha potuto partecipare a Miss Trans Puglia, mi chiedo? Tra l’altro l’articolo cartaceo è corredato dalla foto di una trans presa dal sito di Miss Trans Puglia, che con ogni probabilità non è Patrizia né una partecipante ma una delle due organizzatrici del concorso. Eppure la didascalia recita: “Patrizia nel 2003 durante l’elezione di Miss trans Puglia (Ansa)”.

Il travestito la rimprovera sempre quando sbaglia l’abbinamento dei vestiti, le fa vedere la sua nuova bigiotteria, parla orgogliosa dei suoi seni, rifatti nuovamente pochi mesi fa.

Mai farsi una pista di coca prima di scrivere un articolo (si tratta ovviamente di un consiglio generico, non mi riferisco a nessuno in particolare). Ennesimo riepilogo, perché ce n’è bisogno: abbiamo a che fare con un uomo massiccio e col vocione, truccato pesantemente da donna e che parla di sé al femminile, un travestito che lavora sul marciapiede di casa e ha partecipato a miss Trans, una creatura notturna che frequenta un microcosmo strano ma abbina bene i vestiti ed è orgogliosa dei seni rifatti pochi mesi fa. Più confusione che a San Siro quando c’è il derby (e stiamo parlando di una sola persona).

Questa è la storia, e questo è Donato Broco, con l’imbarazzo che si porta dietro e quasi si scusa di avere causato.

Questo è il pessimo articolo di Marco Imarisio, che dovrebbe provare imbarazzo e scusarsi per l’ignoranza e la mancanza di rispetto, ma siamo certi che non lo farà.

FINE
Domanda: Sim, come mai ti infervori così tanto per le trans e non per la fame nel mondo e la mafia?
Risposta: Che domanda scema.

I Malkut

  • Per quanto sembri incredibile, io credo che ci sia (o che ci sia stato) un altro Aleph, io credo che l’Aleph di via Garay fosse un falso Aleph. Jorge Luis Borges

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