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Tag: Zia Molly

Chi è zia Molly?

Un giorno, quando la procrastinazione destrutturata che mi contraddistingue mi concederà un attimo di tregua, tradurrò il testo di John Perry sulla procrastinazione strutturata (vi scongiuro, non fatelo voi prima di me, ne va della mia già miserrima autostima, e poi è una questione di principio, ma soprattutto questa parentesi sta diventando troppo lunga ed è meglio che mi fermi qui). Nel frattempo, la pigrizia, l’accidia, l’indolenza, l’ozio e il dolce cincischiare apatico caratterizzano pressoché tutte le mie giornate. Il guaio è che ho troppe cose da fare, troppe, ma davvero troppe, troppe che più troppe non si può (ma che diavolo di parola è troppe?) e di fronte all’impossibilità di farle tutte, per non far torto a nessuna e non sentirmi in colpa, non faccio un beneamato niente. Da non trascurare, poi, nel quadro generale della mia disastrata esistenza, la Legge di Murphy con tutti i suoi corollari (fottutissimi corollari del cazzo, direbbe zia Molly). Insomma. Ecco.

Ieri mi sono svegliato alle 7.31. E’ stata una fatica immane svegliarmi così presto, cavolo, uno sforzo indicibile (un fottutissimo sforzo del cazzo, direbbe zia Molly). Mi sono svegliato alle 7.31, mi sono alzato alle 7.32 e ho vissuto l’ennesima giornata assurda e sopra le righe e surreale e stupida e monotona al tempo stesso. Una giornata caratterizzata da annichilimenti continui dovuti allo stupore scemo che mi accompagna costantemente quando mi trovo di fronte alle innumerevoli facce cangianti di questo bizzarro e incomprensibile pianeta disperso in un ancor più bizzarro e incomprensibile universo (un fottuto pianeta del cazzo in un cazzo di fottuto universo cazzoso, direbbe zia Molly). Insomma, ecco, nell’elegante nonché fica forma dell’elenco puntato, le cose che ho fatto il 22 aprile del 2004, all’età di 24 anni, 10 mesi e 5 giorni (fottuta età del cazzo, direbbe ormai sapete chi):
Ore 8.10: posteggio, compro una scheda valida per un’ora di parcheggio alla modica cifra di 52 centesimi. Dovrebbe esserci una lezione dalle 8 alle 10, di solito la professoressa arriva alle 8.15. Entro in aula alle 8.16. La professoressa non c’è. Faccio il cretino con una ragazza di cui non ricordo il nome, con un ragazzo di cui non ricordo il nome e con un’altra ragazza di cui non ricordo il nome (ma ricordo che è di Vittoria e che va spesso a fare shopping nel negozio della zia della mia ragazza).
Ore 9: Entra un signore anziano dallo sguardo vacuo, il passo strascicato e la cravatta arancione (in realtà non ricordo il colore della cravatta ma ricordo benissimo di esser rimasto colpito dall’ardito accostamento cromatico giacca-cravatta) il quale afferma solennemente: “niente lezione oggi, figliuoli“.
Ore 10-11: Incontro, nell’ordine: Luca, Mara, Danilo, Tea, Floriana, Valentina. Faccio il cretino logorroico con tutti, alternando momenti di buffa demenzialità ad attimi di insulsa demenza. Sternutisco (preferisco sternutire a starnutire perché una volta lessi sternutire in una storia di Topolino e io amo Topolino e ci sono affezionato e ne ho più di 1000 a casa e poi sternutire è più colto e basta). In realtà non sternutisco mai ma mi soffio il naso in continuazione. Parlo di depilazione e pena di morte e di un faretto che sembra uno specchio e di tante sciocchezze variegate con Floriana, mentre Valentina fa un esame. Comincio ad essere lievemente stressato.
Ore 11.30: Mi ricordo della macchina posteggiata con la scheda scaduta da oltre un’ora e corro in piazza Dante con Floriana e Valentina per sostituire la scheda ma trovo due signore orride grasse sfatte, con la bava alla bocca, gli occhi iniettati di sangue, i canini sporgenti e uno schifosissimo cappello da baseball blu sulla testa, loschi scherani della Sostare Mafia Enterprise che con un ghigno malefico mi mostrano il lurido pezzo di carta con la contravvenzione di euro 19,90. Vaffanculo, penso, vaffanculo. Poi ci ripenso e penso vaffanculo, finché un altro profondissimo pensiero attraversa di nuovo la mia mente: vaffanculo.
Ore 11.50: Mi dirigo con Valentina e Floriana verso un piccolo bar che ha il carinissimo nome di Baretto (che cazzo di nome minchione del cazzo, direbbe zia Molly). Mi lamento un po’ perché qui in Italia nessuno conosce Northern Exposure (il più bel telefilm di tutti i tempi) ed a causa di questa ignoranza le signore grasse col cappello da baseball blu fanno la multa ai poveri Sim Dawdler che posteggiano in piazza Dante. Fottuto stress in aumento.
Ore 12-13: Passo il mio tempo seduto al tavolinetto del Baretto con Valentina, Floriana e un tizio di nome Rocco. Il suddetto tizio non sopporta il fatto che io mi comporti come un cretino logorroico, ha un cerottone sulla fronte bianco-bianco e un paio di occhiali da sole neri-neri e scrive per Tribenet che pronuncia così come è scritto e parla di musica con Floriana ed è insofferente al sottoscritto e dice che questo per lui non è un bel periodo e mi insulta bonariamente in modo da farmi credere di non essere davvero insofferente. Poi arriva Laura, con gli occhiali da sole anni ’70 e la maglietta arancione e verde e faccio il cretino anche con lei, faccio il cretino con tutti e sternutisco e mi siedo e mi rialzo. Vado a prendere una limonata e sono sovrappensiero e fisso con lo sguardo torvo un bambino. Suo papà gli dice “non aver paura del signore che ti guarda male” e io allora mi sento in colpa e chiedo scusa e dico che ero sovrappensiero e faccio il cretino anche col bambino e col papà e con la tipa dietro il bancone e con Floriana e Valentina e Laura e Rocco che è sempre più insofferente. Faccio il cretino con tutti, Laura dice che sono una primadonna, ho i capelli che sembrano sporchi perché li ho lavati con lo shampoo per capelli secchi anziché con quello per capelli grassi. Sternutisco (in realtà non sternutisco… mi piace scrivere sternutisco, sternuto, sternutire e varianti, ma mi limito semplicemente a soffiarmi il naso), rubo i fazzoletti a Floriana, lei se ne va, compro un pacchetto di fazzoletti, faccio il cretino, sternutisco. E’ tardi, ciao ciao noi andiamo a mangiare arrivederci e grazie.
Ore 13-15: Arrivo a casa, sono solo. Mangio le Insalatissime Rio Mare con vaschetta ed isy-pil, tanto tonno e verdurine da gustare come vuoi. Cerco di addormentarmi e invece guardo un documentario sui serpenti e rimango annichilito nonché basito nonché esterrefatto di fronte all’immagine di un serpentello giallo su un fiore rosa che fagocita un uccellino simile ad un colibrì e penso alla biodiversità e alla stranezza di tutto a Philip Dick e al gatto ammazzato di cui parla in Valis, agli Gnostici, a questioni ontologiche, al solito Velo di Maya e poi cambio canale e c’è un documentario su Dean Martin e Jerry Lewis e povero Jerry Lewis è invecchiato tantissimo, sta male, ma soprattutto è gonfio da far paura, sembra la caricatura di se stesso, sta scoppiando per via di una malattia e mi addormento, e succedono tante altre cose ma non mi va di continuare. Fottuta giornata del fottutissimo cazzo, direbbe zia Molly (ma chi è?).

I Malkut

  • Now, my own suspicion is that the universe is not only queerer than we suppose, but queerer than we can suppose. I have read and heard many attempts at a systematic account of it, from materialism and theosophy to the Christian system or that of Kant, and I have always felt that they were much too simple. I suspect that there are more things in heaven and earth that are dreamed of, or can be dreamed of, in any philosophy. That is the reason why I have no philosophy myself, and must be my excuse for dreaming. John Burdon Sanderson Haldane

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